ACCADEMIA BIZANTINA/ “Tamerlano”, il “pasticcio di Vivaldi da non perdere

- Giuseppe Pennisi

L'Accademia Bizantina di Ravenna ha presentato il Tamerlano di Vivaldi, visibile per i prossimi sei mesi in streaming

Zani Casadio 640x300 Foto Zani/Casadio

L’evento di teatro in musica di questo inizio di 2023 da non perdere è «Tamerlano», un «pastiche», letteralmente un «pasticcio», di Antonio Vivaldi, che debuttò a Verona nel 1735 e viene, per la prima volta in tempi moderni, proposto in forma scenica dall’Accademia Bizantina di Ravenna. È stato visto ed ascoltato al Teatro Alighieri di Ravenna il 14 ed il 15 gennaio e sino a primavera avanzata girerà in altri quattro teatri dell’Italia centrale (Piacenza, Reggio Emilia, Modena e Lucca) per poi andare in Polonia ed in Spagna. Per ragioni di salute non ho potuto recarmi a Ravenna ma l’Accademia Bizantina ed il Teatro Alighieri hanno fatto sì che potessi seguire la diretta della rappresentazione pomeridiana del 15 gennaio in streaming dove si potrà vedere ed ascoltare per sei mesi.

«Tamerlano» o «La morte di Bajazet» (titolo alternativo) è argomento consueto del teatro barocco. Tra l’altro, c’è una bella opera di Georg Friedrich Händel, spesso proposta in Germania. Nel 2014, Opera Barga ha messo in scena, e poi inciso, « Il Bajazet» di Francesco Gasparini, opera del 1719, quindi poco precedente al lavoro di Vivaldi, nel delizioso Teatro Dei Differenti (meno di 270 posti tra platea e palchi) della cittadina toscana.

L’intreccio è tipico dell’opera barocca. Nel libretto di Antonio Piovena, Bajazet (Bruno Taddia in questa produzione), valoroso imperatore turco, è sconfitto dal tiranno turco-mongolo Tamerlano (Filippo Mineccia), che lo tiene prigioniero nel suo palazzo assieme all’amatissima figlia Asteria (Delphine Galou). La giovane ama riamata il principe greco Andronico (Federico Florio), ma di lei si è innamorato anche Tamerlano, già promesso sposo di Irene (Marie Lys), principessa di Trebisonda. Tamerlano, ignorando l’amore di Asteria e Andronico, si confida con il principe e gli chiede di convincere Bajazet a concedergli la figlia proponendogli in cambio la mano di Irene, liberandosi così dal suo impegno. Idaspe, amico e confidente di Andronico (Giuseppina Bridelli) cerca di trovare una soluzione a questo intrigo.

All’arrivo alla reggia, Irene scopre cosa sta succedendo e, su consiglio di Andronico, si presenta a corte sotto mentite spoglie per impedire che i nuovi propositi vadano a buon fine. Dopo una serie di eventi, nella sala del trono viene annunciato il fidanzamento tra Asteria e Tamerlano: Bajazet si oppone, Asteria confessa pubblicamente di aver accettato di sposare Tamerlano soltanto per ucciderlo, si riconcilia quindi con Bajazet e Andronico, ma viene tenuta prigioniera a corte. Durante un banchetto, Asteria tenta di uccidere Tamerlano aggiungendo veleno in una coppa, ma Irene impedisce all’imperatore di bere e rivela la propria identità. Bajazet si presenta a Tamerlano annunciando di essersi avvelenato per sottrarsi alla sua tirannia, e gli promette di continuare a tormentarlo dagli inferi.

Anche Asteria e Andronico progettano il suicidio, ma Tamerlano annuncia che sposerà Irene e lascerà Asteria e il trono di Bisanzio ad Andronico. Il lieto fine era prassi dell’opera barocca e lo resterà nell’«opera seria» del periodo classico.

Veniamo all’allestimento scenico ed alla regia (regia, scene e costumi sono di Stefano Monti, luci di Eva Bruno). Come e dove si possono muovere un principe greco, un tiranno tartaro, un valoroso imperatore turco? La scena è un palco nudo astratto che, con pochi accorgimenti, si trasforma nei vari luoghi del Palazzo di Tamerlano (la prigione, il salone dei banchetti, i giardini). Dominano varie sfumature del grigio. I costumi sono quasi tutti in nero e si riferiscono ad un medio evo orientale astratto. Dato che il lavoro è strutturato in «recitativi secchi» ed arie (con pochi brani a più voci – un magnifico quartetto alla fine del primo atto ed un coro di tutta la compagnia al termine dell’opera) e la vicenda è essenzialmente «raccontata» dai sei cantanti, ognuno di essi è affiancato da un danzatore (della Dacru Dance Company), che ne esprime i sentimenti. Muovendo anche l’azione scenica. Naturalmente, «Tamerlano», come gran parte dell’opera barocca, richiede un teatro di piccole dimensioni; a Roma l’Argentina o il Valle, a Milano il Filodrammatici.

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