Adrian, Adriano Celentano/ Ultima puntata, è stato davvero solo un flop?

- Rossella Pastore

Adriano Celentano, Adrian arriva all’ultima puntata della serie animata e dello show. Un finale (e una morale) deludente. Si salva Marco Mengoni.

Adriano Celentano
Adriano Celentano presenta Adrian

Nonostante le innumerevoli critiche su forma e contenuto, Adrian ha saputo farsi apprezzare dalla solita “nicchia” di fan e amici di Adriano. Sono soprattutto gli aficionados, ad aver gradito il nuovo prodotto firmato “Clan Celentano”. Su Twitter, i commenti sono pregni di malinconia: “‘Nessuno muore sulla Terra finché vive nel cuore di chi resta’. E anche nulla. Infatti #Adrian vivrà per sempre come un meraviglioso capolavoro innovativo nel cuore e nelle menti di tutti noi che lo abbiamo amato. #AdrianLaSerie #Adriano #Celentano #AdrianoCelentano #AdrianLive”. Molti tweet sono sulla stessa scia: “E così finisce un capolavoro di cui si parlerà ancora in futuro. Per chi ha vissuto questi momenti è dura lasciare questo pezzo di Storia televisiva che ci ha segnato così nel profondo #aiuantuno #Adrian #trash”. Qualcun altro accenna al flop, giudicandolo indice di “ingratitudine”: “Una vergogna! Uno show e un cartoon futurista grandiosi e innovativi nel panorama televisivo attuale totalmente sottovalutati e buttati via! #Adrian #AdrianLaSerie #Adriano #Celentano #Canale5 #AdrianoCelentano #AdrianLive”. C’è infine chi esagera: “I giovedì non avranno più senso senza #Adrian”. (agg. di Rossella Pastore)

Alternativo e stravagante, questo è stato Adrian?

Finale alternativo e stravagante, per la serie animata Adrian. Come “alternativo e stravagante” è stato tutto lo show che ha preceduto la messa in onda con al centro Adriano Celentano e Marco Mengoni. “Stravagante”, a dire il vero, è un eufemismo. Adrian è un cartoon controverso, difficile non tanto da interpretare, quanto piuttosto da guardare. Sì, da guardare: una morale all’apparenza scontata è fatta passare attraverso immagini che di banale non hanno proprio nulla. Memorabile, a tal proposito, la sequenza che vede Adrian combattere con il famigerato “Potere” con Pavarotti sullo sfondo, in un omaggio azzardato e sicuramente imprevedibile. La colonna sonora (si sente) è scelta completamente ad libitum. Chi l’ha scelta? Adriano Celentano stesso, ovvio. Da Torna a Surriento a La Lega, il passo è brevissimo: si tratterebbe in realtà di un volo pindarico, ma l’“universo Celentano” funziona in base a leggi tutte sue.

Adriano Celentano e il messaggio di Adrian

Adriano Celentano monopolizza per una sera Canale 5 e l’attenzione dei suoi telespettatori. Che è vero, sono pochi; ma Adrian spera siano almeno “buoni” quel tanto che basta da recepire il messaggio. Adrian suggerisce al popolo di ribellarsi al Potere. È un modo non troppo velato per delegittimare non solo i politici d’oggi, ma la politica in generale, perché ognuno, nel suo mondo ideale, è responsabile e “potente” rispetto a sé e ai suoi istinti. Ecco dunque venire meno la necessità dei punti di riferimento e degli eroi in generale (Adrian compreso). Al massimo, per risvegliare le coscienze, ci vogliono gli artisti. Non è un caso che, nella finzione, i primi moti di sommossa partano proprio da un concerto. Ciò si ricollega a quello slogan citato da Marco Mengoni durante la puntata, troppo spesso malinteso o inteso superficialmente: “La bellezza salverà il mondo”.

Adrian, il Celentano “spirituale” (ma non troppo)

Forse Adriano Celentano è un altro di quelli che fraintendono questa frase. Lo capiamo alla luce del finale di Adrian, che vede protagoniste le donne e in particolare la “bella” Gilda (alter ego di Claudia Mori). Non crediamo sia questo il senso dell’abusatissimo apoftegma di Dostoevskij; la bellezza femminile c’entra poco, con la salvezza dell’umanità (e Adriano Celentano dovrebbe saperne qualcosa). Certo, è facile rimanere confusi, innamorarsi del mezzo e non del Fine, del riflesso e non dell’Immagine originale. Anche per questo, Adrian è inutilmente prolisso e pieno di immagini (stavolta con la “i” minuscola) sicuramente evitabili. Se ci pensiamo, non è una morale che ha poi troppo senso. Che senso ha, infatti, spodestare il Potere, per cedere il passo a un altro tipo di schiavitù? È una specie di femminismo ex post, con le donne che si ribellano intonando la canzone delle mondine. Altra annotazione: l’ambientazione è futuristica, ma i rimandi sono sempre alle “battaglie” del passato. Non sarà che non le abbiamo mai vinte davvero? Non sarà che tutte le guerre, in fondo, lasciano sempre con l’amaro in bocca? Nessuna risposta; sta di fatto che sarebbe stata una morale migliore.

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