Iran, proteste per aereo abbattuto: polizia nega spari alla folla/ Rouhani contro Usa

- Davide Giancristofaro Alberti

Proteste in Iran contro il regime per aereo abbattuto: polizia spara sulla folla, Trump “no altri massacri”. Teheran smentisce repressione.

Bandiere Usa bruciate in Iran
Iran brucia bandiere Usa in piazza (LaPresse, 2018)

Clima rovente tra Iran e Usa: dopo il caso di Teheran, con i presunti spari delle forze dell’ordine contro i manifestanti in piazza per protestare contro l’aereo abbattuto, il presidente Hassan Rouhani è entrato in tackle su Washington. Il leader iraniano ha ordinato l’attuazione di una legge che definisce il pentagono un’organizzazione terroristica e dunque come «terroristi» tutti coloro che agiscono per suo conto. Come spiega Tasnim, agenzia di stampa dell’Iran, verranno inseriti nella black list tutti coloro che hanno avuto un ruolo nell’uccisione del generale Qassem Soleimani. Repubblica aggiunge che la legge è stata approvata dal Majlis attraverso una mozione di tripla urgenza. Attese novità a stretto giro di posta, non è da escludere una replica di Donald Trump… (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

IRAN, POLIZIA SMENTISCE SPARI CONTRO MANIFESTANZI

Clima di altissima tensione in Iran, con le proteste dei manifestanti che non si placano. Come vi abbiamo raccontato, nelle ultime ore si è discusso molto sulla notizia di presunti spari delle forze dell’ordine nei confronti dei giovani studenti in piazza. Il presidente americano Donald Trump ha preso una posizione netta sul fatto – «Smettete di uccidere il vostro grande popolo iraniano!» – ma da Teheran filtrano smentite: Hossein Rahimi, capo delle forze dell’ordine nella capitale iraniana, ha spiegato che gli agenti «hanno ricevuto l’ordine di mostrare moderazione». Ma, come riporta Repubblica, i video circolati sui social network nella giornata di ieri mostrano tutt’altro, ovvero manifestanti feriti con rumori di spari in sottofondo. Attesi aggiornamenti nel corso delle prossime ore sulla situazione in Iran, le proteste contro i vertici del Paese non si placano… (Aggiornamento di MB)

IRAN, POLIZIA SPARA CONTRO MANIFESTANTI: IL COMMENTO DI TRUMP

La polizia di Teheran ha sparato sulla folla questa mattina contro chi protestava contro il regime di Khamenei per via dell’aereo abbattuto e delle 177 vittime innocenti: ci sono stati feriti e il panico si è sparso tra le strade della capitale mentre i pasdaran attaccavano i manifestanti scesi in piazza. «Basta nuovo massacro di manifestanti», ha twittato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mentre a livello diplomatico è impegnato a disinnescare il “caso” dell’ambasciatore inglese in Iran, arrestato solo per aver fotografato le proteste di piazze di questi giorni contro il regime di Teheran. Nel frattempo, un’ultim’ora inquieta la comunità internazionale: secondo quanto riferito da Al Arabiya, sono state lanciate sette granate di mortaio sulla base aerea di Balad in Iraq, ospitante forze Usa. 5 militari iracheni sono rimasti feriti per le bombe cadute sulla pista della base a 80 km da Baghdad: secondo fonti militari, ormai le truppe americane hanno lasciato quasi definitivamente la base dopo la crisi militare succeduta all’uccisione del generale Soleimani. (agg. di Niccolò Magnani)

STUDENTI IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO DI TEHERAN

Accese proteste a Teheran per l’aereo abbattuto in Iran pochi giorni fa. In migliaia sono scesi in piazza chiedendo la testa del presidente Khamenei. “C’è molta rabbia – riferiscono i media locali come scrive TgCm24.it – Molte persone, tra cui i familiari delle vittime, non capiscono perché il governo abbia mentito così a lungo”. La manifestazione di dissenso è partita dagli studenti dell’università di Sharif e Amir Kabir, che sono scesi in piazza per chiedere giustizia nei confronti dei famigliari delle 176 persone che hanno perso la vita a seguito del disastro aereo. Proteste che sono state represse con la violenza, visto che alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto la polizia utilizzare manganelli e proiettili di vernice contro i dimostranti, e in alcuni casi, minacciando gli stessi con delle armi. “Il governo iraniano – la reazione di Trump – deve consentire ai gruppi per i diritti umani di monitorare e riferire fatti reali sulle proteste in corso da parte del popolo iraniano. Non può esserci un altro massacro di manifestanti pacifici – ha aggiunto – né un’altra chiusura di Internet. Il mondo sta guardando”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

AEREO ABBATTUTO IN IRAN: IGNORATO IL BLOCCO DEI VOLI COMMERCIALI

A quasi una settimana dall’abbattimento per errore dell’aereo in Iran, si scopre che il volo 752 dell’Ukranian Airlines, non sarebbe mai dovuto decollare. Il comandante della forza aeronautica delle Guardie rivoluzionarie, Amir Ali Hayizadeh, come riferisce Il Messaggero, aveva infatti chiesto che tutti i voli turistici e commerciali sopra Teheran e l’Iran venissero sospesi, alla luce dell’attacco alle basi americane in Iraq. Peccato però, per motivi ancora non chiari, che la richiesta del militare di alto rango non sia stata ascoltata, e l’aereo sia decollato nonostante i radar antiaerei fossero attivi alla ricerca di possibili velivoli nemici. Il Boeing 737 ha lasciato la pista di decollo dell’aeroporto di Teheran alle ore 6:12 di mattina, e una volta avvistato dal radar antiaereo, nel giro di dieci secondi è stata presa la decisione di fare fuoco. Alle ore 6:14 è quindi avvenuto l’abbattimento con un missile.

AEREO ABBATTUTO IN IRAN: SMASCHERATO NEL GIRO DI POCHE ORE DAL WEB

Ad agire dovrebbe essere stato l’operatore del Tor-M1, che ha provato a mettersi in contatto con il Comando centrale per la difesa aerea una volta individuato il mezzo, ma che non ha ottenuto risposta alcuna: di conseguenza, si è attenuto agli ordini ed ha fatto fuoco. Nel giro di qualche secondo l’aereo è precipitato al suolo, cadendo con una traiettoria obliqua. I sospetti che dietro quel disastro aereo vi fosse un missile iraniano sono iniziati subito, in particolare, sui siti web specializzati in azioni militari. Fra i tanti si è distinto soprattutto l’organizzazione Bellingcat, fondata dal giornalista britannico Higgings, nonché il primo a riconoscere che il volo numero 17 della Malaysia Airlines, venne abbattuto nel 2014 per sbaglio dai russi. L’apporto definitivo è poi giunto grazie ad un video girato da un amatore, che mostrava appunto l’esplosione nei cieli a seguito del lancio di un missile. Bellingcat ha smascherato la messa in scena prima ancora del New York Times.

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