AFTER LIFE/ La serie per riflettere sull’umanità che ci circonda

- Antonio Napoli

La serie di Ricky Gervais, disponibile su Netflix e giunta alla seconda stagione, offre degli spunti di riflessione interessanti su noi stessi e gli altri

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After life, la serie su Netflix

After Life vi commuoverà. E vi divertirà. Vi sentirete presi in giro, ma ne uscirete migliori. La serie tv scritta, diretta e interpretata dall’attore inglese Ricky Gervais (l’originale The Office, Notte al Museo) è giunta alla seconda stagione, disponibile su Netflix dalla fine di aprile. Come per la prima serie, racchiuso in sei episodi di circa 30 minuti, il racconto ruota intorno alla triste esistenza di Tony, un giornalista che lavora svogliatamente nel locale giornale a diffusione gratuita, occupandosi di storie assurde che i cittadini del posto inventano di sana pianta pur di finire in una foto sulla prima pagina.

Dopo la morte della moglie per un tumore, Tony non trova più valide ragioni per vivere e pensa continuamente al suicidio. È straziato dal dolore, guarda ossessivo le immagini (è vero, tutta la nostra vita possiamo riguardarcela accendendo un computer) dei momenti felici trascorsi con la sua simpatica compagna che però, conoscendolo bene, gli ha anche lasciato un video-testamento in cui lo sprona a rifarsi una vita.

Lui è diventato aggressivo, asociale, insofferente. Ogni persona che si avvicina diventa per lui l’occasione buona per prendersela con qualcuno. Ma è proprio così che Tony scopre di essere circondato da una straordinaria umanità. Più le persone sono semplici e più sono umane. Il postino, la prostituta di quartiere, lo spacciatore, la giovane giornalista assunta di origini indiane, sono più forti della sua disumanità e sono pronti – nonostante il suo stato di rinuncia alla vita – a condividere con lui emozioni piccole ma vere. 

Così Tony, che vive da solo in compagnia di un cane intelligentissimo che capisce al volo quando sta per farla finita e glielo impedisce, viene spinto almeno a provare a ritornare a vivere, a cercare di far riemergere sentimenti e piccole passioni, come aiutare il prossimo.

Più che le inutili sedute dallo psicologo o una lezione di yoga, diventano subito molto utili gli incontri casuali davanti alle tombe dei rispettivi coniugi con Anne, un’anziana vedova, interpretata da Penelope Wilton (La signora Crawley di Downton Abbey, presente anche nella nuova stagione di Five Days). 

Da questi incontri, seduti l’uno accanto all’altra su una panchina del cimitero, Tony capisce molte cose e si lascia convincere a ritentare e farsi “una nuova vita”. Così cerca di comunicare a Emma i suoi sentimenti, e il suo bisogno di aiuto. Emma è l’infermiera che si prende cura del vecchio padre di Tony  nella RSA del paese, e anche in questo caso ogni riferimento alla realtà è decisamente voluto. Anche verso il vecchio padre, ormai affetto da demenza senile, interpretato magistralmente da David Bradley, il Walter Frey de Il Trono di Spade e l’Argus Gazza di Harry Potter, Tony ritrova l’affetto perso. 

Lentamente ma inevitabilmente l’umanità che ci circonda non può che trasmetterci, per quanto difficile, che non si può che continuare a vivere. Per Tony, ma anche per Ricky Gervais, incomincia così quella che una volta si sarebbe chiamata la “presa di coscienza”. Non solo non è giusto dire in faccia alle persone che incontri per strada quanto facciano schifo, siano piene di difetti e che dovrebbero, prima di parlare degli altri, pensare a quanti problemi hanno a casa loro. Il rispetto anche per le persone umili – e proprio per questo piene di difetti – è parte essenziale di un buon modo di vivere. E poi è molto più facile tirare fuori il meglio degli altri se a essi ci rivolgiamo con il nostro lato migliore. Una piccola buona azione spesso scatena dieci buoni azione, è così via.

Ricky Gervais ci ha abituato a sortite assai pesanti, è noto per essere un comico aggressivo, che non disdegna le grandi occasioni per “attivare” la sua satira cattiva e pungente, com’è noto aver fatto nelle controverse apparizioni al Golden Goble. In After Life compie oggettivamente un passo avanti, e ci svela magistralmente come sia inesistente il limite tra la satira e il dramma, come in un attimo possiamo passare dal sorridere al commuoverci. Come, in fin dei conti, scopriamo di essere degli esseri complicati, a volte forti, altre molto delicati. 

Ricchi e potenti esclusi, ovviamente.

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