ALLARME OMS SUI CONTAGI/ “Difficile distinguere l’influenza dal Covid”

- int. Fabrizio Pregliasco

L’Oms ha definito la situazione in Europa molto grave. E in autunno sarà difficile distinguere i casi di Covid da quelli della normale influenza. Ma il contagio si può contenere

Laboratori San Matteo Pavia
Laboratori ospedale (LaPresse, 2020)

“Il virus c’è, ora come prima. Aver riaperto tutte le attività ha portato inevitabilmente a focolai di massa. Il ministro Speranza quando dice che ci vorranno altri sei mesi perché sparisca è fin troppo ottimista”: così ci dice in questa intervista il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e divulgatore scientifico. Ecco perché l’Oms sezione Europa ha rilasciato una nota affermando che i nuovi casi settimanali di coronavirus “hanno superato quelli segnalati a marzo” e si sta verificando una situazione molto grave. Oltre metà dei Paesi europei ha registrato aumenti superiori al 10% nelle ultime due settimane, e in sette Paesi l’incremento è stato pari a più del doppio”. Ha ragione l’Oms, sottolinea Pregliasco, le sue osservazioni sono realistiche e ragionevoli: “Il problema è che a ogni giorno che passa dalla riapertura i contatti si susseguono, l’andamento è quello di una convivenza con il virus”.

È davvero così allarmante la situazione in Europa come dice l’Oms? Quali sono i paesi più a rischio? C’è o potrebbe esserci anche l’Italia?

Siamo in una fase di andamento endemico, in Italia e in Europa. Si è superata la fase epidemica, però si registra una presenza del virus nella società. Assistiamo quindi a focolai che a seconda di come si gestiscono possono avere rilevanza diversa. In Italia siamo stati abbastanza bravi rispetto ad altri paesi, partendo con un lockdown immediato e più lungo, siamo partiti da un valore basso. Il problema è che a ogni giorno che passa dalla riapertura i contatti si susseguono, l’andamento è quello di una convivenza con il virus e l’entità di questa convivenza dipende da due fattori.

Quali?

Dalla capacità dei dipartimenti di prevenzione di individuare i focolai e scoprirne l’origine e dalla nostra capacità di comportarci in modo responsabile. Se si mantiene questo equilibrio, che in Italia c’è, in altri paesi evidentemente meno, il contagio sarà contenibile. Teniamo poi conto che noi siamo stati il primo paese a entrare in lockdown dopo la Cina: abbiamo vissuto una situazione all’inizio pesante, poi una capacità di reazione notevole.

Quindi il messaggio dell’Oms è realistico, non è come dicono in molti per infondere paura?

È un messaggio ragionevole, si chiama tendenza antropica e vale anche per l’Italia. Prima era la Lombardia l’epicentro, ora ci sono focolai ovunque. Il problema è che con i viaggi fra diversi paesi può scaturire una omologazione.

Al di là dei numeri sulla diffusione del virus, la carica virale del Covid è ancora molto alta? Alcuni infettivologi dicono che in Italia oggi, a differenza di marzo-aprile, la mortalità è molto più bassa, il 99% dei pazienti guarisce. È così?

No. Questo è quello che si vede dalle statistiche, ma le statistiche all’inizio non erano comprensive di tutti i casi. Questa malattia è stata un’epidemia molto particolare, che si sviluppa come un iceberg. A dicembre e gennaio abbiamo avuto migliaia di persone che arrivavano a Malpensa da Wuhan, ne abbiamo avute circa 20mila. Erano inconsapevoli, perché asintomatici, come le forme che si intercettano oggi. Ma sotto il livello di evidenza c’erano tantissime persone malate, noi abbiamo evidenziato solo la parte emersa dell’iceberg. I conteggi li facevamo su quelli che riuscivamo a misurare. Poi questo iceberg si è pian piano sciolto, ma è rimasto sotto il livello del mare, e oggi lo vediamo. Le persone asintomatiche allora erano sei volte tanto i dati che venivano segnalati dalla Protezione civile, come ha dichiarato uno studio del ministero della Salute.

E adesso?

Ora questo iceberg tende a ricrescere, ma se prima nascondeva una quantità stratosferica di casi, oggi sono molto meno, quindi possiamo fare un carotaggio più accurato di quella parte dell’iceberg di cui prima non avevamo alcuna conoscenza.

Alcuni virologi sostengono che questo sarà l’ultimo autunno-inverno con cui dovremo fare i conti con il coronavirus e il ministro Speranza ha detto che bisogna resistere 6 mesi, poi tutto sarà finito. È plausibile?

Il ministro Speranza è ottimista. L’inverno è un momento acuto di cambiamento climatico, ci sono le scuola aperte, una certa rilassatezza delle abitudini… No, penso che il virus rimarrà ancora.

C’è anche la possibilità che non arrivi un vaccino sicuro ed efficace?

Gli studi per i vaccini si sono velocizzati rispetto alla norma ed è possibile che si arrivi a dicembre con una registrazione ufficiale, però la disponibilità reale l’avremo solo dopo la metà del prossimo anno.

È in arrivo la stagione influenzale e una delle preoccupazioni degli italiani sembra quella di non saper distinguere i sintomi dell’influenza stagionale da quelli del Covid-19. Come fare?

È un gran bel problema. La manifestazione con un solo sintomo, soprattutto nel bambino se ha un po’ di febbre, il naso chiuso e una tosse catarrosa, non manifesta sicuramente il Covid. Se invece c’è un quadro più variegato, allora il margine di confusione è più elevato. Insomma, non è facile dire se l’influenza è bianca, cioè normale, oppure nera, cioè è Covid.

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