ALLARME SICCITÀ/ “Ecco perché i ghaicciai alpini non possono salvarci”

- Guglielmina Adele Diolaiuti, Antonella Senese

I ghiacciai alpini rilasciano 56 miliardi di litri d’acqua. Una “lacrima” che non sostituirà mai l’apporto delle piogge, quest’anno purtroppo poco abbondanti

acqua siccita po 1 lapresse1280 640x300 Il Po in secca (LaPresse)

In questi giorni di caldo anomalo e di accentuata siccità in molti hanno pensato ai ghiacciai, l’oro blu delle Alpi, come ad una riserva alla quale attingere in tempi climaticamente difficili come è quello che stiamo vivendo. Vale la pena pertanto riflettere, numeri alla mano, per capire come e quanto i giganti freddi delle montagne possono aiutarci a superare questa calda, caldissima estate 2022.

I ricercatori della Statale di Milano, e in particolare del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, da anni si dedicano allo studio dei ghiacciai alpini ed extra-alpini che analizzano e monitorano sia dai loro laboratori che sul campo. Le ricerche finora condotte hanno mostrato che l’acqua rilasciata per la fusione del ghiaccio glaciale (e non dalla neve che rappresenta un contributo separato) è pari in Lombardia a circa 56 milioni di m3 all’anno.

Questo numero, che sembra immenso (si tratta di circa 56 miliardi di litri di acqua), è in realtà una piccola goccia rispetto all’acqua che in annate normali precipita sul territorio lombardo a seguito di piogge e nevicate. Neve e pioggia rappresentano infatti un volume di acqua consistente, pari a circa 27 miliardi di m3 di acqua, un valore assai superiore all’acqua rilasciata dai ghiacciai.

Va però ricordato che l’acqua rilasciata dai ghiacciai è concentrata tutta in un periodo breve, ovvero in poco più di due mesi (luglio e agosto), mentre le precipitazioni solide e liquide sono distribuite lungo i 12 mesi dell’anno e la neve in alta quota inizia a fondere anche già dai mesi di marzo e aprile.

È chiaro quindi che la lacrima rilasciata dai ghiacciai si concretizza in un periodo cruciale, mitigando almeno in parte le magre estive.

In questa calda estate 2022 l’effetto benefico della fusione del ghiaccio glaciale non è ancora evidente, perché ancora agli inizi, e quindi vedremo benefici solo dal mese di luglio.

È anche chiaro, però, che la lacrima glaciale non potrà sostituire l’acqua piovana e la fusione nivale che quest’anno sono meno abbondanti del solito. Infatti, grazie al monitoraggio da parte dell’Osservatorio Siccità CNR IBE, la primavera 2022 è risultata essere la più siccitosa solo dopo quella del 2003 e del 2017, portando buona parte del Nord e diverse aree del Centro-Sud a essere in condizioni di siccità da moderata a estrema.

Una singola pioggia purtroppo non necessariamente fa cessare un evento siccitoso. Le precipitazioni occorse fra fine aprile e maggio ne sono un esempio: hanno aumentato solo momentaneamente i livelli di fiumi e laghi. Le temperature maggiori anche di +2 e +3°C rispetto alla media del periodo verificatesi tra fine maggio e inizio giugno hanno purtroppo riportato le regioni, specialmente del Nord Italia, a livelli critici di siccità.

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