ALLARME SICCITÀ/ L’agronomo: l’irrigazione di soccorso non basta, danni ancora imprevedibili

- int. Ermes Sagùla

Coldiretti lancia l’allarme sulla situazione determinata dalla siccità: l’irrigazione di soccorso non può aiutare come avvenuto nel 2003 e nel 2017

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Il Po in secca (LaPresse)

Il Governo ha dato il via libera alle richieste di stato di emergenza avanzate da cinque Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia ed Emilia Romagna. A seguire, l’agenda prevede la nomina di un Commissario straordinario chiamato a coordinare gli interventi strutturali previsti dal decreto. Ma non solo. La tabella di marcia di palazzo Chigi per contrastare la siccità prevede anche e soprattutto lo stanziamento di 1,38 miliardi di euro (900 milioni a valere sul Pnrr e 482 milioni sul programma React Eu) per ridurre le perdite di acqua nelle reti di distribuzione, con una particolare attenzione al Mezzogiorno. Misure rese necessarie e improcrastinabili dalla mancanza di piogge e dalla penuria d’acqua che stanno colpendo il nostro Paese, mettendo a dura prova i conti delle industrie, e ancora prima nella filiera produttiva, flagellando le coltivazioni.

La situazione nei campi è infatti davvero difficile. Secondo Coldiretti, il dimezzamento delle piogge nel 2022 ha avuto un impatto devastante sulle produzioni nazionali. E sta mettendo definitivamente a rischio l’attività d 270 mila imprese agricole attive nelle Regioni che hanno già presentato piani di emergenza e che rappresentano da sole quasi la metà (49%) del valore dell’agricoltura italiana.

La siccità di queste ultime settimane è infatti l’ultimo evento avverso che ha concorso a determinare quella vera e propria tempesta perfetta che si è abbattuta sul settore a partire dal 2020. “Prima – spiega Ermes Sagùla, agronomo di Coldiretti Lombardia – il mondo agricolo ha dovuto fare i conti con la pandemia, che ha messo sotto pressione intere voci del settore, come per esempio gli agriturismi e le realtà più legate ai circuiti della ristorazione, sottoposti a un totale stop dall’emergenza sanitaria. Poi, quando si iniziava a intravedere un primo, timido recupero, è sopraggiunto il conflitto russo-ucraino, che ha prodotto forti tensioni sull’approvvigionamento di concimi e diserbanti, che per una parte importante sono importatiti proprio da Paesi coinvolti nella guerra, sui costi del carburante necessario a movimentare i macchinari e sui prezzi dell’energia. Senza considerare i rincari che hanno toccato il prodotto agricolo, come mais e cereali. Ad aggravare questo scenario, già piuttosto critico, è poi arrivata la bassa nevosità sull’arco alpino registrata nell’inverno, si sono aggiunte le scarse, se non addirittura nulle, precipitazioni del periodo primaverile e le temperature anomale, ben sopra le medie stagionali di questi mesi: fattori tutti che hanno posto le basi per l’attuale ondata di siccità. Una siccità che, in queste proporzioni, non si vedeva da 70 anni e che sta producendo danni davvero ingenti: basti pensare che nella sola Lombardia si prospetta una perdita del 30% nei raccolti di cerali classici, con in testa il frumento. Senza contare i foraggi: per il classico “fieno” la riduzione arriva già al 40%. Un dato allarmante, che peraltro si riferisce soltanto ai primi due tagli di raccolto già effettuati: il danno potrebbe infatti essere maggiore, se non si riuscirà a mettere in cascina il terzo taglio per mancanza d’acqua irrigua. E, purtroppo, la fotografia scattata in Lombardia non si discosta di molto da quella che può rappresentare l’intero territorio nazionale”.

Le settimane che ci aspettano saranno quindi cruciali per quantificare le perdite definitive. “Purtroppo – osserva Sagùla -, a differenza di quanto avvenne in altre annate molto calde come il 2003 e il 2017, oggi non è possibile ricorrere all’irrigazione di soccorso con volumi d’acqua sufficienti, ricorrendo a laghi e e bacini di accumulo, che a loro volta sono in forte sofferenza. Se nei prossimi giorni non arriveranno quindi le piogge – e, si intende, precipitazioni non violente, ma leggere e diffuse, adatte all’agricoltura – dice Sagùla -, il conto per il mondo agricolo potrebbe essere davvero ancora più salato di quanto non sia ora: alcune colture come il riso, sono infatti già ora compromesse, ma in altri casi si può ancora cercare di limitare i danni, magari virando le prossime semine verso piante che necessitano di un minore apporto idrico. Il tutto, però, purché piova”. 

(Chiara Bandini)

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