Ambasciatrice Armenia “Azerbaijan vuole guerra nucleare”/ “Turchia aiuta terrorismo”

- Niccolò Magnani

L’intervento della ambasciatrice dell’Armenia in Commissione Esteri al Senato “Azerbaijan vuole guerra nucleare e la Turchia sostiene questo terrorismo di Stato”

Ambasciatrice Armenia
Tsovinar Hambardzumyan, Ambasciatrice Armenia accolta da Mattarella al Quirinale (LaPresse, 2020)

Mentre il mondo ha acceso di nuovo i riflettori sul caos in Medio Oriente dopo la terribile doppia esplosione a Beirut, le situazioni di potenziale conflitto sociale e geopolitico in Asia non si limitano purtroppo alla sola intricata vicenda tra Israele, l’Iran e il Libano. È di poche settimane fa il rischio fortissimo di un’escalation militare tra l’Armenia e l’Azerbaijan sul territorio del Nagorno-Karabakh, conteso fin dal 1994: oggi alla Commissione Esteri al Senato è intervenuto l’ambasciatrice appena nominata dell’Armenia in Italia, S.E. Tsovinar Hambardzumyan per lanciare un forte appello al nostro Paese in vista di una potenziale catastrofica guerra nucleare. «L’Armenia si trova in una regione altamente significativa sotto il profilo geostrategico, una regione dove tutt’oggi sono in corso numerose sfide per la sicurezza, la più complessa delle quali credo che sia il conflitto del Nagorno Karabakh», spiega l’ambasciatrice davanti ai senatori illustrando nel dettaglio tutti i possibili pericoli per la stabilità del Caucaso. La recente aggressione del Governo azero oltre a far perdere la vita a 5 soldati armeni mette a rischio anche lo stesso popolo azero: «Il leader azero, con le sue dichiarazioni e nei suoi discorsi pubblici degli ultimi mesi, ha più volte ribadito che l’Azerbaijan è in grado di risolvere il conflitto del Nagorno Karabakh con i mezzi militari», attacca Hambardzumyan.

“SI RISCHIA UNA GUERRA NUCLEARE”

Gli attacchi armenofobici e le dispute geopolitiche rischiano di portare ad un conflitto che va ben al di là della guerra civile sul confine del Nagorno-Karabakh: «con la pandemia ancora in corso, a partire dal 29 (ventinove) Luglio, la Turchia e l’Azerbaijan stanno svolgendo esercitazioni militari congiunte su larga scala proprio vicino al confine con l’Armenia», spiega ancora l’ambasciatore armeno presso la Commissione Esteri. L’attacco militare iniziato il 12 luglio scorso è stato premeditato da tempo, secondo Hambardzumyan, con il ruolo sempre più forte giocato dalla Turchia di Erdogan: ricordando come oggi si celebra la commemorazione delle bombe atomiche di Nagasaki in Giappone, l’ambasciatore avverte «il Ministero della Difesa dell’Azerbaijan, oggi, minaccia di bombardare la Centrale Nucleare armena di Metsamor. È una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario, in particolare, del Primo protocollo aggiuntivo alla  Convenzione di Ginevra». Queste minacce, attacca ancora il rappresentate del Governo dell’Armenia in Italia, sono una sorta di «terrorismo di stato», nonché un rischio per tutti i popoli della regione, compreso lo stesso popolo azero.

«Questo atteggiamento così irresponsabile conferma l’assoluta indifferenza della leadership politico-militare dell’Azerbaijan anche per la sicurezza dei propri cittadini», conclude il suo intervento l’ambasciatrice, sottolineando come «Il Nagorno Karabakh è un popolo, è la sua gente. Gente come noi. La loro lotta per la libertà è costata migliaia di vite umane […] L’attuale posizione destabilizzante della Turchia va presa seriamente in considerazione anche nel più ampio contesto della sua politica militare e geopolitica Neo-ottomana. L’esempio più recente di tale politica è la decisione della Turchia di trasformare la basilica-museo di Santa Sofia, dell’epoca bizantina, in una moschea». L’Armenia chiede ufficialmente che l’Azerbaijan partecipi ai negoziati di pace finora rifiutati nonostante l’invito dell’Onu ma anche che riconosca senza riserva il diritto all’autodeterminazione del popolo del Nagorno-Karabakh (o Artsakh), «diritto fondamentale previsto dall’Atto finale di Helsinki, e la sicurezza del popolo dell’Armenia e dell’Artsakh non possono venir meno in nessun caso».

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