Andrea Bocelli, critica stronca il concerto in Duomo Milano/ “Urlava, imbarazzante”

- Alessandro Nidi

Andrea Bocelli e il successo del concerto di Pasqua nel Duomo di Milano. Il video della performance ha superato le 25mila visualizzazioni in 15 ore, ma la critica lo stronca: “Imbarazzante”

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Andrea Bocelli in concerto al Duomo di Milano (foto: YouTube)

Il concerto di Andrea Bocelli nel Duomo di Milano, trasmesso ieri, domenica 12 aprile 2020, sul canale ufficiale YouTube del tenore, ha suscitato enorme emozione in tutti coloro che hanno avuto modo di seguirlo e la sua eco è giunta financo negli altri Paesi che, come l’Italia, stanno lottando contro il Coronavirus. Un momento simbolico e d’elevato impatto emotivo, rafforzato da una scaletta musicale davvero significativa, nel corso della quale Bocelli è stato supportato dall’organista della cattedrale meneghina, Emanuele Vianelli. Il primo brano è stato “Panis Angelicus”, di César Franck,  seguito dall'”Ave Maria” di Bach/Gounod, dal “Santa Maria” di Mascagni, dal “Domine Deus” di Rossini e, infine, dall'”Amazing Grace”, inno cristiano di ringraziamento. Un momento decisamente apprezzato dagli italiani (e non solo), come testimoniano i 25 milioni di visualizzazioni in appena 15 ore, che hanno portato il video del concerto allo stesso livello dei filmati più visti della pop music.

ANDREA BOCELLI, LA CRITICA: “URLAVA PER SALIRE A OGNI ACUTO”

Un’esibizione che ha messo d’accordo tutti, ordunque? Neanche per idea. Una critica pungente nei confronti del tenore giunge direttamente da “La Stampa”, in un articolo firmato da Alberto Mattioli, il quale afferma che, nonostante Bocelli stia simpatico un po’ a tutti, il suo concerto è stato “imbarazzante: incertezze di intonazione, urla disperate per salire a ogni acuto, falsetti da crooner spacciati per piani, suoni oscillanti, legato non pervenuto e così via. Chiunque dotato di orecchie un minimo educate l’ha notato e molti l’hanno anche scritto sui social”. Il giornalista si pone poi una serie di interrogativi: perché la qualità è incompatibile con i grandi numeri? Perché non si può dare della musica decentemente eseguita a tutti, o almeno a molti? Perché il prodotto deve sempre essere abbassato alla cosiddetta “gente” e non si prova mai ad alzare la gente a un prodotto presentabile? O a cercare almeno un accettabile compromesso? “Bocelli non ha colpa – ha chiosato Mattioli – : è un prodotto di marketing costruito per piacere, e infatti piace (anche a me, in effetti, quando fa quel che sa fare, cantare canzoni)”.







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