“Cellule T antivirus senza ammalarsi”/ Studio “Covid, ripensare immunità di gregge”

- Mirko Bompiani

Lo scienziato Antonio Bertoletti annuncia tracce di immunità in chi non si è ammalato: “Il concetto che non c’è immunità di gregge è sbagliato”.

immunità di gregge antonio bertoletti
Test coronavirus (LaPresse)

La corsa al vaccino procede senza sosta, ma attenzione all’immunità di gregge nella lotta contro il coronavirus. In una lunga intervista rilasciata ai microfoni de Il Foglio, lo scienziato italiano Antonio Bertoletti ha messo in risalto che anche chi non si è ammalato di Covid-19 potrebbe avere tracce di immunità. Il professore di Emerging Infectious Diseases alla Duke-Nus Medical School, in forza all’Università di Singapore, ha evidenziato: «Quello che il mio lavoro mostra è che nei soggetti che non si sono mai ammalati di coronavirus, in realtà, ci sono tracce (anche abbastanza consistenti) di immunità cellulare (le solite T cells) contro sezioni di SarsCoV-2 che potrebbero essere state stimolate da altri virus che circolano normalmente nella popolazione».

Bertoletti ha chiarito che non solo gli anticorpi sono una parte essenziale dell’immunità virale, ma anche le cellule T offrono un contributo indispensabile: «C’è invece l’idea di una totale assenza d’immunità contro i coronavirus nella popolazione generale. Il che è chiaramente scorretto. Diversi tipi di coronavirus hanno sempre circolato tra gli umani. E’ possibile che un’immunità a virus strettamente correlati possa ridurre la vulnerabilità o alterare la gravità della malattia».

ANTONIO BERTOLETTI: “IMMUNITÀ DI GREGGE C’É”

Antonio Bertoletti a Il Foglio ha poi aggiunto che la risposta cellulare T non solo è un’importante componente della risposta immunitaria contro il coronavirus, ma è una risposta con ogni probabilità di lunga durata. Lo scienziato italiano ha citato il caso dei soggetti che hanno avuto Sars 17 anni fa e che vantano una risposta immunitaria T ancora oggi. Poi sull’immunità di gregge: «Il concetto che non c’è immunità di gregge è sbagliato. Non c’è se si valutano solo gli anticorpi o se s’interpreta il termine ‘immunità’ come protezione sicura, ma è invece probabile che, se si valutano le T cells, ci sia una popolazione di soggetti (nel nostro lavoro almeno il 50%) che ha memory T cells contro sequenze di Sars-Cov2. Certo, non possiamo dire che queste cellule proteggano ma non si può nemmeno dire che ‘siamo tutti senza immunità».



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