“Arrestato dai talebani perchè cristiano”/ Pary Gul “Mio marito è uscito di casa e…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Commuove la storia di Pary Gul e della sua famiglia, salvati dall’inferno di Kabul grazie all’Italia: “Ma mio marito è stato arrestato”

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All'aeroporto di Kabul, dove l'Isis ha sferrato l'attacco suicida (LaPresse)

Pary Gul è riuscita a fuggire dall’inferno dell’Afghanistan, assieme a figli e nipoti, ma a Kabul è rimasto il marito, arrestato perchè cristiano. A spiegarlo è stata la stessa, come riferisce l’edizione online del Corriere della Sera: «All’arrivo dei talebani a Kabul, mio marito è stato prima licenziato e poi arrestato, non sappiamo dove sia, da oltre un mese non abbiamo più notizie di lui. Io e i miei figli ci siamo nascosti per paura di essere arrestati tutti, qualcuno ci ha denunciati perché siamo cristiani».

Una fuga rocambolesca la loro, coordinata da un rifugiato afgano a Roma, con l’aiuto dell’ex-eurodeputata Silvia Costa, del sottosegretario alla sicurezza Franco Gabrielli e della fondazione Meet Human di Bergamo. Peccato che manchi all’appello Mohsin Hsan Zada, uscito di casa una sera di metà agosto, e mai più rientrato. A dare l’allarme, come scrive ancora il Corriere della Sera, era stata Adila, una delle figlie, e l’sos è stato successivamente raccolto dal 32enne Ali Ehsani, rifugiato afgano a Roma dal 2003, che si è attivato immediatamente. Si è probabilmente rivisto nella storia di Pary Gul e dei suoi famigliari visto che aveva solo 8 anni quando era scappato dai talebani dopo che gli avevano ucciso mamma e papà.

PARY GUL E L’INFERNO DI KABUL: SALVATI DA RIFUGIATO E DALL’ITALIA

«All’inizio non si fidavano – ha raccontato Ali – temevano che facessi la spia. Ci sono voluti due mesi per conquistare la loro fiducia. Ho iniziato a mandare loro filmati delle messe. Una volta ho trasmesso una messa in diretta, loro l’hanno voluta vedere in tv, forse con un volume alto, e il giorno dopo la portiera li ha avvisati: “Ma che musica sentite a casa? State attenti, i vicini dicono che siete cristiani».

Alla fine i 14 cattolici afghani, 8 donne, 6 uomini tra cui 7 minori, sono riusciti ad imbarcarsi il 23 agosto su uno degli ultimi voli italiani partiti da Kabul, e due giorni fa hanno incontrato il Papa che ha benedetto il loro nuovo percorso di vita. Ora li aspetta una nuova vita a Bergamo, tutto a carico del progetto di Meet Human, fondazione nata nel gruppo delle Opere San Michele Arcangelo: «Una scelta di carità per la carità — spiega Francesco Napoli, responsabile relazioni istituzionali – per affermare con responsabilità l’unica ragione del nostro agire».



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