AUTONOMIA/ E definizione dei Lep: ora i politici “attendono” i tecnici

- Giulio M. Salerno

Per la realizzazione dell’autonomia differenziata essenziale la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni. Ecco la procedura prevista

calderoli 2 lapresse1280 640x300 Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le autonomie (LaPresse)

Nel complesso equilibrio tra le ragioni della coesione nazionale e le istanze del decentramento territoriale, la questione dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) è particolarmente spinosa. Si realizzerà davvero questo passaggio, ormai considerato necessariamente preliminare rispetto all’attuazione dell’autonomia differenziata? Oppure sarà una via crucis utilizzata per rinviare all’“anno del mai” la soddisfazione delle tante richieste presentate dalle Regioni a statuto ordinario (11 su 15) per acquisire ulteriori funzioni e competenze e per ridurre, parallelamente, il campo d’azione dei poteri centrali? Ricapitoliamo la situazione nei suoi termini essenziali.

La legge di bilancio per il 2023 ha dato un primo, concreto e innovativo avvio all’autonomia differenziata da lungo tempo attesa. Si è espressamente stabilito che la preventiva “determinazione” dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard è una “condizione per l’attribuzione di ulteriori funzioni alle Regioni”. A tal fine, è stata prevista una “Cabina di regia” costituita dai vertici degli esecutivi dello Stato e delle autonomie territoriali, ed esattamente presieduta dal presidente del Consiglio (o dal ministro delegato, cioè il ministro per gli Affari regionali e le autonomie) e composta da tutti i ministri interessati e dai soggetti esponenziali dei tre organismi associativi che riuniscono i vertici esecutivi delle istituzioni che compongono il nostro decentramento territoriale, ovvero i presidenti della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dell’Anci e dell’Upi.

Tale Cabina di regia ha il compito di individuare le “materie” o degli “ambiti di materie” che sono riferibili ai Lep e di proporre gli schemi di Dpcm (decreti del presidente del Consiglio dei ministri) in cui saranno determinati i Lep e i relativi costi e fabbisogni standard. Successivamente, raggiunta l’intesa in Conferenza unificata (in cui sono rappresentate tutte le autonomie territoriali), su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie, di concerto con il ministro dell’Economia e finanze, spetta al presidente del Consiglio la conclusiva adozione dei Dpcm, previa delibera del Consiglio dei ministri. Va aggiunto che la Cabina di regia si avvarrà dalle “ipotesi tecniche” formulate dalla già esistente “Commissione tecnica per i fabbisogni standard” nel rispetto delle metodologie previste dalla vigente normativa, così come dell’ausilio di altre strutture (Sose, Istat e Cinsedo) che, come noto, svolgono funzioni strumentali nei confronti delle istituzioni statali e regionali.

Dato che con Dpcm non si possono certo né istituire nuovi Lep, né modificare i Lep esistenti, né tanto meno prevedere nuove spese, né provvedere alla relativa copertura, è del tutto evidente che in questa procedura si svolgerà un’attività essenzialmente ricognitiva dei Lep esistenti, e dei relativi costi, così come risultanti dalle disposizioni che prevedono l’ammontare dei finanziamenti ad essi dedicati, la distribuzione territoriale delle spese e, ovviamente, i mezzi per la copertura finanziaria. Nel frattempo, il Governo, dopo aver ricevuto il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni e dalla Conferenza Unificata, ha presentato al Senato un disegno di legge-quadro (atto Senato n. 615) per disciplinare il procedimento di attuazione dell’autonomia differenziata.

A tal proposito va ricordato che, subito prima della pausa estiva, nel corso dei lavori della I Commissione del Senato che sta procedendo all’esame in sede referente del ddl in questione, il Governo si è detto d’accordo sulla necessità di modificare alcuni aspetti essenziali della predetta procedura di determinazione dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard. Non solo si chiarisce che spetterà alla “legge” l’individuazione delle materie (o ambiti di materie) riferibili ai Lep, ma si prevede anche l’inserimento di una norma di delega legislativa secondo cui la determinazione dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard avverrà con decreti legislativi previo apposito parere delle Commissioni parlamentari competenti, quindi non più attraverso atti non legislativi come i Dpcm. Inoltre, nei decreti legislativi dovranno essere previste procedure apposite per monitorare la “congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione”.

Sempre nell’emendamento da ultimo concordato, poi, è stata fatta salva, sino all’entrata in vigore dei decreti legislativi stessi, la procedura già prevista dalla legge di bilancio per il 2023. In altri termini, quest’ultima procedura continuerà a essere attuata sino a quando sarà sostituita da quella prevista a regime dai decreti legislativi conseguenti alla legge-quadro. Si può ben comprendere, allora, perché è sempre più nell’occhio del ciclone la questione della determinazione dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard. Come detto, sarà un organismo a composizione politica interistituzionale, la Cabina di regia, a formulare gli schemi di Dpcm sulla base delle “ipotesi tecniche” della Commissione tecnica sui fabbisogni standard.

Le predette “ipotesi tecniche” e conseguenti proposte, a seguito dell’istituzione della Commissione Lep, saranno formulate anche tenendo conto della documentazione, delle osservazioni e delle riflessioni che saranno offerte dalla Commissione Lep. Pertanto, si tratta di un complesso processo decisionale, in cui il “momento tecnico”, a sua volta articolato nel ruolo assegnato dalla legge alla Commissione tecnica per i fabbisogni standard, e nel ruolo assegnato dal presidente del Consiglio alla Commissione Lep, precede il “momento politico”, fornendo indicazioni ragionate, riflessioni scientificamente argomentate e, infine, proposte opportunamente motivate.

In conclusione, risulterà assai rilevante l’impegno civile e costruttivo della comunità scientifica che, pur nella diversità di posizioni, è attualmente coinvolta in questo difficile percorso nella ricerca degli assetti istituzionali effettivamente coerenti con il bene comune della collettività nazionale e delle sue articolazioni territoriali.

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