AUTONOMIA E PNRR/ Il vero pericolo per il Sud non è trovarsi con meno soldi

- Alfonso Ruffo

C'è il timore che l'autonomia differenziata tolga risorse al Sud e che esso possa non sfruttare tutte quelle del Pnrr. Al Mezzogiorno occorre, però, qualcosa in più dei soldi

napoli centrodirezionale wikipedia terracciano1280 640x300 Il Centro direzionale di Napoli (Foto Luca Terracciano 2013, Wikipedia, particolare)

Dunque, il Mezzogiorno si trova di fronte alla duplice sfida dell’autonomia differenziata e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Nel primo caso si tratta di non buscarle troppo forte dal Nord, nel secondo di non mandar sprecata l’occasione di dotarsi delle infrastrutture e delle condizioni ambientali per diventare finalmente attrattivo.

È un impegno davvero notevole perché in entrambi i casi non sembra che abbia – il Mezzogiorno – le energie, le persone, le idee che servirebbero a vincere le due partite per la vita che i tempi impongono. Né, d’altra parte, sembra possibile giocarne una senza tener conto dell’altra. Ci vorrebbe uno sforzo di raccoglimento e indirizzo comune di cui non c’è esperienza.

La maggior parte del dibattito verte intorno alle risorse finanziarie che nel caso dell’autonomia differenziata verrebbero maggiormente risucchiate dalle regioni ricche e nel caso del Pnrr potrebbero essere sottratte alle regioni povere in conseguenza della prevista revisione dei piani d’investimento intaccando così la quota del 40% fin qui loro riservata.

Senonché s’inseriscono nel dibattito due autori interessanti come Alberto Mingardi e Carlo Borgomeo che invitano a osservare la questione da differenti punti di vista esortando a non considerare la disponibilità di fondi come risolutiva del problema che da 70 anni resta sempre lo stesso: allineare la ricchezza del Meridione a quella del Settentrione.

Dice Mingardi in un articolo sul Corriere della Sera che “se lo sviluppo si facesse a suon di aiuti di Stato e dazi protettivi il Mezzogiorno sarebbe la Baviera e la Fiat non avrebbe mai avuto bisogno di Marchionne“. Vuol dire che nonostante tutti i soldi riversati attraverso l’Europa il reddito di un cittadino del Sud resta la metà di quello di un cittadino del Nord.

“Abbiamo sperimentato ogni sorta di incentivo e sussidio per spingere il Mezzogiorno sulla via dello sviluppo – chiarisce l’economista -. Incentivi selettivi, contratti d’area, patti territoriali, fondi strutturali: la nostra storia è un campionato di strumenti ciascuno dei quali doveva risolvere il problema delle aree depresse. Per usare un eufemismo, gli esisti sono stati modesti…”.

Non gli si può dar torto. E qui s’aggancia Borgomeo che nel suo ultimo libro – Sud, il capitale che serve – ribadisce un concetto che gli è caro: non sono e non saranno i soldi a fare la differenza, ma l’accumulazione di un sufficiente capitale sociale in grado di produrre idee e realizzarle. I sistemi fin qui sperimentati, è la tesi, non hanno funzionato. Occorre un cambio di paradigma.

“Fin quando si avrà un obiettivo puramente quantitativo, fin quando lo schema sarà quello di denunciare il divario e decidere di mettere i soldi necessari per superarlo, che poi non bastano mai – ammonisce il Presidente della Fondazione con il Sud -, il meccanismo non può che riproporre vecchi insuccessi”. E giudica deprimente l’appiattimento del dibattito sul Reddito di cittadinanza.

Vuol dire tutto questo che le preoccupazioni per come sarà divisa la torta economica nel prossimo futuro sono eccessive o addirittura ingiustificate? Certamente no. Il Mezzogiorno deve sapere e poter presidiare i suoi interessi per una giusta ed equilibrata divisione delle risorse in campo. Gli spazi conquistati vanno difesi e, se possibile, allargati. Ma occorre essere consapevoli che non basta reclamare e magari strappare diritti sulla carta se non si è poi capaci di esercitarli nei fatti.

Non ci si può accontentare di vittorie a tavolino da esibire in dibattiti e conferenze stampa perché ciò che davvero conta è avere alle spalle una società – istituzioni, famiglie, imprese – in grado di cogliere le occasioni. Senza sprecarle, una dopo l’altra.

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