Bambina uccisa a Cremona: padre aveva due famiglie/ Liti con la moglie dopo scoperta

- Silvana Palazzo

Bambina uccisa a Cremona: padre aveva due famiglie e quando la moglie lo ha scoperto sono cominciate le liti. Ma se era inquisito per maltrattamenti, come poteva vedere la bambina?

omicidio cusano milanino
(LaPresse)

Il padre della bambina uccisa a Cremona aveva due famiglie, una delle quali in Africa. Kouao Jacob Danho, l’uomo accusato dell’omicidio della figlia Gloria, di appena due anni, non aveva mai confessato all’attuale compagna, Isabelle Audrey, di avere un’altra famiglia in Costa d’Avorio. È quanto emerso dalle indagini sulla tragedia. E dunque sarebbe stata la donna a scoprire tutto qualche mese fa. E aveva scoperto anche che il compagno mandava costantemente denaro in Africa. Così sono iniziate le liti e i dissapori nella coppia. Nel febbraio scorso Kouao Jacob Danho ha picchiato la donna: calci e pugni fino a mandarla all’ospedale con un timpano rotto. Ma mai nulla contro la piccola Gloria. E quindi i carabinieri del nucleo investigativo, stando a quanto riportato da Il Giorno, stanno cercando di capire cosa sia accaduto dalle 9 alle 18 di sabato. L’uomo non ha confessato l’omicidio, anzi avrebbe accusato un rapinatore entrato in casa, ma è lui il principale indiziato dell’omicidio della bambina.

BAMBINA UCCISA A CREMONA: PADRE AVEVA DUE FAMIGLIE

C’è l’arma del delitto. Un coltello da cucina dalla lama lunga 30 centimetri. Da una serie di accertamenti su più fronti, come quello legato al motivo per il quale Kouao Jacob Danho abbia preso con sé la piccola Gloria sabato mattina, è emerso che l’uomo era inquisito per maltrattamenti in famiglia. Infatti la bambina viveva con la madre in una casa protetta. Entrambe erano state affidate ai servizi sociali del Comune di Cremona. Secondo quanto riferito da Il Giorno, ieri si è tenuta una riunione tra il sindaco Gianluca Galimberti e i servizi sociali per capire come mai l’uomo potesse vedere la figlia. Ed è su questo aspetto che si consumano le polemiche. Manuela Ulivi, presidente della Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate (Cadmi) di Milano, chiede di sapere perché non sia stata emessa una misura cautelare dalla Procura Generale ordinaria e da quella Minorile di Brescia. «Chi ha permesso al padre di incontrare la bambina e portarla via dalla struttura in cui era? Perché non sono state attivate le organizzazioni che sul territorio si occupano di violenza contro le donne?».



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