BAR & RISTORANTI/ Gli snodi critici tra posti vacanti e storytelling mediatico

- Manuela Falchero

L'occupazione è tornata ai livelli del 2019, i consumi continuano il recupero post pandemia. Ma all'appello mancano oltre 150 mila addetti

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L’occupazione è tornata ai livelli del 2019. La spesa prevista per il 2023 toccherà quota 89,6 miliardi di euro correnti, in netto aumento rispetto agli 83,5 miliardi del 2022, anche se ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia se si guarda ai prezzi costanti. Ben 6 imprenditori su 10 lamentano però grosse difficoltà nel reperimento di personale: all’appello solo in questo ultimo trimestre dell’anno mancano oltre 150 mila addetti. Un gap che pesa soprattutto sul fronte del personale di sala e che rischia di frenare la ripresa.

Questa la sintesi della fotografia scattata dall’Ufficio studi di FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi al settore dei consumi fuori casa, da cui emerge anche come bar e ristoranti rappresentino un comparto a forte vocazione femminile – l’incidenza media delle imprese guidate da donne è del 21,4% – e capace di esercitare un forte appeal sui giovani, se è vero che una impresa su dieci è amministrata da under 35.

Un comparto che però mostra pure di soffrire un rapporto ambivalente con i mezzi di informazione e comunicazione. “Il settore – afferma il Presidente di FIPE, Lino Enrico Stoppani – ha oggi un’esposizione mediatica sempre più marcata al punto che possiamo ben dire che nessun altro è più comunicato del nostro. E se questo porta con sé evidenti benefici in termini di attenzione da parte dell’opinione pubblica, è altrettanto vero che nasconde anche molte insidie. La ristorazione sconta infatti un difetto di inquadratura da parte dei media e della stessa opinione pubblica, che tendono a mettere a fuoco solo gli aspetti più sensazionalistici, trascurando le componenti valoriali, sociali ed economiche del comparto. Così, mentre si fa grande clamore sul ‘toastgate’, poco si parla di imprese, valore aggiunto e occupazione. In buona sostanza, lo storytelling sulla ristorazione si ferma solo al primo livello di spettacolarizzazione, accendendo i riflettori sulla parte più ‘narcisistica’ di imprenditori e consumatori, con una distorsione della realtà che offusca l’impegno, il sacrificio e i valori di un settore complesso e articolato, che sulla reputazione costruisce la propria esistenza”.

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