BIMBO CADUTO DAL BALCONE A NAPOLI/ Cosa fare perché le lacrime abbiano un senso?

- Mauro Leonardi

La tragedia del piccolo Samuele, 4 anni, morto cadendo da un balcone a Napoli. Il possibile ruolo di Mariano Cannio, un uomo con gravi disturbi psichici

bambino caduto balcone Napoli
Il piccolo Samuele Gargiulo (Foto dal web)

Ha ragione Carmela, la mamma di Samuele, il bambino di 4 anni morto a Napoli cadendo da un balcone, che dice “vi prego, basta foto e video del mio piccolo”. Hanno ragione gli abitanti di via Foria, dove si trova la casa del bimbo, al centro della capitale partenopea, che chiedono con un cartello rivolto a curiosi e giornalisti di “non fare sciacallaggio”. Ha ragione l’arcivescovo di Napoli, monsignor Domenico Battaglia, che, riferendo di essersi recato a casa dei genitori di Samuele, chiede ai fedeli convenuti in cattedrale per San Gennaro “una preghiera e vicinanza alla famiglia”.

Non ha ragione invece chi spiega quanto è avvenuto come se tutto fosse chiaro. Il fatto certo è che Samuele, caduto dal balcone del proprio appartamento in centro, è morto mentre si trovava con Mariano Cannio, un uomo con gravi patologie psichiatriche, ora fermato dalla polizia con la pesantissima accusa di omicidio. Cannio è un collaboratore domestico conosciuto nel quartiere e nessuno lo ha mai considerato un potenziale pericolo. Ora nega ogni addebito. “Ero sul balcone – avrebbe detto – e ho solo preso in braccio il piccolo Samuele, non l’ho deliberatamente scaraventato giù dal balcone”.

C’è un video diffuso su TikTok e immediatamente bloccato dalla piattaforma, in cui un vivacissimo e simpaticissimo Samuele ripete la cantilena “sei una schifezza e ti butto giù”. Peccato che il bimbo, secondo quanto scrivono i giornali, abbia in testa un cappellino natalizio e che quindi, probabilmente, quelle siano riprese di nove mesi fa che nulla hanno a che vedere con la tragedia avvenuta venerdì 17 settembre. Si dice che Cannio, senza alcun movente, in un primo tempo si sia confusamente autoaccusato: ma ci si dimentica che parliamo di una persona gravemente disturbata.

Altre sono le cose importanti su cui puntare la propria attenzione. Tra tutte una: chiedersi perché nel nostro Paese, dopo aver chiuso i manicomi cinquant’anni fa, ad oggi ancora non sembra esserci una presa in carico seria da parte della società delle malattie psichiatriche e di come le persone e le famiglie in difficoltà vengano lasciate sole. Si accendono i riflettori quando esplode il dramma e poi tutto torna nell’oblio.

Pur non sapendo al momento quanto il disturbo mentale c’entri con la tragedia del piccolo Samuele, ricordiamoci sempre che mentre la malattia fisica è facile da vedere, ha dei sintomi, ha dei segni, ha dei segnali, l’esistenza della malattia mentale a volte è persino rifiutata dagli interessati. E così provoca danni enormi, tragedie inenarrabili. Il dolore della famiglia di Samuele è grande, ma se vogliamo far sì che le loro lacrime abbiano un senso, lasciando che la giustizia compia i propri accertamenti, pensiamo a proteggere i bambini e le persone con difficoltà mentale dalle tragedie che inconsapevolmente possono compiere.

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