LOMBARDIA, BOLLETTINO CORONAVIRUS 11 GENNAIO/ 56 morti, 45.555 casi, +10 terapie int.

- Niccolò Magnani

Lombardia, il bollettino coronavirus di oggi 11 gennaio 2022: 56 morti, 45.555 casi, 256 terapie intensive (+10). Si avvicina la zona arancione: la situazione attuale

vaccini lombardia
Piano vaccini Lombardia: Guido Bertolaso, Attilio Fontana e Letizia Moratti (LaPresse, 2021)

Dal prossimo 14 gennaio Regione Lombardia riaprirà l’ospedale Covid di Fiera Milano: la crescita dei contagi e soprattutto dei ricoveri, confermata anche dall’ultimo bollettino emerso oggi pomeriggio, conferma la necessità di ampliare l’offerta ospedaliera per far fronte al procedere della pandemia.

Con il Governatore Fontana che preannuncia l’imminente zona arancione (se non questa, la prossima settimana) i dati contenuti nel report coronavirus dell’11 gennaio registrano 45.555 nuovi casi nelle ultime 24 ore: un tasso di positività che cala al 17,1% (grazie ai 265.222 tamponi processati) e il numero di decessi giornalieri che cresce di altre 55 unità (35.219 morti totali da inizio pandemia). La situazione sui ricoveri vede invece la Lombardia ospitare 256 pazienti Covid in terapia intensiva (+10 rispetto a domani) mentre sono 3.202 i ricoverati in area medica (+203): come ha spiegato oggi il report di Fiaso, circa il 34% dei ricoverati positivi in Italia in realtà non soffre di malattia Covid-19 ma viene monitorato per altre patologie. I contagi per province vedono ancora Milano in testa con 13.022 casi in 24 ore, segue Brescia con 6.408, Varese 4.187, Bergamo 4.111, Monza 3.821, Como 3.279, Pavia 2.525, Mantova 1.876, Cremona 1.611, Lecco 1.443, Lodi 1.126, Sondrio 782.

BOLLETTINO COVID DI IERI

La crescita del numero di ricoveri e terapie intensive pone la Lombardia in una posizione in potenza molto scomoda per possibili cambiamenti di colore nelle prossime settimane: il bollettino coronavirus prodotto ieri da Regione Lombardia mostra un aumento di 17.581contagi, un tasso di positività al 20,3%, 7.436 guariti-dimessi e purtroppo 38 morti (35.403 il totale da inizio pandemia).

In attesa dei nuovi dati in arrivo questo pomeriggio 11 gennaio, sono i numeri in aumento nelle strutture ospedaliere a rappresentare un campanello d’allarme per il territorio: 2.999 i ricoverati in area medica (+112), 246 le terapie intensive (+2), con un numero di persone al momento positive al tampone Covid che è cresciuto in Lombardia fino all’attuale 519.212.

CORONAVIRUS LOMBARDIA, RISCHIO ZONA ARANCIONE

Con gli ultimi dati forniti dal bollettino Agenas del 9 gennaio scorso, la situazione per la Lombardia in termini di “cambio fascia” è alquanto delicata: attualmente in zona gialla, la Regione amministrata da Fontana e Moratti segna al momento il 16% come tasso di occupazione in terapia intensiva e 28% per l’area medica. Le soglie per il passaggio in zona arancione, lo ricordiamo, vedono le rianimazioni al 20% e i ricoveri ordinari al 30%, dunque non così lontane dalla situazione attuale, specie con un aumento così veloce nelle ultime settimane. Allo stesso tempo, se si è registrato lo scorso 4 gennaio il possibile superamento del “picco” dei contagi, nel giro di qualche giorno dovrebbe giungere anche quello dei ricoveri, con possibili discese nei numeri e conseguente attenuazione dell’emergenza sulla pressione ospedaliera: probabilmente la zona arancione potrà arrivare (con regole sostanzialmente uguali se non per le persone non vaccinate che non potrebbero a quel punto uscire fuori dalla Regione, ndr) ma eventuali rischi di lockdown generalizzati con zone rosse è uno scenario al momento molto più in là di ogni più pessima previsione. Non ne è convinto l’epidemiologo Carlo La Vecchia, professore di Statistica alla Statale di Milano: per l’esperto, il passaggio in arancione è certo ma non è neanche escluso lo scenario peggiore, «Il problema non è solo come proseguirà la diffusione di Omicron e quando ci sarà il picco: dobbiamo ragionare sul fatto che ora vediamo il ricovero di chi si è contagiato la scorsa settimana, e questa progressione continuerà ancora», ha spiegato a “L’Eco di Bergamo”.



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