BOOM CONTAGI FRANCIA/ “Gilet gialli e No Mask tornano contro Macron e le mascherine”

- int. Francesco De Remigis

Ogni giorno aumentano a dismisura i contagi di Covid in Francia e si annunciano “decisioni difficili”. Intanto Gilet gialli e No Mask sono pronti a scendere in piazza contro Macron

Coronavirus Francia, Macron franco Cfa
Coronavirus Francia, il Presidente Emmanuel Macron (LaPresse, 2020)

In Francia si sta vivendo negli ultimi giorni un boom di contagi secondo in Europa solo a quello della Spagna. Ci sono molta paura e disagio da parte delle autorità, tanto che il presidente del Consiglio scientifico che affianca i vertici del Paese per la pandemia, Delfraissy, ha dichiarato che la Francia potrebbe essere costretta a decisioni difficili” contro il Covid, entro 8-10 giorni perché nel Paese il livello di epidemia è preoccupante”: 32 le scuole chiuse e 524 le classi messe in quarantena dalla riapertura dello scorso 1° settembre. Macron parla di nuovi provvedimenti, ma invita a non cedere al panico. Ne abbiamo parlato con Francesco De Remigis, inviato in Francia de Il Giornale: “C’è chi giura in un ritorno nelle piazze di Gilet gialli e No-mask insieme contro le restrizioni da Covid-19 e contro Macron, il quale continua a subire una emorragia dei suoi parlamentari, che lo stanno abbandonando”.

Cosa può nascondere la frase di Delfraissy? Un nuovo lockdown generale?

Intanto c’è stata la decisione di un tribunale amministrativo che rimette in discussione l’uso della mascherina generalizzato negli spazi pubblici. Una sentenza che sta facendo discutere e che dà slancio ai movimenti No-Mask. Non bisogna dimenticare che inizialmente la mascherina era scoraggiata dal governo. Poi è diventata obbligatoria anche all’aperto in sempre più città, oltre che nelle aziende e nelle scuole dagli 11 anni in su. Macron per ora non ha escluso nulla, neppure nuovi lockdown, magari mirati. Per zone o partendo, ad esempio, dalle case di cura. Ha però sottolineato la necessità di “declinare territorialmente” le decisioni.

Cioè?

Alcuni prefetti stanno pensando di riproporre il limite di spostamenti a 100 km e il governo ipotizza il divieto di raduni di più di 10 persone nelle zone rosse. Ma il leitmotiv è sempre lo stesso: le questioni sono anche sociali ed economiche, “la scelta non sarà solo la salute”, ha sottolineato lo stesso Delfraissy. No, insomma, a lockdown totali.

C’è un boom di contagi secondo solo alla Spagna. Come si è arrivati a questa situazione?

C’è un Comitato che è lì, che dà pareri scientifici, e poi ci sono le decisioni politiche, con persone elette democraticamente che prendono decisioni per il futuro del Paese. Lo ha detto Macron non nascondendo responsabilità sul rimbalzo dei contagi. Di fronte all’incertezza degli ultimi giorni sul da farsi, e ai numeri da brivido, ammette che “il virus sta circolando molto”, ma che le nuove misure dovranno adeguare “l’organizzazione della vita sociale” e permettere di “continuare a vivere”, in particolare di “educare i nostri figli”. Dice in sostanza di essere “realistici” senza cedere al panico…

Eppure i numeri sembrano dargli torto.

Forse il problema è che la burocrazia, che aveva ben funzionato nella prima fase, stavolta ha lasciato un po’ a desiderare. E la politica ne fa le spese affrontando 9.843 nuovi casi in 24 ore e 615 pazienti in terapia intensiva. In 24 ore in Francia sono morte 30 persone a causa del nuovo coronavirus. Dall’inizio dell’epidemia, in totale sono 30.794. Sarebbe riduttivo e ingiusto dire che è colpa dei cittadini che non rispettano le regole e Macron non lo fa. 

Nonostante questo, la quarantena viene ridotta della metà rispetto alle indicazioni dell’Oms di 14 giorni. Delfraissy ha detto che “i francesi non rispettano la quarantena”: è davvero così? Se sì, come mai questa mancanza di rispetto per le regole di sicurezza?

Il consiglio di difesa di oggi dovrebbe valutare la questione del periodo di isolamento fiduciario da 14 a 7 giorni in caso di contaminazione. Di fatto un dimezzamento della quarantena, perché non tutti ce la fanno a stare chiusi in casa due settimane. Fuori non è che sia migliore, la situazione. Nelle cosiddette zone rosse, la mascherina è obbligatoria anche all’aperto. Lo stabiliscono i prefetti. Dal 10 luglio, hanno il potere di imporre la mascherina quando le circostanze lo richiedono. Il prefetto dell’Hauts-de-Seine, che è il secondo dipartimento più densamente popolato, aveva preso questa decisione per rallentare la circolazione del virus. Bocciato.

Ora che succede, quindi?

Il giudice amministrativo non nega la necessità di indossare la mascherina nelle zone ad alta densità, osserva tuttavia che “tutti i comuni del dipartimento Hauts-de-Seine non sono caratterizzati dalla stessa concentrazione di popolazione, né da una presenza equivalente di centri commerciali o zone di attività che generano movimenti significativi di popolazione nello spazio pubblico”. Quindi si va verso un adattamento delle misure a seconda delle singole città o aree. Che poi è la via che sembra voler seguire Macron anche in vista di ipotetici lockdown. Decisioni da “declinare territorialmente”, azioni di cesello.

Come sta gestendo la situazione Macron?

Ha sempre lasciato molto potere decisionale ai prefetti sul piano locale. Mercoledì c’è stato questo pronunciamento del tribunale amministrativo di Cergy, secondo cui è illegale e contrario alla libertà di movimento l’obbligo generalizzato di mascherina all’aperto. Vedremo se l’Eliseo interverrà o meno, visto che lo stesso presidente negli ultimi giorni ha manifestato una certa insofferenza nel dover portare la mascherina, pur indossandola sempre.

Macron è criticato o sostenuto dalla popolazione?

Mi pare che si debba guardare più dai suoi stessi parlamentari, che non dai consensi che gli attribuiscono i sondaggi. Nell’Assemblea nazionale l’emorragia è continua tra le fila di République En Marche. Tre nuovi deputati hanno lasciato il gruppo parlamentare macroniano questa settimana per unirsi ai centristi Modem. “Troppe decisioni vengono prese da Parigi”, dicono i fuoriusciti. E secondo i retroscenisti potrebbero aumentare ancora.

E le piazze francesi?

C’è chi giura in un ritorno dei Gilet gialli. Hanno annunciato una manifestazione per domani. Alle loro solite richieste si è aggiunta la denuncia di una “dittatura sanitaria” e la protesta contro l’obbligo di indossare la mascherina. A quasi due anni dal loro “Atto 1” del 17 novembre 2018, il movimento nato dalla contestazione dell’aumento delle tasse sulla benzina ora punta alla “convergenza di lotte”. Gilet gialli e No-mask insieme contro le restrizioni da Covid-19 e contro Macron. Lui risponde che “non siamo né nel governo degli scienziati, né nel governo del pressapochismo”.

Si temono nuovi scontri?

Il capo della polizia di Parigi ha già emesso tre ordinanze che vietano raduni “in considerazione del rischio di turbare l’ordine pubblico”. Diversi quartieri parigini sono off limits, vietati a “qualsiasi manifestazione di persone che affermano di far parte dei Gilet gialli” da venerdì alle 18 e per tutta la giornata di sabato. Lo indica un comunicato della prefettura. Non un bel segnale di distensione.

Delfraissy ha detto che la Francia potrebbe trovarsi in una situazione difficile in termini di fornitura di cure e di letti di terapia intensiva nelle prossime settimane. Il sistema sanitario francese fa acqua?

Non mi pare. Gli ospedali tengono e hanno tenuto. Resta il tema delle residenze per anziani, quelle che in Italia si chiamerebbero Rsa. Molti dei nuovi cluster sono proprio lì. Secondo la Direzione generale della Sanità, all’8 settembre sono oltre 200 i focolai epidemici nelle case di cura. L’ultimo nell’Aveyron, con una cinquantina di pazienti. Già ad aprile il Comitato scientifico chiedeva che la fine del lockdown non fosse applicata agli anziani. Macron finora non ha scansato ogni forma di discriminazione, ma certe forme di confinamento ora non sono più tabù. Salvare i più fragili, chiudendoli in casa, e lasciare in giro chi lavora e chi spende. Questa potrebbe essere una chiave.

(Paolo Vites)

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