BRANDO DE SICA, FIGLIO DI CHRISTIAN DE SICA/ Il padre: “Farà un film come regista”

- Emanuele Ambrosio

Chi è Brando De Sica figlio di Christian De Sica e Silvia Verdone. Dopo dieci anni di studi negli Stati Uniti, si occupa di regia, collaborando con…

cristian de sica brando paolo conticini
Brando De Sica, Paolo Conticini, Christian De Sica

Dopo un passato da attore, Brando De Sica, figlio di Christian e nipote del grande Vittorio De Sica, ha scelto di dedicarsi alla regia. Per farlo al meglio, ha scelto di lasciare il nostro paese e studiare in America, così come conferma, nel corso di un’intervista concessa a Domenica In, proprio suo padre: “Brando si è laureato in America, conosce il mestiere in maniera strepitosa e mi ha dato un grande aiuto”. Brando, infatti, ha collaborato alla realizzazione dell’ultima pellicola di Christian De Sica, ma molto presto darà il via a un progetto tutto suo: “Prossimamente farà un film per conto suo come regista”, precisa De Sica. Oggi, dopo il suo periodo di studi degli States, Brando vive stabilmente in Italia: “Lui ha vissuto 10 anni a Los Angeles – spiega Christian De sica nel salotto di Mara Venier – Poi è tornato in Italia per una ragazza, ma si sono lasciati”. (Agg. di Fabiola Iuliano)

Brando De Sica: “Il lavoro di mio padre e di mio nonno…”

Brando De Sica è il figlio di Christian De Sica e Silvia Verdone. Un cognome importante quello di Brando che per scelta personale ha deciso di trasferirsi in America dove ha conseguito la laurea e successivamente si è specializzato nella regia. Del resto un erede di De Sica non poteva non dedicarsi in qualche modo al cinema e alla macchina da presa, peraltro riscontrando degli ottimi risultati. Intervistato da Elle in occasione della presentazione del corto “Aria”, il regista ha parlato delle sue origini e della sua straordinaria famiglia: “è parte di noi, è dentro di noi, lavora inconsciamente. Il lavoro di mio padre e di mio nonno ha insegnato a tanti, incluso me”. Il figlio di Christian però, a differenza di tanti altri figli di, è orgoglioso di appartenere alla grande famiglia di De Sica, un cognome che ha segnato la storia del cinema italiano.

Brando De Sica: “mio padre e mia madre sono due persone meravigliose”

Il regista 36enne è consapevole e felice di portare un cognome importante e prestigioso come quello dei De Sica; un cognome di cui va orgogliosamente fiero: “sono grato di appartenere alla famiglia De Sica: mio padre e mia madre sono due persone meravigliose, ho uno zio straordinario come Carlo Verdone, per non parlare di mio nonno Vittorio De Sica…”. Nonostante il nome d’arte, Brando ha una sua idea sul mondo del cinema e sopratutto sul lavorare in questo settore così difficile: “sono convinto che, per lavorare nel mondo della regia, sia molto importante guadagnarsi da solo, con le proprie gambe, la stima e il rispetto degli altri, senza scorciatoie. Il regista infatti è come il capitano di una nave: il tuo equipaggio deve poterti rispettare. Affinché ciò accada, ti deve venire la pellaccia e devi passare attraverso le tempeste. Le esperienze negative sono pertanto fondamentali. Nell’ultimo anno ho avuto delle esperienze terrificanti ma, con il senno di poi, ringrazio di averle fatte”.

Brando De Sica: “moda e cinema specchio della società”

Nonostante gli studi oltreoceano a Los Angeles, Brando De Sica non nasconde che è stato importantissimo lavorare con un professionista del calibro di Matteo Garrone: “la più grande scuola è stata con lui. Oltre che uno straordinario professionista, è anche un grande amico che mi ha dato tanto coraggio nei momenti più bui della mia vita”. A chi gli domanda se in futuro lavorerà con il padre Cristian De Sica risponde: “firmando un film di papà, sarei agevolato sia con i produttori che con i finanziamenti statali. Ma sarebbe il film di papà. Io invece voglio uscire con una cosa mia, magari anche sbagliando”. Infine il regista si è soffermato a parlare sul binomio cinema e moda precisando: “sono, come altre forme d’arte, lo specchio della società. Proprio per questo ne mostrano le stesse difficoltà tra cui lo smarrimento. Crisi culturale, economica, politica… Al di là di tutto credo ci sia l’assenza di curiosità, immaginazione e poesia. Con qualche eccezione naturalmente”.

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