BREXIT/ “Accordo entro il 31/12 penalizzante per Londra, ecco la richiesta di Biden”

- int. Leonardo Maisano

Tra Ue e Regno Unito riprendono i colloqui: entro il 31 dicembre, data prevista, si dovrebbe trovare l’accordo sulla Brexit

brexit frost barnier 1 lapresse1280 640x300
Il negoziatore europeo per la Brexit Michel Barnier (a destra) con quello britannico David Frost (LaPresse)

BREXIT/ “Accordo entro il 31/12 penalizzante per Londra, ecco la richiesta di Biden”

Il capo negoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier, torna a Londra, dopo due settimane di quarantena dovute alla presenza nel suo staff di persone positive al Covid. Un periodo, come spiega in questa intervista Leonardo Maisano, corrispondente da Londra del Sole 24 Ore, che “non ha significato l’interruzione dei colloqui, che anzi sono stati portati avanti e molto bene. Prevedo che si arriverà a una conclusione alla data prevista del 31 dicembre”. Una conclusione che non significa affatto una vittoria inglese: “Comunque vada, per la Gran Bretagna l’accordo sulla Brexit costerà molto caro, anche alla luce della grave crisi economica che ha colpito il paese durante la pandemia e che la vedrà privata di ogni sostegno da parte dell’Unione Europea”.

A che punto siamo nelle trattative? Durante la quarantena di Barnier il lavoro diplomatico è comunque andato avanti?

Sì. Al di là del ruolo che può avere Barnier, ci sono tutti gli “sherpa” sui due lati del tavolo che hanno continuato a lavorare. La trattativa è andata avanti ed è andata bene. C’è ancora un livello di contenzioso da superare, però bisogna dire che si registra un maggior ottimismo rispetto a prima.

Che cosa permette di essere ottimisti?

È più facile dire i punti di contenzioso ancora aperti. Intanto quello politico sulla pesca, cioè l’accesso delle imbarcazioni dell’Ue nelle acque britanniche, che ha un peso economico molto relativo, frazioni minime del Pil, però ha un forte impatto politico in aree che sono essenziali per il Partito conservatore per mantenere il vantaggio che ha avuto alle ultime elezioni. Un punto di contenzioso politico molto delicato.

E poi?

Poi c’è il tema, caro agli inglesi, della libertà di potersi fare regole proprie senza dover, in caso di contenzioso, sottostare alle istituzioni europee. Ma se non saranno queste a dirimere le eventuali querelle anglo-europee, quale sarà l’organismo a dover intervenire? Credo che si stia lavorando molto su questo punto. Una istituzione terza dove entrambi potrebbero fare appello in caso di discussioni potrebbe essere la soluzione.

Come è la situazione economica del paese alla luce della pandemia? A differenza dei paesi dell’Unione, il Regno Unito non potrà contare su alcun aiuto economico da parte di Bruxelles?

La Gran Bretagna si trova in una situazione molto delicata e difficile. L’economia ha sofferto pesantemente, come tutte le altre economie, ma forse di più e poi si trova davanti proprio all’incertezza della Brexit. È un doppio effetto abbastanza difficile da calcolare. La disoccupazione sta crescendo e così il debito pubblico, come in tutti i paesi colpiti dal Covid, però viene a mancare la forza dell’Unione, che sta aiutando l’Italia e altre nazioni.

Con la fine del mandato di Trump, che sosteneva apertamente la Brexit e Boris Johnson, cosa accadrà con Biden alla Casa Bianca?

Biden prima di tutto è irlandese, per cui non accetterà mai alcuna forma di indebolimento degli accordi del Venerdì Santo, sui quali si regge la pace in Irlanda del Nord. La via di fuga che aveva immaginato Johnson andava proprio in quella direzione, era una corsa che abbatteva quelle intese. Da questo punto di vista l’arrivo di Biden è una cattiva notizia, però non credo che le relazioni anglo-americane saranno in qualche modo danneggiate.

Bruxelles e Londra riusciranno davvero a trovare un’intesa entro il 31 dicembre?

Sì, non penso ci sarà una rottura, assisteremo da entrambe le parti alle solite sceneggiate di chi deve vendere al proprio pubblico il merito della vittoria, soprattutto per gli inglesi, che devono far digerire un accordo che li penalizzerà. Comunque vada, per la Gran Bretagna costerà molto caro.

Di che stima popolare gode oggi Johnson? È stato molto criticato per come ha gestito la pandemia.

Al momento la sua posizione è solida, grazie ai voti parlamentari ottenuti alle ultime elezioni. Comincia però ad indebolirsi nel partito, perché molti iniziano a nutrire dubbi sulla sua capacità di gestire una situazione complessa come quella che si sta profilando. Se fino a oggi è stato l’uomo giusto per vincere il consenso popolare e guadagnare voti, la gestione della situazione attuale è tutta un’altra cosa. Johnson è abile nella sua comunicazione, e questo gli garantisce un certo consenso, ma sulla gestione dei problemi conseguenti alle sue scelte politiche restano invece molti dubbi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA