ESCLUSIVA SCI/ Nadia Fanchini: dal dolore alla rinascita, vi racconto i miei ultimi 248 giorni

NADIA FANCHINI torna a correre dopo il tremendo infortunio di quasi un anno fa. Il dolore, la fatica e la lotta per ritornare sulle piste innevate. Una vittoria resa possibile dall’amore di amici e familiari

21.10.2010 - Luciano Zanardini
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Fanchini sciatrice azzurra (Foto Ansa)

ESCLUSIVA SCI ALPINO – NADIA FANCHINI: ECCO GLI ULTIMI 248 GIORNI DELLA MIA VITA – A distanza di nove mesi dalla rottura dei legamenti crociati, la vita sportiva di Nadia Fanchini riprende forma e consistenza. Non è facile superare certi momenti, sconfiggere il dolore e, soprattutto, allontanare la paura di non poter più tornare quella di prima dell’infortunio. Lo sconforto è dietro l’angolo se si è costretti a rinunciare anche a una Olimpiade. Lo sa bene Nadia che in questa intervista concessa in esclusiva a ilsussidiario.net racconta come ha fatto a riprendere gli sci e con loro il sogno di una vita. Nessuna ricetta magica, ma semplicemente la capacità di stringere i denti (caratteristica non comune) e di affidarsi alle persone giuste, a quelle che sanno essere positive per gli altri. Tutto così facile? No, nelle pieghe dell’infortunio ci sono anche il dolore fisico che dispensa lacrime e l’amarezza per un’Olimpiade mancata. Dopo un recupero più veloce del previsto riparte dallo Stelvio per tornare ad essere protagonista.

Nadia, cosa significa tornare in pista nove mesi dopo l’infortunio nel super gigante di Saint Moritz (31 gennaio 2010)?

Sicuramente questa volta è stata più dura delle altre, anche perché questo infortunio era più grave. Ho raggiunto un traguardo importante al termine di una riabilitazione molto dura. Quando ero sulla sedia a rotelle non mi aspettavo di tornare in pista.

Cosa ti ha accompagnato e ti ha dato la forza di ripartire?

In alcuni momenti soffrivo parecchio, in altri ero più tranquilla. Con l’aiuto dei miei familiari e di tutte le persone che mi sono vicine ho reagito piano piano. Ogni tanto volevo rinunciare, perché la sofferenza era atroce; mi chiedevo se era il caso di soffrire senza avere la sicurezza di poter tornare sugli sci.

Quanto hanno influito in questa risalita le tue origini? Il tuo carattere camuno?

So che il carattere ha influito. Sono stata brava a reagire, mettendo un po’ di positività in quello che facevo e pensando a degli obiettivi. Adesso sono, pur con qualche ammaccatura, guarita quasi perfettamente con un tempo di recupero molto veloce.

Il dolore fisico per l’infortunio si è unito al dispiacere per la mancata Olimpiade…

Resta sì il rammarico dell’Olimpiade, un appuntamento molto atteso dagli sportivi che in quella sede vogliono giocarsi le loro carte. Nella vita di un’atleta ci sono 3/4 Olimpiadi. C’era il rammarico e c’era l’infortunio. Diciamo che i due aspetti si compensavano, mi pesava molto il pensare di dover rifare tutto da capo.

Quanto tempo ci vorrà per vedere la migliore Nadia?

Non posso sapere quanto tempo ci vorrà, bisogna vedere le situazioni: non dimentichiamoci che ho appena ricominciato a sciare.

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Sarà più facile recuperare in discesa o in Supergigante?

Uno spera di tornare subito ai suoi livelli, ma molto dipende da come reagisce il fisico e dalle discipline. In Supergigante dovrebbe essere più facile perché la velocità è più bassa, mentre in discesa si deve avere più fiducia. Finché non provo, non posso saperlo. La fiducia si trova nelle gare. Per il momento ho provato in Gigante e mi sento sicura.

Hai approfittato di questi mesi di stop forzato per coltivare degli interessi?

Non avevo grandi possibilità. Il primo mese l’ho passato su una sedia a rotelle con il dolore che non mi dava tregua. In generale i primi tre mesi sono stati molto difficili perché non stavo bene. Poi facevo 6 ore di palestra e 2 di piscina al giorno, non avevo tempo per fare altro. Emotivamente e fisicamente ero distrutta.

 

Parliamo di Coppa del Mondo. Chi parte davanti a tutte nella Libera e chi in Supergigante?

Se guardiamo alle gare dell’anno scorso sia in Libera che in Supergigante c’è la statunitense Lindsey Vonn. La Pärson potrebbe essere una sua potenziale avversaria in Libera e l’austriaca Fischbacher in Supergigante. Resta da vedere se qualcuno ha perso la forma: la Vonn non la perde mai.

Quali sono le ambizioni di tua sorella Elena e delle altre italiane?

Per le italiane può essere una buonissima annata. E’ cambiato lo staff e c’è il desiderio di andare forte. Per Elena spero possa essere un anno decisivo, cioè che possa tornare ai fasti del 2005/2006 quando vinse anche una medaglia ai Mondiali di Bormio. Tra le prime 15 al mondo c’è anche la Merighetti (un’altra bresciana, nda). Se siamo fortunate e partiamo con il piede giusto, in discesa l’Italia può fare bene. Anche nel gigante siamo cresciute molto in questi anni: ha fatto vedere delle bellissime cose Denise Karbon, uno dei miei modelli per come scia. Vediamo, sempre parlando di fortuna, anche come ritorna Lucia Recchia.



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