Morto Muhammad Ali/ Il ricordo di Francesco Damiani (esclusiva)

- int. Francesco Damiani

Morto Muhammad Ali: il ricordo di Francesco Damiani sul pugile più celebre di tutti i tempi, un’icona delal boxe con i suoi successi ma anche tanti gesti fuori dal ring (esclusiva)

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Muhammad Alì (Infophoto)

E’ morto all’età di 74 anni Muhammad Ali: nome di battesimo Cassius Clay, ma dopo la sua conversione all’Islam aveva preso il nome con cui è più celebre. E’ stato uno dei pugili più grandi della storia: medaglia d’oro nella categoria dei mediomassimi alle Olimpiadi di Roma nel 1960, poi il titolo mondiale nei pesi massimi che conquistò nel 1964 contro Sonny Liston per la prima volta e ancora i suoi match epici con Frazier e Foreman. Ali ha rivoluzionato il modo di fare pugilato con la sua eleganza. Ali in prima linea nella battaglia per i diritti civili col suo rifiuto ad andare a combattere nella guerra del Vietnam, l’impegno contro il razzismo, il suo coraggio di personaggio che ha sempre detto quello che provava e sentiva, anche contro le regole ferrei dei potenti. Ali si era distinto anche per le sue azioni umanitarie. Per un commento su questo grande personaggio abbiamo sentito Francesco Damiani, argento nella categoria Supermassimi alle Olimpiadi 1984 con un verdetto ingiusto e poi da professionista campione massimi WBO. Attualmente è allenatore dei pugili italiani per Rio. Eccolo in questa intervista esclusiva per IlSussidiario.net.

Cosa pensa della morte di Clay? E’ un pezzo di storia che se ne va, un pugile che ha rivoluzionato la boxe negli anni ’60, cambiando tantissimo la storia del pugilato.

E’ stato veramente il pugile più grande di tutti i tempi? Ha rivoluzionato questo sport portandovi tantissima eleganza, combattendo quasi come una farfalla. Lo stile di Clay rimarrà per sempre come qualcosa di unico, di irripetibile.

L’oro alle Olimpiadi di Roma fu l’inizio trionfale della sua carriera? Un inizio molto importante l’oro olimpico a Roma nel 1960 nei mediomassimi, poi passò ai massimi dove ottenne successi importanti e divenne campione del mondo.

La sua conversione lasciò il segno… Una decisione fondamentale nell’arco della sua vita, cambiò anche il suo nome da Cassius Clay a Muhammad Alì convertendosi all’Islam.

Poi tanti incontri di successo, quello con Foreman fu l’apice della sua carriera? Quello con Foreman è stato un match fondamentale della sua carriera, ma anche i due con Frazier hanno avuto grande valore.

Con Frazier ebbe un momento difficile ma poi seppe rialzarsi… La rivincita dopo la prima sconfitta fu eccezionale. Si dimostrò così un pugile dalle doti incredibili.

Quali sono stati secondo lei gli altri incontri importanti della sua carriera? Quello con Liston, quello con Norton, all’epoca erano tanti i pugili veramente forti nei massimi!

Tecnicamente cosa ha insegnato al mondo del pugilato? La sua eleganza come dicevo prima è stata un esempio per tutti i pugili, inoltre ha usato con successo il jab sinistro, una sua arma micidiale.

Fuori dal ring la sua battaglia per i diritti civili, culminata nel rifiuto di andare a combattere in Vietnam… E’ stato unico anche fuori dal ring, prendendo delle posizioni nette come fu quella contro la guerra in Vietnam.

Cosa ci può dire della lotta contro il razzismo? In questo senso Clay ha fatto tanto, è diventato un simbolo della difesa dei diritti civili della popolazione nera di tutto il mondo. E’ intervenuto anche contro ogni razzismo di qualsiasi tipo esistente nel mondo. Uno dei pugili più grandi della storia, un personaggio eccezionale anche fuori dal ring. Alì è stato veramente straordinario…

L’ha conosciuto personalmente? Gli ho stretto la mano, è stato un onore per me, però non l’ho conosciuto proprio personalmente. Quando sei con questi grandi personaggi è così, ma è una grande cosa lo stesso. (Franco Vittadini)

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