MILAN, YONGHONG LI IN BANCAROTTA/ Inchiesta Gabanelli: Galliani, le sue credenziali sono state verificate…

- Niccolò Magnani

Milan, il presidente Yonghong Li sarebbe in bancarotta: lo dice l’inchiesta di Milena Gabanella sul Corriere della Sera, “crac in Cina con il patrimonio messo all’asta per debiti”

Mister Li Milan lapresse_2017
Yonghong Li , ex presidente de(LaPresse)

Le ombre sulla solidità finanziaria di Yonghong Li scuotono il mondo Milan, ma l’ex amministratore delegato Adriano Galliani commenta con serenità l’operazione con la quale il club rossonero è stato ceduto ai cinesi. «Ha acquistato il Milan investendo una somma molto importante. Inoltre, noi eravamo assistito da una grande banca internazionale come advisor e da un grande studio legale, così lui. Non solo ha comperato il Milan, ma ha anche presentato in giugno le credenziali alla Lega Calcio ed è stato approvato, ha dichiarato Galliani nell’intervista a Mattino Cinque. L’ex dirigente del Milan fa riferimento anche al fondo Elliott: «Gli ha prestato più di 300 milioni, quindi avranno fatto anche loro le dovute verifiche, ha proseguito Galliani. Poi ha citato la questione della campagna acquisti estiva: «Sono stati fatti acquisti importanti, presentando sempre certificazioni e fideiussioni. Non conosco la realtà cinese, ma 1+1+1 dovrebbe fare tre e finora le cose sono sempre andate in quel senso. (agg. di Silvana Palazzo)

YONGHONG LI IN BANCAROTTA, INCHIESTA GABANELLI SUL MILAN

Linchiesta scotta e il Milan con la sua cessione da Fininvest a Yonghong Li è ancora una volta al centro di una bufera economica, politica e solo in ultima analisi sportiva. I rossoneri hanno trovato in Rino Gattuso chi ha saputo rilanciarli e proteggerli, e forse sta facendo un lavoro ancora più apprezzabile se pensiamo quanto sta uscendo in queste ore sulla società sempre più sospetta che vi sta alle spalle. Secondo linchiesta firmata Milena Gabanelli sul Dataroom del Corriere della Sera lo svelamento è di quelli importanti: «il presidente del Milan è in bancarotta in Cina con il patrimonio allasta per i troppi debiti. Apriti cielo, sconvolto ancora una volta limmagine della società cinese che fin dai primi momenti non ha mai convinto appieno, con tanti dubbi sui soldi in grandissima quantità esercitati durante la campagne acquisti estiva e sui tanti debiti che ancora affliggono la società che fu di Silvio Berlusconi. Milena Gabanelli e Mario Gerevini hanno indagato sulle holding dell’imprenditore che ha acquistato il club rossonero per 740 milioni circa un anno fa: hanno di fatto scoperto che la holding Shenzhen Jie Ande, presentata in un primo momento come credenziale per l’acquisto – e che possiede una quota della società di packaging Zhuhai Zhongfu (quotata sulla Borsa cinese) – era in realtà già insolvente al momento dell’acquisto.

LI IN BANCAROTTA?

A questo punto linchiesta allora prova ad approfondire la possibilità che realmente Yonghong Li fosse già in bancarotta al momento dellacquisto del Milan, chiedendosi come allora sia stata possibile la cessione di Fininvest e il superamento di tutti i controlli su conti e debiti nei primi mesi di trattative. «La cassaforte che ha comprato il Milan era già vuota: il titolo dellinchiesta giornalistica già dice tutto dellintento da dimostrare anche se ovviamente nelle prossime ore si attenderanno risposte e replica della società diretta in Italia dallad Marco Fassone. «Sotto Natale, lamministratore delegato del Milan, Marco Fassone, è a caccia di 3-400 milioni per rifinanziare il prestito da 300 milioni del fondo Elliott, quando il tribunale cinese fissa al 2 febbraio lasta di giudiziale. Senonché l8 gennaio arriva unaltra tegola per il povero Li: a inseguirlo è la Banca di Canton, a cui non ha pagato i debiti, e che chiede la liquidazione per bancarotta della holding Jie Ande, scrive la Gabanelli nel suo Dataroom, sottolineando come in quei giorni è stata fissata lasta dei beni di Li su Taobao per lo scorso 2 febbraio. stata poi rinviata però perché «cè la richiesta di liquidazione per bancarotta della Banca di Canton che si accavalla alle pretese risarcitorie della Banca di Jiangsu. A Milano è tutto tranquillo, perché in ogni caso i soldi sono arrivati e Li ha rispettato tutti gli impegni.

CESSIONE MILAN, TUTTO DA RIFARE?

Ma quindi ora, cosa succederà? Secondo linchiesta che ha provato ad approfondire anche intera quota in mano ai cinesi della società – ricordiamo che i 740 milioni di euro per acquistare il Milan sono arrivati per 340 milioni da conti offshore, 300 milioni dal prestito del fondo Usa Elliott e 100 dal patrimonio personale di Yonghong Li – ci sarebbero non pochi dubbi sui prossimi mesi di pagamenti e operazioni del Milan. ««Non abbiamo riscontrato nulla di pregiudizievole a carico di mister Li Yonghong che dispone di adeguate risorse finanziarie per realizzare loperazione, scriveva a Fininvest il suo advisor finanziario, Marco Samaja, capo di Lazard Italia. Ora però la situazione sembra decisamente più preoccupante per la società rossonera visto che in Cina nessuno conosce ancora oggi Li ed è pure in bancarotta, pare, di tutto il suo patrimonio per i troppi debiti. «Oggi sappiamo che mister Li ha esibito sul tavolo della trattativa le credenziali di una sua società-cassaforte che era già da tempo insolvente. Ha barato? E può un oscuro finanziere, sconosciuto in Cina e altrove, che mai si è occupato di calcio neppure a livello amatoriale e che presenta tra i suoi gioielli una holding quasi fallita per pochi milioni non restituiti, impegnarsi da solo in unoperazione da un miliardo (campagna acquisti e aumenti di capitali compresi)?, si chiede la Gabanelli, insinuando che qualcosa in quella cessione non torna. La Rothschild ha garantito come consulente ma quella controllata inglese vede come vicepresidente quel Paolo Scarone, nel consiglio di amministrazione del Milan ed ex n.1 di Eni; non solo, anche buon amico di Silvio Berlusconi. La Gabanelli ha lanciato la miccia, ora tocca al Milan provare a spegnerla o lasciarla continuare fino ad esplodere



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