GIGI BUFFON E IL PASSATO DA ULTRAS/ L’intervista: “In depressione pensavo che a nessuno interessasse di me”

Gigi Buffon si racconta in un’intervista e parla soprattutto del suo passato come ultras della Carrarese: il portiere del Psg ha rivelato di essersi anche scontrato con la polizia.

08.01.2019, agg. alle 21:32 - Claudio Franceschini
Gigi Buffon, portiere PSG
Gigi Buffon (Instagram)

Nell’intervista a Vanity Fair, Gigi Buffon ha anche raccontato il periodo più buio della sua vita, quello legato ad una depressione che gli ha anche impedito di scendere in campo in un’occasion: “Per qualche mese, ogni cosa perse di senso. Mi pareva che agli altri non interessassi io, ma solo il campione che incarnavo. Che tutti chiedessero di Buffon e nessuno di Gigi. Fu un momento complicatissimo. Un giorno, a pochi minuti da una partita di campionato mi avvicinai a Ivano Bordon, l’allenatore dei portieri, e gli dissi: ‘Ivano, fai scaldare Chimenti, di giocare io non me la sento’. Avevo avuto un attacco di panico. Non ero in grado di sostenere la gara. Come ne uscii? Se non avessi condiviso quell’esperienza, quella nebbia e quella confusione con altre persone, forse non ne sarei uscito. Non ho mai avuto paura di mostrarle né di piangere, una cosa che mi capita e di cui non mi vergogno affatto.” (agg. di Fabio Belli)

CON GLI ULTRAS DELLA CARRARESE

Gigi Buffon ha raccontato alcuni aneddoti del suo passato in una lunga intervista concessa a Vanity Fair: personaggio mai banale, nel bene o nel male le sue dichiarazioni sono sempre state piuttosto interessanti e, in questo caso, ne emerge un piccolo dettaglio del Buffon che, prima di diventare uno dei portieri più forti al mondo e riempire la bacheca di titoli (tra cui un Mondiale), era un tifoso e un appassionato di calcio. Forse anche sopra le righe, almeno in certi casi: “Ero un ultras, facevo parte del Commando Ultrà Indian Tips. E’ il gruppo di tifosi della Carrarese, un nome che Buffon porta ancora sui guanti: “Ho incontrato gente di cui si parla tanto, ma di cui spesso non si conosce nulla. L’estremo difensore del Psg ha tracciato un breve elenco: “ragazzi normali, sognatori e idealisti. Alcune persone erano interessanti, qualcuno era un deficiente”… e prosegue nel racconto, parlando di se stesso come di un ragazzo che si sentiva invincibile e indistruttibile, che pensava di poter fare tutto. “Ho fatto le mie cazzate” ha confidato, sottolineando di voler tenersi stretta la “sana follia” dei 20 anni: sincerità nello spaccato della sua vita giovanile, che sfocia anche in un paio di aneddoti certamente non troppo lusinghieri, ma che oggi Buffon non ha problemi a ricordare.

BUFFON: DAI MANGANELLI ALLE CANNE

Già, perchè una volta Buffon ha anche subito una manganellata dalla polizia: ha raccontato di aver dato un passaggio a un tifoso del Parma, in un periodo che essendo vent’anni fa (come da lui stesso detto) risale presumibilmente a quando Gigi era il portiere dei ducali. “Quando lui vide il posto di blocco della polizia si dileguò e io restai da solo a confrontarmi con la polizia”. Non solo: dice, Buffon, che nonostante abbia sempre rifiutato di assumere droghe o sostanze dopanti, una canna se l’è anche concessa: “Al massimo quello, ma ricordo la nuvola di fumo che avvolge i tifosi della Casertana: è come se la vedessi ora”. A chiusura dell’intervista, il portiere ha anche detto la sua sulla recente morte di Daniele Belardinelli, il tifoso dell’Inter che aveva preso parte agli scontri fuori da San Siro prima della partita contro il Napoli: “E’ difficile contestualizzare: l’odio è un vento osceno, non solo in uno stadio. Ho il sospetto che il calcio reciti solo una parte di pretesto”. E’ davvero difficile dargli torto, almeno in questa ultima dichiarazione.

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