MORTE DI DALE OEN/ Fioravanti: è una tragedia che mi colpisce personalmente, il nuoto perde un grande ranista (esclusiva)

- int. Domenico Fioravanti

Alexander Dale Oen, nuotatore norvegese di 26 anni, campione del Mondo dei 100 rani, è morto ieri per infarto: ecco il commento del grande ranista azzurro DOMENICO FIORAVANTI (esclusiva).

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Alexander Dale Oen (Infophoto)

Alexander Dale Oen, campione del Mondo a Shanghai 2011 e vice-campione olimpico a Pechino 2011 dei 100 metri rana, 26 anni, il nuotatore più forte di Norvegia e tra i più forti al mondo nella rana, è morto ieri sera (questa notte in Italia) a Flagstaff, in Arizona, dove era in ritiro per preparare le Olimpiadi di Londra 2012, nella quale sarebbe stato tra i favoriti nella rana insieme al giapponese Kosuke Kitajima e all’azzurro Fabio Scozzoli. A porre bruscamente fine alla vita di Dale Oen è stato un infarto fulminante, che ha reso vano ogni tentativo di rianimarlo: l’ennesimo caso di morte improvvisa nel mondo dello sport negli ultimi tempi, nei quali l’Italia ha pianto le tragedie di Vigor Bovolenta e Piermario Morosini. Inevitabilmente la memoria di tutti va a Domenico Fioravanti, grandissimo specialista proprio della rana (fu campione olimpico dei 100 e dei 200 rana a Sydney 2000), la cui carriera finì a causa dello stop impostogli dal Coni e dovuto ad una ipertrofia cardiaca. Fioravanti ha accettato di rilasciare alcune dichiarazioni in esclusiva per IlSussidiario.net: ecco cosa ci ha detto.

Cosa prova davanti alla morte di Alexander Dale Oen?

La morte di un ragazzo così giovane lascia sempre in tutti un grande dispiacere, e ancora di più se si tratta di un campione del tuo sport, anzi della tua stessa disciplina.

Ultimamente poi sembrano essere sempre più ricorrenti casi del genere…

Sì, credo che sia solo una coincidenza ma di certo è un periodo sfortunato per quanto riguarda i casi di problemi cardiaci negli sportivi.

La sua carriera finì proprio per questo motivo: che riflessione le induce questo fatto?

Sicuramente il fatto che un nuotatore – anzi, un ranista – sia morto per un infarto mi fa sentire chiamato in causa, dal momento che la mia carriera finì appunto per presunti problemi cardiaci. Diciamo che è una tragedia che mi colpisce personalmente, che mi induce a riflettere e ad apprezzare la vita.

Lei conosceva di persona Dale Oen?

Non proprio, perché quando io fui costretto a smettere Dale Oen era solamente un giovane di belle speranze e quindi non ho mai parlato davvero con lui, però è chiaro che frequentando lo stesso ambiente avessimo dei contatti.

E che impressione ne aveva ricavato?

Dal punto di vista tecnico, era sicuramente uno dei migliori ranisti in circolazione, le cui qualità erano soprattutto la potenza e una grande cattiveria agonistica e che aveva ricevuto la definitiva consacrazione vincendo i Mondiali di Shanghai l’anno scorso.

Infatti era anche uno dei grandi favoriti per i 100 rana a Londra…

Sì, con Kitajima e il nostro Scozzoli era sicuramente al top mondiale della specialità.

Dal punto di vista umano invece?

Mi sembrava un ragazzo molto generoso, e sicuramente era molto legato alla sua Nazione.

In Norvegia di sicuro era tra gli sportivi più apprezzati…

Sì, e lo era diventato ancora di più proprio ai Mondiali, quando dedicò la vittoria a tutto il suo popolo, che da poco era stato colpito da una tragedia (erano passati infatti pochi giorni dagli attentati compiuti a Oslo e sull’isola di Utoya da Breivik ndR).  

 

(Mauro Mantegazza)

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