AS ROMA/ Lorieri: Stekelenburg o Goicoechea? Deve esserci una gerarchia: la serenità è importante (esclusiva)

FABRIZIO LORIERI, ex portiere della Roma tra il 1993 e il 1995, commenta in esclusiva la papera di Stekelenburg, costata la vittoria ai giallorossi contro la Sampdoria in campionato.

28.09.2012 - int. Fabrizio Lorieri
Stekelenburg_papera_Samp
Maarten Stekelenburg, portiere della Roma (Infophoto)

La Roma non riesce a vincere all’Olimpico: al terzo tentativo è arrivato un pareggio, il secondo in campionato (c’è anche una sconfitta), 1-1 contro una Sampdoria rimasta in dieci per tutto il secondo tempo. Decisiva è stata la papera di Maarten Stekelenburg, che al 62′ minuto non ha trattenuto un innocuo cross di Berardi da destra e si è visto beffato da Munari, che ha dovuto solo appoggiare in rete. Sono così tornati i fantasmi sulla testa del portiere olandese, che fin dall’estate è stato oggetto di voci sul suo futuro, amplificatesi con l’arrivo a Trigoria dell’uruguaiano Giocoechea. La sensazione è che tra Zeman e Stekelenburg non sia mai nato un feeling eccezionale, e questo errore tecnico non aiuta le cose. Dal punto di vista emotivo, ci si chiede quanto l’olandese pagherà il suo goffo intervento. Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Lorieri, che ha difeso i pali della Roma tra il 1993 e il 1995 e oggi è preparatore dei portieri del Lecce. Ecco le sue parole, nell’intervista esclusiva rilasciata a Ilsussidiario.net.

La papera di Stekelenburg è stata evidente: come si riparte da un errore simile? Innanzitutto, penso che il portiere che riesce a reagire a un errore è sempre quello più forte, quello che interpreta meglio il ruolo. La forza di un portiere è proprio quella: riuscire a superare l’errore già dalla partita successiva. E’ la qualità migliore, che differenzia un portiere bravo da un altro che non riuscendo ad andare oltre i propri errori è poi limitato.

Secondo lei quanto incidono su Stekelenburg le voci continue di mercato e la presenza “ingombrante” di Goicoechea? Non lo so, ognuno ha il suo modo di affrontare questo tipo di situazione. Personalmente penso che ci debbano essere delle gerarchie ben definite, quindi un portiere titolare e uno che accetta il ruolo di comprimario ma che si faccia trovare pronto nel momento del bisogno. E’ questa la situazione giusta per far rendere entrambi al meglio.

La competizione, quando sana, aiuta? Certo, ci deve sempre essere; non però  un dualismo vero e proprio, perché questo si riflette molto su chi deve giocare la domenica. Certo, dipende poi da portiere a portiere: c’è chi è immune alle pressioni e chi le accusa fin troppo.

Come viene in aiuto il preparatore dei portieri dopo episodi così? Le situazioni possono essere diverse, anche a seconda del momento che si vive in campionato, contano molto le prestazioni precedenti l’errore. Sicuramente, un preparatore deve cercare di tenerlo il più tranquillo possibile; dipende anche molto dal rapporto.

Lei discute degli errori con i suoi portieri? 

No, mai: parlarne a caldo non è una situazione che ritengo giusta, magari in un secondo momento ma non subito, a meno che non venga richiesto espressamente dal portiere. Del resto, un portiere sa benissimo dove ha sbagliato, perciò è inutile “processare” l’episodio; la ritengo una cosa controproducente, l’importante è la tranquillità.

Al di là dell’errore, cosa pensa di Stekelenburg? Con Zeman i portieri sono sempre abituati a soffrire, perché giocano quasi da libero. Stekelenburg comunque resta uno dei migliori interpreti europei nel ruolo, l’errore capita a tutti e non per questo bisogna condannare Stekelenburg.

 

(Claudio Franceschini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori