FORMULA 1/ Minardi: ecco perchè Ferrari e Red Bull hanno fatto bene a lasciare la Fota (esclusiva)

- int. Giancarlo Minardi

Ferrari e Red Bull hanno annunciato di abbandonare l’associazione dei team di Formula 1. Con Giancarlo Minardi analizziamo i perchè di questa scelta e quali conseguenze potrà avere.

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Foto Ansa
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La notizia di oggi pomeriggio è di quelle che fanno rumore: la Ferrari e la Red Bull, cioè il team più famoso e storico al mondo e il team campione in carica, escono dalla FOTA (Associazione dei Team della Formula Uno). Decisione che sicuramente influirà sul futuro di questo sport, anche in vista del rinnovo del Patto della Concordia in scadenza a fine 2012 e che regola i rapporti tra le varie componenti di questo mondo e tutti gli accordi economici. Questa decisione fa seguito a frasi significative di Montezemolo, in particolare alle limitazioni dei test e dello sviluppo. Abbiamo sentito in proposito Giancarlo Minardi, uno dei personaggi più noti del Circus della Formula 1, a lungo costruttore. Intervista in esclusiva per IlSussidiario.net.

Minardi, per prima cosa ci può descrivere cos’è esattamente la FOTA?

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La FOTA è l’associazione dei team, nata pochi anni fa, ma quando la situazione era completamente diversa. Nella Formula 1 c’erano molte più case costruttrici, che purtroppo nel frattempo hanno abbandonato. Oggi sono rimasti pochi team che sono espressione delle case automobilistiche mondiali o comunque ad esse legati, e sono i quattro o cinque team più importanti e hanno determinati interessi. Gli altri sono costruttori di telai con fornitura di motori. Sicuramente c’è stata una scollatura tra interessi molto diversi. Non a caso hanno lasciato proprio i due team in questo momento più importanti, la Ferrari e la Red Bull. Altri hanno interessi più commerciali che tecnici e di sviluppo. Sarà importante vedere come agiranno ora Mc Laren, Mercedes e Renault. Quello che so è che ci sono state molte riunioni in questi mesi, che hanno portato a questa decisione.

Lei cosa ne pensa?

Sono d’accordo con la Ferrari per quanto riguarda le prove. Si può risparmiare in altri modi. Non si può togliere ai team principali la possibilità di sviluppare le loro macchine e di fare ricerca, permettendo tra l’altro anche a piloti giovani ed emergenti di provare queste monoposto.

Quindi gli interessi in campo sono troppo diversi?

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Sì. Quando la Fota è nata c’erano tutti i più grandi costruttori mondiali (Bmw, Honda, Toyota, Ford oltre agli attuali ndR), oggi tra i primi cinque e gli altri ci sono differenze enormi. Non c’è più lo spirito che stava alla base della FOTA, che ha portato anche a risultati importanti. Ora gli interessi divergono troppo tra chi ha necessità di fare ricerca e sviluppo e chi compra un motore a un prezzo calmierato e deve solo costruire il telaio. C’è la spaccatura tra veri costruttori di auto e i costruttori di telai senza grosse case alle spalle. Sono sorte discussioni tali che porteranno a prendere decisioni importanti e cambiamenti significativi.

La ricerca tecnologica è quindi il pomo della discordia?

I veri costruttori hanno bisogno di fare ricerca, non si può impedirglielo, è questo l’interesse delle grandi case in Formula 1, su questo sono totalmente d’accordo con la Ferrari.

Per questo Montezemolo, che era stato tra i grandi promotori, ora lascia la FOTA?

Sì, interessi e anche bilanci sono ormai troppo diversi. La FOTA attuale era ormai troppo eterogenea.

Quali conseguenze può avere questo gesto?

Siamo a dicembre, c’è tutto il tempo di trovare un accordo fino a marzo, credo che sia stato fatto ora l’annuncio proprio per questo. Però io non sono più nel mondo della Formula 1, non mi addentro nelle decisioni, non ne conosco i dettagli e i motivi delle scelte. Di certo io sono totalmente d’accordo con la Ferrari sull’argomento delle prove. Ma sono sicuro che si troverà una soluzione.

Quindi non c’è rischio di un campionato alternativo o di una Formula 1 senza Ferrari?

Non mi avventurerei in ipotesi al momento puramente teoriche. La Formula 1 ha già vissuto altri momenti di crisi, in cui c’erano due associazioni diverse, oppure non ce n’era nemmeno una, ed è sempre andata avanti. Certo, la Fia dovrà essere più attiva e presente nel dettare le regole.

L’anno prossimo scadrà il Patto della Concordia. Ci saranno molte cose da rivedere?

Sicuramente questo è l’inizio delle trattative per rivederlo. Il Patto è la base della convivenza tra i team, ne regola la vita e il campionato del Mondo, l’atto più importante. Ogni volta che scade ci sono importanti trattative. Oggi il problema è la forbice tra i cinque grandi team e costruttori e gli altri sette: le esigenze, le necessità e gli obiettivi andranno concordati per siglare il nuovo Patto.

E che futuro può avere l’associazione?

Per ora prendiamo atto di quello che è successo, poi si vedrà.

Il tema più caldo sono le prove?

Penso di sì, ed è anche quello a me più caro come consulente CSAI, ricercatore di nuovi talenti.

Di certo si prospettano grandi novità, come ad esempio per i motori…

Sì, anche se è saltata l’ipotesi dei motori 4 cilindri, si va verso l’era del turbo 6 cilindri. L’anno prossimo per la prima volta ci saranno sei campioni del Mondo, quindi io vedo bene il futuro della Formula 1. Certo, tutto il mondo è in crisi economica, ma io sono ottimista: già quest’anno abbiamo assistito a un campionato spettacolare.

Ecclestone però ha prospettato un futuro con soli cinque Gran Premi in Europa. Cosa ne pensa?

Bisogna essere realisti. La Formula 1 deve andare verso i mercati più importanti, commercialmente più appetibili, e sta diventando davvero un campionato del Mondo. Certo, questo danneggia i circuiti storici, spero sia una esagerazione. Ma l’evoluzione mondiale è questa.

 

(Mauro Mantegazza)

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