JUVENTUS/ Esclusiva Beccantini: caro Agnelli il problema è la qualità

Dal 2007, anno del ritorno in A, la Juventus ha investito, complessivamente, 187,3 milioni di euro, seconda soltanto all’Inter, con 195,2. Il problema, dunque, non è stato il “quanto” ma il “come”

15.01.2011 - La Redazione
delpiero_perplesso_R375x255_3mag09
Foto Ansa

JUVENTUS – Manca qualità. E’ questo il verdetto senza appelli rilasciato a il sussidiario.net da Roberto Beccantini, storica firma del quotidiano La Stampa e tifoso della Juventus. A chi, anche in queste ore, sostiene che la famiglia Agnelli non investe più denaro nella Juventus, Beccantini (nelle sue parole anche la delusione per la gestione dell’attuale dirigenza) snocciola alcuni numeri impietosi: «Dal 2007, anno del ritorno in A, la Juventus ha investito, complessivamente, 187,3 milioni di euro, seconda soltanto all’Inter, con 195,2. Il problema, dunque, non è stato il “quanto” ma il “come”». Se la Juve insegue costantemente un attaccante, la risalita deve per forza di cose passare dall’aspetto difensivo: i terzini sono «la prima pietra sulla quale edificare la nuova Juventus». All’orizzonte, sul modello della Triade, ci sono anche delle cessioni di giocatori di livello: «L’importante è avere le idee chiare e privilegiare la qualità, anche negli scambi emotivamente e tecnicamente più dolorosi: l’unica filosofia che, come ai tempi della Triade, aiutava i tifosi a mandar giù persino magoni come la cessione di Zidane».

Beccantini, partiamo dal presente. La Juventus ha due punti in meno rispetto alla passata stagione. Si aspettava qualcosa di meglio o era tutto previsto?

La scorsa stagione, la Juventus arrivò settima. Pesato il mercato dell’ultima estate, l’avevo collocata al sesto posto. Siamo lì.

Oltre agli infortuni che hanno falcidiato la rosa, cosa non ha funzionato?

Manca qualità: mai come oggi la differenza la sta facendo il giocatore e non il gioco. Penso a Ibrahimovic, a Eto’o: li piazzi nella Juve, in “questa” Juve, e poi ne riparliamo.

Solitamente le squadre allenate da Del Neri migliorano con la Primavera: è più facile vincere la Coppa Italia o arrivare in zona Champions?

Entrambe le imprese sono difficili, molto difficili: un po’ meno, vincere la Coppa Italia.

Come si spiega l’ostracismo di Del Neri e della dirigenza nei confronti di Del Piero che non viene quasi mai menzionato?

Alessandro Del Piero va per i 37. E’ la bandiera della Juventus. A volte, delle bandiere si resta prigionieri: dal caso Del Piero al pasticcio Totti. Ho colto errori tattici (Del Piero troppo presto fuori contro il Parma), non ostracismo. Credo che sia legittimo, vista l’età dell’icona, ragionare sul prossimo passo. Raul, non meno madridista di quanto Del Piero non sia juventino, ha afferrato lo spirito del tempo e preferito l’esilio della Bundesliga. Non si può andare sempre dove porta il cuore (dell’idolo).

JUVENTUS INTERVISTA A BECCANTINI CONTINUA, CLICCA QUI SOTTO

I tifosi, che pure sostengono la gestione Andrea Agnelli, incominciano a dubitare dell’operato di Marotta. Giusto prendere Toni in una situazione di emergenza o era meglio puntare subito a un grande nome?

Ci sono, secondo, lei i soldi per investire o Marotta, senza grandi risorse, sta facendo il possibile? E’ un circolo vizioso: Toni è del ’77 come Trezeguet, scaricato per via del contratto "oneroso", senza il ko di Quagliarella Toni non sarebbe mai arrivato ma visto che è arrivato (a titolo definitivo) tanto valeva, allora, non cedere Trezeguet, solo che non si poteva immaginare il ko di Quagliarella, senza il quale la partenza di Trezeguet non avrebbe condizionato l’improvvisa epifania di Toni. Altra cosa: dal 2007, anno del ritorno in A, la Juventus ha investito, complessivamente, 187,3 milioni di euro, seconda soltanto all’Inter, con 195,2 (fonte La Gazzetta dello Sport, 12 gennaio 2011). Il problema, dunque, non è stato il "quanto" ma il "come". O almeno, non solo o soprattutto il "quanto". Non pochi ma ottimi, come aveva suggerito Didier Deschamps; bensì, molti ma semplicemente buoni, discreti, come ha proposto qualcun altro. Giuseppe Marotta è in carica dall’estate scorsa: si è adeguato al tran-tran. Lo stimo, anche se mi sarei aspettato di più. Ricapitolando: i soldi c’erano, ci sono, il guaio è che non tutti sono stati impiegati come avrebbe dovuto consigliare la competenza.

 

Non sembra che ci sia una strategia precisa. Si cerca con insistenza un attaccante (con il rischio di prendere un rincalzo), ma non si prova a risolvere il problema sulla linea dei terzini. Cosa ne pensa?

Penso che i terzini siano la prima pietra sulla quale edificare la nuova Juventus. Quando vedo giocare Criscito, mi viene il nervoso. Non che sia il massimo, ma era della Juventus e se devo sbolognarlo per poi ridurmi alle ultime bollicine di Grosso, beh, qualcosa non torna.

Non dimentichiamoci che a giugno la Juve deve riscattare anche Aquilani. Molto probabilmente sarà ceduto Buffon per fare cassa e alleggerire il monte stipendi. E’ d’accordo con questa scelta?

Appunto. Non solo Aquilani, anche Quagliarella (se, come gli auguro con tutto il cuore, recupera): sono più i nodi e la forfora all’orizzonte che i pettini a disposizione sulla consolle. La Juventus, oggi, non ha giocatori con i quali fare cassa, Buffon a parte. L’importante è avere le idee chiare e privilegiare la qualità, anche negli scambi emotivamente e tecnicamente più dolorosi: l’unica filosofia che, come ai tempi della Triade, aiutava i tifosi a mandar giù persino magoni come la cessione di Zidane.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori