CAOS LIBIA/ Sulla testa di Haftar i tubi di gas tra Germania, Turchia e Russia

- int. Giuseppe Morabito

A due giorni dal summit di Berlino il ministro degli Esteri tedesco Maas si è recato in Libia e ha ottenuto da Haftar l’impegno a rispettare il cessate il fuoco

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Libia, milizie del Gna impegnate in un'azione contro l'esercito di Haftar (LaPresse)

A sorpresa, spunta sul complicato fronte libico la Germania, che fino a oggi si era tenuta, apparentemente, fuori. Dopo il fallimento del vertice di Mosca e il rifiuto di Haftar di firmare la tregua, a due giorni dal summit di Berlino il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas si è recato in Libia e ha ottenuto da Haftar l’impegno a rispettare il cessate il fuoco. Come è riuscita la Germania là dove Turchia e Russia hanno apparentemente fallito? Secondo il generale Giuseppe Morabito, già vice capo di stato maggiore per le operazioni di Sfor e attualmente membro del Collegio dei direttori della Nato Defense College Foundation (Ndcf), “la Germania si è mossa in quanto ospite del convegno di Berlino. Doveva assicurarsi che Haftar e Serraj fossero presenti e in cambio ha sicuramente offerto qualcosa che noi al momento non possiamo sapere. Ma non dimentichiamoci che la Germania, esattamente come l’Italia, è totalmente dipendente dagli idrocarburi di importazione, per cui se vogliamo fare due più due…”. Ecco cosa ci ha detto.

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha dichiarato che Khalifa Haftar, comandante delle forze libiche orientali, si è impegnato a rispettare il cessate il fuoco nel Paese nordafricano. Come mai a Mosca niente accordo e in vista di Berlino sì?

I tedeschi innanzitutto a differenza di turchi e russi rappresentano l’Unione europea. Haftar a Mosca si è comportato da giocatore di poker. Quando si è seduto al tavolo e ha visto che Serraj aveva firmato, ha cercato di ottenere il più possibile. In vista di una tregua i contendenti, prima di arrivare al congelamento della situazione, cercano di ottenere ognuno quanto più possibile: di raggiungere i massimi vantaggi territoriali combattendo, e i massimi vantaggi diplomatici sul piano politico.

Ma come si spiega che la Germania, fino a oggi assente dal teatro libico, adesso ottenga un tale risultato?

Il ministro tedesco è andato in Libia per essere sicuro che i due contendenti venissero a Berlino. Certamente ha promesso qualcosa. Angela Merkel aveva bisogno che Serraj e Haftar venissero a casa sua, non poteva perdere questa occasione che, come dicevo, è importante per tutta l’Unione Europea e che adesso darà a Berlino un vantaggio non da poco.

È possibile pensare che la Germania abbia promesso acquisto di gas e fonti energetiche, visto che da sempre fa affari con Mosca e Ankara, arrivando al punto di non insistere sulla faccenda ucraina per non far arrabbiare Putin?

Non sarebbe certo strano. Audi, Mercedes, Volkswagen hanno bisogno di energia, ma la Merkel ha anche bisogno di stabilità nel mercato esattamente come l’Italia, perché se i prezzi degli idrocarburi salgono la sua economia salta. L’azione tedesca è tranquillizzare i mercati; anche ieri è salito il prezzo degli idrocarburi e l’aumento penalizza l’economia.

Come mai invece Erdogan ha annunciato ancora che manderà le truppe a Tripoli? Perché non aspetta la conferenza di Berlino?

Per lo stesso motivo di cui dicevamo prima: in questi giorni cerca anche lui dei vantaggi. Personalmente ritengo che Erdogan abbia pronti i tagliatori di teste dell’Isis che ha usato contro i curdi: li tiene pronti per mandarli in Libia, nella zona di Misurata, e ottenere dei vantaggi territoriali prima della firma dell’accordo a Berlino.

Il nostro ministro della Difesa ha detto che l’Italia “è pronta a rimodulare la sua presenza in Libia nell’ambito di una missione europea sotto l’egida dell’Onu”. Cosa significa esattamente?

Anche l’Italia deve ottenere dei vantaggi prima della firma di un accordo che altrimenti ci lascerebbe per ultimi. Noi abbiamo soldati a Misurata a difesa dell’ospedale militare italiano con medici e personale a supporto, dobbiamo rivedere questa presenza così come i nostri stabilimenti dell’Eni in Libia. Rimodulare il sistema vuol dire mantenere l’impegno già preso e riorganizzarlo per il futuro in modo da garantire la nostra presenza in Libia.

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