CARABINIERE UCCISO, MISTERO SU INDAGINI/ “L’americano bendato perché dava testate”

- Niccolò Magnani

Mario Cerciello Rega, ancora mistero sull’indagine per l’omicidio del carabiniere a Roma. “L’americano bendato perché dava testate”, rivela militare indagato

Carabiniere ucciso
Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma (LaPresse, 2019)

Nel caso di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma, c’è una novità. Riguarda la foto in cui il giovane americano Christian Gabriel Natale Hjorth è bendato in un ufficio della caserma dei carabinieri di via In Selci dopo il fermo per l’omicidio. Ne parla Il Messaggero, spiegando che in una memoria depositata oggi dall’avvocato dell’autore di quella foto, maresciallo e amico di Rega, è scritto che «non doveva essere pubblicata ma era riservata ad una chat WhatsApp di soli militari dell’Arma». Inoltre, è stata presentata un’istanza in cui si chiede di sottoporre a interrogatorio il carabiniere. Il militare ha ricostruito le ore successive al delitto, spiegando che la notizia del fermo dei due americani fu subito condivisa sulla chat, dove erano state scambiate altre informazioni per favorire le indagini. Pare che il giovane sia stato bendato da un collega perché stava dando testate. Lo stesso carabiniere ha riportato delle ferite al volto perché colpito da una delle testate. La condotta sarebbe stata approvata dai due ufficiali presenti, perché si sarebbe trattato di un legittimo e proporzionato utilizzo di «strumenti di contenimento» per evitare che il giovane facesse male agli altri e a se stesso. Fu quindi scattata la foto, poi condivisa nella chat, per «rassicurare tutti» che i due erano stati arrestati e per «far notare che l’informazione inizialmente fornita» da Andrea Varriale sulla nazionalità degli aggressori «fosse totalmente inesatta». Infine, il giovane, dopo essersi calmato, era stato liberato dalla benda. (agg. di Silvana Palazzo)

CARABINIERI UCCISO, VENERDÌ GIORNATA DECISIVA PER INDAGINI?

Venerdì sarà una giornata forse decisiva per l’indagine sulla morte di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso con 11 coltellate dal reo confesso 19enne americano Finnegan Lee Elder (con la complicità di Gabriel Natale Hjorth, secondo le accuse degli inquirenti). Secondo quanto riportato dall’avvocato della famiglia Cerciello Rega, «Il prossimo venerdì presso il Ris di Roma si procederà ad analizzare gli indumenti repertati di Mario Cerciello e Andrea Varriale la sera del 26 luglio in via Federico Cesi. In quella sede potremo, con molta probabilità, capire da quale posizione siano stati inferti i fendenti». Per il legale Massimo Ferrandino gli inquirenti che da quella dannata note tra il 25 e il 26 luglio indagano sull’assurda morte del carabiniere – dopo la complessa e non ancora ricostruita alla perfezione indagine sulla dose di droga non venduta ai due studenti Usa da cui si sarebbe ordinato il tutto – stanno ricostruendo con gli esami svolti una scrupolosa e precisa analisi utile nella fase processuale.

ANCORA MISTERO SULLA MORTE DI MARIO CERCIELLO REGA

È passato un mese ormai da quel omicidio assurdo e ancora non si è ricostruito al meglio l’esatta dinamica dei fatti di quelle ore convulse nel centro di Roma: i due giovani si trovano al momento ancora nel carcere di Regina Coeli e sono attesi alla convocazione dell’udienza al Riesame dove i due avvocati chiederanno i domiciliari. Al momento, come sottolinea un ottimo focus di Roma Fanpage, il vero punto di svolta è rappresentato dall’acquisizione dei video presenti nell’intera zona Prati vicino a Via Pietro Cossa dove Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale sono intervenuti autorizzati al “cavallo di ritorno” per recuperare il borsello di Sergio Brugiatelli rubato proprio dai due americani (lui è l’uomo che avrebbe indicato il pusher a Elder e Hjorth, derubato poi dagli stessi giovanissimi americani). Secondo il pool di avvocati Usa, i due carabinieri non si sarebbero presentati come uomini dell’Arma (erano in borghese, ndr) e addirittura non sarebbero stati in missione ufficiale. Tale ricostruzione è stata smentita con forza dall’Arma dei Carabinieri che assieme agli inquirenti sta proseguendo nell’esame (iniziato il 7 agosto, ndr) sulle impronte digitali trovate nella camera dove albergavano i due americani, in particolare sul coltello nascosto nel controsoffitto da Elder Lee. Come spiega Roma Fanpage, per conoscere i risultati ufficiali ci vorranno due mesi.

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