Carlo Acutis: “usava web per diffondere Vangelo”/ “Sapeva non sarebbe sopravvissuto”

- Marta Duò

Carlo Acutis è il primo "milliennial" a essere stato proclamato beato. I miracoli compiuti e la scoperta della malattia che lo ha stroncato ad appena 15 anni

carlo-acutis Carlo Acutis (1991-2006)

Il neo eletto presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nel suo primo discorso ha citato Carlo Acutis, il primo “millennial” proclamato beato il 10 ottobre 2020. Nato il 3 maggio 1991 e stroncato ad appena 15 anni da una leucemia fulminante, i fedeli lo hanno soprannominato “il patrono di internet”, perché proprio tramite la rete amava diffondere la fede e gli insegnamenti di Gesù. Carlo Acutis è il primo beato ad avere un profilo Facebook e già nel 2018 è stato dichiarato venerabile.

La vita di Carlo Acutis durò 5.640 giorni. “Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra – ha raccontato la madre Antonia Salzano in un’intervista rilasciata al Il Corriere della Sera – Credevamo che si fosse addormentato. Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale”. Una malattia che sembrava una banale influenza”, poi “la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi. Reagì con dolcezza e commentò: ‘Il Signore mi ha dato una bella sveglia’. Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa: ‘Da qui non esco vivo’”. Il corpo di Carlo Acutis era ancora intatto al momento della ricognizione canonica, il 23 gennaio 2019. “Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo” in un testamento video ritrovato sul suo pc, dove affermava che “quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”.

Carlo Acutis: “a 3 anni voleva entrare nelle chiese per salutare Gesù”

Carlo Acutis scoprì la fede “non certo per merito di noi genitori confessa schiettamente la madre, Antonia Salzano, a Il Corriere della Sera. “In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio” mentre “un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro. A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù. Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna. Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10”.

Un ruolo importante per il lavoro di diffusione della fede e del suo speciale legame con la figura di Gesù, per Carlo Acutis era senza dubbio giocato dal proprio computer personale: “sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo”. E poi i miracoli, anche in vita, anche se non riconosciuti dalla Chiesa: “Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei”. Infine il miracolo del 12 ottobre 2013 che lo farà proclamare beato: un frammento della maglia di Carlo appoggiato su un piccolo paziente brasiliano nato con il pancreas biforcuto. Il giorno dopo “la Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato” ricorda la madre a Il Corriere della Sera.





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