CASO GERGIEV/ Sindaco Sala, non faccia propaganda elettorale con la guerra

- Paolo Vites

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha chiesto al diretto re d'orchestra russo Valery Gergiev di sconfessare l'attacco di Putin in Ucraina, ma ha sbagliato bersaglio

gergiev 640x300 Valery Gergiev

Era il 5 maggio 2016 quando, nel teatro romano di Palmira in Siria, da poco liberata dai tagliagole dell’Isis dopo un anno di occupazione nella quale, oltre a uccidere i civili avevano anche distrutto molti monumenti di quello che è Patrimonio mondiale dell’Unesco, si esibiva l’orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo diretta dal Maestro Valery Gergiev. Fu un momento di festa, di liberazione, celebrata nel modo più bello che si possa fare: non con sfilate di carri armati, ma con la musica. E giustamente tutto il mondo libero applaudiva.

La musica è infatti da sempre l’unica cosa che permette di unire i popoli del mondo, capace come è di passare oltre ogni confine e ogni guerra, unendo i cuori.

Lo stesso Gergiev, che avrebbe dovuto dirige alla Scala La dama di picche il 5 marzo, è stato adesso “gentilmente” allontanato dal sindaco di Milano Giuseppe Sala che è anche presidente della Fondazione Teatro alla Scala. Secondo quanto comunicato, il Maestro “non avrebbe risposto all’invito del sindaco di prendere le distanze dall’attacco russo in Ucraina”.

“Non ho chiesto nessuna abiura, ho chiesto una presa di distanza dalla guerra. E’ una cosa un po’ diversa”, ha rimarcato Sala, aggiungendo che “vedo che altre persone nel mondo artistico, tipo la Netrebko, che si sono espresse in questo modo, e anche molti nel mondo dello sport. Io non voglio giudicare ma quello che so, ho chiesto un attimo fa al sovrintendente Dominique Meyer è che Valery Gergiev è ripartito e non ha risposto”.

Gergiev, viene detto e ripetuto su tutti i media “è grande amico di Putin” e avrebbe anche firmato a favore di leggi anti-gay. Forse è quest’ultima cosa che innervosisce così il primo cittadino di Milano più della guerra? Cosa significhi essere “grandi amici” di un dittatore è tutto da valutare e nessuno sa che tipo di rapporto ci fosse tra i due. Forse quello che è tipico di ogni dittatura: porsi come amico per non perdere il lavoro. Certo, non è un atto di coraggio, ma ditelo a coloro che vengono avvelenati, imprigionati senza processo, per essersi opposti a Putin. Non siamo tutti coraggiosi. Se poi ti esponi in prima persona, se cioè avesse detto che era contro la guerra di Putin, al direttore d’orchestra sarebbe stato probabilmente impedito di tornare a casa o, facilmente, se fosse tornato sarebbe finito nella black list di Putin, trovandosi senza lavoro. Facile fare i coraggiosi da casa propria.  Inoltre, proprio come Putin, Gergiev è nato e cresciuto sotto l’Unione sovietica. Come abbiamo già scritto, queste persone hanno una forma mentis deformata dal lavaggio di cervello di quel periodo storico. E comunque si sentono russi, il che non è necessariamente una colpa.

Ma Gergiev non è un oligarca, un mafioso, un commerciante di armi, una delle figure, quelle sì, che sostengono il regime putiniano con il malaffare. E’ un direttore di orchestra, un uomo di musica. Quella del sindaco Sala ci sembra una caccia alle streghe, magari per guadagnare un po’ di popolarità in un momento in cui bisogna “schierarsi” da una parte o dall’altra. Quando invece l’atteggiamento più giusto e capace di scardinare l’odio è quello di cercare di avvicinarsi. E’ la musica lo può fare, la musica non può essere trattata in questo modo. Soprattutto quando le nostre aziende hanno sempre fatto affari con Putin, anche quando avvelenava i suoi oppositori politici e uccideva i giornalisti di opposizione, senza che nessun sindaco italiano protestasse o impedisse i commerci. Ma quelli sono affari, ci sono di mezzo i soldi. Colpire invece un anziano direttore d’orchestra è facile.

Anna Netrebko, soprano scoperta proprio da Gergiev e che dal 9 marzo dovrebbe essere alla Scala in “Adriana Lecouvrier”, ha scritto: “Prima di tutto: sono contraria a questa guerra. Sono russa e amo il mio Paese ma ho molti amici in Ucraina e la pena e il dolore ora mi spezza il cuore. Voglio che questa guerra finisca e che la gente possa vivere in pace. Questo è ciò che spero e per cui prego”. Ha poi aggiunto: “Obbligare artisti, o qualsiasi figura pubblica, a dar voce alle loro opinioni politiche in pubblico e a denunciare la loro patria non è giusto. Questa dovrebbe essere una libera scelta. Come molti dei miei colleghi, io non sono un politico. Non sono un’esperta di politica. Sono un’artista e il mio scopo è unire le persone divise dalla politica”. Ecco, sindaco Sala, questa è dignità.

Per quanto in questo momento storico siamo tutti contro l’invasione russa dell’Ucraina, vediamo come tutto il mondo ci si accanisca contro “il nemico”, cosa che porrà le basi di un muro che difficilmente potrà essere abbattuto anche a guerra finita. Valeri Gergiev si è dimesso dalla carica di presidente onorario del Festival musicale di Edimburgo. Ha poi  rinunciato a una serie di impegni già previsti fra Italia, Francia e Usa a causa delle reazioni suscitate dall’offensiva di Mosca in Ucraina.

Sono tempi tristi. La guerra uccide ogni forma di dialogo, di fratellanza. La guerra uccide anche la musica.





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