CHECCO ZALONE A SANREMO/ Come un funzionario di Rai 1 inchinato al pensiero omologato

- Monica Mondo

A Sanremo ieri sera è toccato a Checco Zalone. Una sorpresa in peggio: finta scorrettezza per propinare il ddl Zan. Narrazione obbligata, coi nostri soldi

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Checco Zalone a Sanremo (LaPresse)

C’era qualcosa di peggio della performance di Achille Lauro. Doveva arrivare Checco Zalone. Lo pensavamo ieri, dopo l’esibizione moscetta di Fiorello, attendendo finalmente il campione vero della trasgressione verbale, dell’impoliticamente scorretto, un fantasmagorico e strafottente giullare che se ne frega dei poteri costituiti e delle loro liturgie. Neanche per idea. L’apparizione di Checco Zalone, invocato come un Alberto Sordi redivivo, ha smorzato con la delusione ogni speranza. Ridotto a un patetico funzionario di Rai 1, inchinato al pensiero omologato, che dopo la predica sul razzismo deve parlare di omofobia, utilizzando gli stereotipi triti del Nord/Sud e le imitazioni più retrive dei trans.

Il tragico è che non è stato mai comico, perché si ride dei bambini che dicono schermendosi “cacca pipì”, convinto di aver buttato giù i muri del lecito. Dei bambini, appunto. Checco Zalone pagato per ammannirci favolette tristanzuole, con la spalla che si sforzava di sganasciarsi è l’epilogo triste di una carriera non poi così lunga (Aldo Giovanni e Giacomo, dove siete?). Checco, quanto tempo è passato da quando imitavi Nichi Vendola.

Meno male il secondo pezzo: le descrizione perfetta del fricchettone da Ztl, il fedelissimo dei centri sociali che dimentica cos’è stato e dov’è nato il rap. Non ai Parioli o a Brera, appunto. Ma deprimente il terzo, di pezzo: la satira sul Covid non regge, tra il dolore e la rabbia. E anche ricicciare Al Bano è scontato. Fine di una carriera.

La seconda serata marchia ancora un festival della canzone sempre più decadente e imbrigliato in narrazioni obbligate, conformiste quanto più cercano di essere provocatorie. Il dramma è che i Checco Zalone li paghiamo noi. Come le annuali presenze della Pausini sempre più commossa e ciarliera in promozione del nuovo disco. “Cosa sarebbe della mia vita se non avessi vinto Sanremo?” Forse lavoreresti alle casse del supermercato, senza i soldi per il personal trainer e l’estetista al seguito. E probabilmente saresti molto felice. Ma almeno la Pausini sa cantare. Aridatece Orietta Berti. Sa cantare benissimo, e fa anche ridere.

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