CHIEFFO CHARITY TRIBUTE/ Il figlio Benedetto: un tesoro che non potevo tenere per me

- Lorenzo Randazzo

Il disco tributo a Claudio Chieffo è un evento nel panorama musicale italiano, ce ne parla il figlio Benedetto. Tutto il ricavato andrà in beneficenza

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Claudio Chieffo

I figli, grati di quanto hanno ricevuto, talvolta si fanno carico di raccogliere e di far conoscere l’eredità artistica dei padri. Il lascito di canzoni e opere può essere un utile strumento per approfondire la conoscenza e per diffondere il patrimonio musicale, culturale e umano di un genitore. Se pensiamo a Johnny Cash, per esempio, buona parte della musica prodotta e distribuita negli ultimi anni è stata diffusa grazie allo sforzo e al contributo alla memoria di figli e familiari. Benedetto, secondo dei tre figli di Claudio Chieffo, non solo occasionalmente ripropone dal vivo il repertorio del padre, ma si è anche occupato di realizzare un cd con il contributo di artisti italiani ed internazionali che si sono cimentati nell‘interpretazione delle canzoni di suo padre. Questo tributo, oltre a far conoscere e ad affermare il valore di Claudio Chieffo come musicista, ha anche il merito di sdoganare Chieffo dall’etichetta semplicistica di “cantautore da chiesa e da oratorio”, utilizzata in certi ambienti e contesti per sminuire la grandezza del suo lavoro e per squalificarlo dalla musica d’autore. Certamente i testi riflettono il suo percorso di uomo di fede e di cristiano influenzato dall’incontro decisivo con Don Luigi Giussani. Le sue canzoni non parlano di un Dio astratto e di avvenimenti lontani, piuttosto della società, della vita, dell’esperienza, di incontri, di gratitudine, di dolore, di libertà, della proposta di Cristo e delle esigenze del cuore. Quanto emerge da questo tributo è solo la punta dell’iceberg di una storia di amicizia di una compagnia di uomini che si è identificata nelle sue parole e che tanti anni fa ha trovato in lui “il cantore e il poeta di un popolo”. Chi negli anni ha ascoltato con attenzione le canzoni di Chieffo, non solo ha avuto modo di apprezzarne i testi, delle vere e proprie poesie, ma ne ha anche gradito le melodie originali e gli arrangiamenti mai banali. Claudio Chieffo è un uomo che ha seguito e che ha dato la propria vita per l’opera di un Altro. “Nessuno genera se non è generato”. Ecco, Claudio ha obbedito ed è stato padre di una Bellezza che è un patrimonio che Benedetto e i suoi fratelli non possono non raccontare al mondo.

Abbiamo intervistato Benedetto per parlare del Chieffo Charity Tribute che include 22 canzoni con le interpretazioni degli artisti più svariati da Gioele Dix a Paolo Cevoli, da Omar Pedrini a Davide Van de Sfroos:

Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa avventura?

L’amore e la gratitudine per mio padre, per quello che mi ha mostrato mi spingono fin da quando ero un ragazzo a fare conoscere le sue canzoni a tutti quelli che incontro. Sembrerò matto, forse, ma io ho ricevuto un tesoro che non posso tenere per me e così cerco di condividerlo, come posso: ho tenuto dei concerti con le sue canzoni, ho registrato un album dedicato a lui nel 2014, ho fondato con alcuni amici e con mia madre un comitato per diffondere la sua opera, nel 2017 in occasione del decennale della sua morte abbiamo inaugurato una exhibition al Meeting di Rimini che poi ha viaggiato in Italia e all’estero, con Capodoglio studio abbiamo realizzato un bellissimo docufilm andato in onda su TV 2000 per permettere a chi non ha mai incontrato mio padre di incontrare i suoi occhi, il suo volto, la sua voce e per fare riscoprire tutto questo a chi credeva di “conoscerlo già “. Quando un ex ciellino, vecchio amico di mio padre, che si era appena fatto in un giorno 200 chilometri per venire a vedere la mostra e sentire un mio concerto e altri 200 per tornare a casa, ha buttato a tavola l’idea di un Charity album dedicato a mio padre ho pensato che era quello che dovevo fare, che non era un incontro casuale e che non era una proposta da lasciar cadere.

Chi era tua padre?

Mio padre era mio padre, unico e irripetibile come ogni essere umano, mi manca tantissimo e attendo di poterlo riabbracciare un giorno, di poter passeggiare con lui sulla riva del mare come nel film di Terrence Malick.

Come hai scelto gli artisti e le canzoni da assegnare?

Nella scelta degli artisti mi sono lasciato aiutare da tanti amici, ho parlato a lungo davvero con tanti che come me amano la musica e che la conoscono meglio, per poter individuare gli artisti adatti, le canzoni adatte a loro; dopo che il primo amico ha cercato di farmi capire che si trattava di un progetto ingenuo e folle, ho continuato a perseguirlo andando incontro a dolorosi rifiuti e a delusioni che mi hanno ferito, ma prevalgono la gratitudine e lo stupore per l’umiltà dei grandi artisti che hanno accolto la nostra proposta.

Sei rimasto colpito in particolare da qualcuno?

Sono rimasto colpito in modo particolare da ogni singolo artista, perché ognuno con la propria personalità si è misurato con le canzoni, ha lasciato che suonassero attraverso la sua musica e la sua voce: vorrei abbracciarli tutti, cosa che purtroppo a causa della pandemia non ho potuto fare.

C’è qualche artista che avresti voluto, magari qualcuno a cui sei legato o che ascoltava tuo padre?

Mi commuove tantissimo la partecipazione di Giovanna Marini, un’artista che mio padre e mia madre stimavano tantissimo. Non si sono mai incontrati in vita, ma son certo che si vedranno sulla riva dello stesso fiume e cammineranno insieme.

Abituato ad ascoltare le versioni di tuo padre o quelle cantate dalla gente in coro, ti ha impressionato ascoltare alcune rivisitazioni?

Quando ero più giovane mi irritavano le modifiche melodiche apportate volontariamente alle canzoni di mio padre da certe persone che si ritenevano probabilmente sapienti, ma col passare degli anni oggi sono contento anche quando sento una sua canzone stonata perché mi fa ripensare a quanto ho ricevuto e sono felice che le canzoni viaggino e incontrino persone. Per questo, anche dopo essermi accorto che lo stesso Bob Dylan nel corso degli anni ha modificato ritmo e melodia di molte canzoni, ho trovato naturale che alcuni artisti potessero decidere di farlo.

Hai citato Bob Dylan, è vero che hai scritto anche a lui?

Non ho scritto a Bob Dylan perché non ho trovato nessun contatto, ma ho cercato di bussare alle porte di tutti i musicisti che mio padre ha incontrato nei dischi e nella vita. Quando chiedevo agli amici se avevano un contatto a volte mi rispondevano: “Sì conosco il tale, ma guarda è inutile perché (ad esempio) odia la Chiesa”, io cercavo lo stesso artista per un’altra strada perché quello dell’amico mi sembrava un pregiudizio sul pregiudizio e mi dicevo: cosa ne so di come può rispondere? Magari apre il cuore e si lascia toccare.

Cosa ti porti dietro da questa esperienza?

È stata, è un’esperienza di libertà, libertà di chiedere, libertà di rispondere. Provo tanta gratitudine. È stato bellissimo incontrare anche se a distanza gli artisti che hanno partecipato e soprattutto vedere che le canzoni di mio padre sono per tutti, come lui stesso sosteneva. Sono felice che questi artisti le abbiano incontrate e fatte loro e mi auguro proprio che questo progetto permetta a tante persone, che altrimenti non lo avrebbero incontrato, di incontrare mio padre e le sue canzoni.

Il ricavato dalla vendita del cd e del vinile è interamente devoluto in beneficenza, giusto?

Purtroppo non siamo riusciti a realizzare il vinile a causa dei costi elevatissimi di produzione, non abbiamo una major alle spalle. Verseremo ad Esharelife tutti i soldi guadagnati al netto delle spese di produzione. Esharelife è una bella realtà anglo italiana che da tanti anni contribuisce al lavoro dei volontari AVSI in Kenya attivando sostegni a distanza dei bambini e delle loro famiglie per migliaia di sterline. Mio padre faceva spesso concerti per beneficenza, molte volte per le Tende di Natale a favore di AVSI.





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