CHLOE – LE MASCHERE DELLA VERITÀ/ La serie thriller che ricorda un conflitto sociale

- Antonio Napoli

La miniserie su Prime Video rappresenta una chiave di lettura molto particolare sul conflitto sociale dei giovani britannici e non solo

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Chloe - La maschera della verità, la miniserie disponibile su Prime Video

“Un piccolo compendio di quella che è oggi la lotta di classe tra i giovani inglesi”, questo potrebbe essere il sotto-sottotitolo di un’interessante miniserie apparsa su Amazon Prime il 24 giugno e che un sottotitolo ce l’ha già. Stiamo parlando di Chloe – Le maschere della verità, un thriller britannico scritto, diretto e co-prodotto da Alice Seabright (Sex Education) per Amazon e la BBC, girato tra i paesaggi della costa sud occidentale e le strade di Bristol, e che ha come protagonista Erin Doherty, giovane attrice inglese nota per aver interpretato la principessa Anna in The Crown.

La Doherty interpreta (ricevendo un voto molto alto dalla critica) Becky Green, una ragazza povera e alle prese con una mamma affetta da demenza senile. Tra un lavoro precario e una serata al pub, Becky passa ore sui social a sbirciare nelle vite più fortunate degli altri giovani della comunità. La notizia del suicidio di Chloe, una sua amica di infanzia, la spinge a indagare nella vita della ragazza, con l’intento di capire le ragioni di questa scelta. Chloe era una ragazza di successo, ricca, amata da tutti e con una vita pubblica invidiabile. Sfruttando proprio le sue “competenze” digitali, Becky riesce a intrufolarsi nel gruppo degli amici più stretti.

Lo fa assumendo una nuova identità, si fa chiamare Sasha e dice di essere un’operatrice culturale esperta in organizzazione di mostre ed eventi. Il gioco di ruolo però prende una piega diversa da quello che aveva immaginato inizialmente. La nuova Sasha viene effettivamente accolta nel gruppo, incomincia a raccogliere informazioni sensibili sulla vita di Chloe, corteggia con successo l’ex marito Elliot e riesce così a entrare nella casa che era stata della ragazza suicida.

Con lo svilupparsi del racconto Becky scopre che la vita di questo gruppo di giovani ricchi e benestanti  è segnata da gelosie, tradimenti, tormenti psicologici. Il gioco di vestire i panni della falsa Sasha regge anche grazie alla copertura che gli offre Josh, un ragazzo di colore fuori dal giro degli amici di Chloe, ma va oltre ogni immaginazione perché a Becky piace quella vita che aveva sempre sperato di condurre. Ma ben presto l’emergere di fatti che sembrano confutare la versione ufficiale del suicidio la spingono alla ricerca della verità.

Oltre alla trama, che tiene il telespettatore sulla corda perché sempre in bilico tra l’attesa del momento in cui verrà scoperta dal gruppo la vera identità di Sasha e i dubbi crescenti sulla dinamica della morte di Chloe, colpisce nel racconto la sottile ma persistente tensione sociale che pervade dall’inizio alla fine la nostra storia. Il contrasto tra i problemi quotidiani di sopravvivenza di Becky – dallo sfratto al conto in rosso – e la vita agiata e ricca di appuntamenti mondani che conduce il gruppo di amici e che la finta Sasha assapora, rappresenta una chiave di lettura molto particolare sul conflitto sociale che separa in maniera sempre più netta il mondo dei giovani britannici e non solo.

In ogni caso il finale a sorpresa e i tanti colpi di scena sveleranno molte ragioni di questo conflitto e spingeranno Becky a riscoprire i valori dell’amicizia e ritrovare l’affetto per la sua famiglia. Una serie intensa, coinvolgente, intelligente.

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