Cina “ci riprenderemo Taiwan, è nostra come Hong Kong”/ “Usa? Non giochino col fuoco”

- Niccolò Magnani

La Cina avverte gli Usa e la comunità internazionale: “non interferire su Taiwan e Hong Kong, sono nostre e così rimarranno”. Le parole del Ministro degli Esteri Wang Yi

Ministro esteri Cina
Wang Yi, Ministro degli Esteri Cina (LaPresse, 2021)

Taiwan e Hong Kong sono e dovranno rimanere “annesse” alla Cina mentre gli Stati Uniti, anche sul tema Myanmar, non devono troppo avanzare pretese per non “scherzare col fuoco”: questo il senso, in estrema sintesi, della conferenza stampa del Ministro degli Esteri della Cina Wang Yi, a margine dei lavori della sessione annuale plenaria del Congresso nazionale del popolo (di fatto l’organo legislativo del Parlamento cinese).

L’indirizzo di Pechino è netto: «Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese e i due lati dello Stretto saranno riunificati». Per il capo della diplomazia cinese il principio dell’Unica Cina è riconosciuto «universalmente e Taipei e Pechino devono essere unificate, è un trend della Storia», aggiunge ancora Wang Yi all’assemblea del popolo cinese. Secondo l’input dato dal Premier Xi Jinping, «la Cina ha la capacità di confrontarsi contro qualsiasi spinta separatista: deve essere chiaro che non c’è alcun margine di compromesso o per concessioni». Il messaggio è diretto chiaro e tondo agli Stati Uniti e in generale alla Comunità Internazionale che negli ultimi mesi tanto su Hong Kong quanto su Taiwan qualche voce (mai perentoria e netta, va detto) l’ha sollevata.

L’AVVISO DELLA CINA AGLI STATI UNITI

«Auspichiamo che gli Stati Uniti capiscano l’alta sensibilità della questione», “minaccia” ancora Wang Yi riferendosi al nuovo corso di Joe Biden alla Casa Bianca dopo l’esperienza Trump, «gli americani non giochino col fuoco». In merito ai recentissimi contrasti tra Washington e Pechino su Taiwan e il conteso Mar Cinese Meridionale, Wang ha poi aggiungo in conferenza stampa «non accetteremo mai mai accuse infondate e calunnie. Gli Stati Uniti hanno usato la democrazia e i diritti umani come basi per interferire arbitrariamente con gli affari di altri paesi. Dovrebbero rendersene conto il prima possibile, altrimenti il mondo continuerà a sperimentare l’instabilità».

Le differenze e i contrasti ormai sono tanti tra le due superpotenze economiche mondiali in merito alla questione dei diritti civili: Taiwan, la regione cinese dello Xinjiang ma anche Hong Kong e proprio su questo ha tenuto parte dell’incontro alla stampa il Ministro degli Esteri cinese. «Costituzionale e legittima», viene ritenuta la modifica del sistema elettorale di Hong Kong per permettere che solo i patrioti possano governarla, «Hong Kong è parte della Repubblica popolare cinese e dobbiamo essere risoluti nel promuovere il modello un Paese, due sistemi».

Per il vice presidente Han Zheng, che ha incontrato di recente la leader di Hong Kong Carrie Lam, «La Cina difende come una lotta alla sovversione la modifica del sistema elettorale di Hong Kong». Chiosa finale sul golpe in Myanmar, situazione tutt’altro che risolta sotto ogni punto di vista: «raffreddare la situazione il prima possibile, evitare ulteriore spargimento di sangue e conflitto e raffreddare la situazione il prima possibile». Ma è la stessa Cina ad aggiungere con Wang Yi «sulla base del rispetto della sovranità del Myanmar, la Cina è pronta a impegnarsi nella comunicazione con le varie parti».



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