LA CERTOSA DI PARMA/ Cinzia Th Torrini: temo Panariello, ma la mia fiction arriverà al cuore del pubblico

- int. Cinzia TH Torrini

Stasera l’esordio dell’attesa miniserie tratta dal celebre romanzo di Stendhal, su Rai Uno. La regista CINZIA TH TORRINI racconta come è nata questa nuova fiction in costume.

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Clelia e Fabrizio

Stasera La Certosa di Parma, fiction in prima visione tv, debutta su Rai Uno con la prima puntata. La miniserie, che si concluderà domani con il secondo e ultimo episodio è diretta da Cinzia Th Torrini, la regista dell’indimenticabile Elisa di Rivombrosa, una delle  fiction ancora oggi più amate e ricordate del piccolo schermo, e  di Terra Ribelle. La Certosa di Parma porterà e “immergerà” il pubblico di Rai Uno nell’affascinante atmosfera del 1800: ambientazioni suggestive, le stesse descritte da Stendhal, costumi sfarzosi e ricostruzioni maestose, ma soprattutto una travolgente e appassionante storia d’amore sono solo le caratteristiche più evidenti di un prodotto televisivo che ha tutte le carte in regola per conquistare il cuore dei telespettatori. E’ ciò che si augura Cinzia Th Torrini, che in questa intervista in esclusiva a ilsussidiario.net ci racconta com’è nata la sua Certosa di Parma, come ha scelto i protagonisti e propone una riflessione sul presente e il futuro della fiction italiana.

Ci lasci una “nota di regia”: com’è nata l’idea della Certosa di Parma e come sarà la sua versione televisiva dell’opera di Stendhal?

Il produttore Roberto Levi che aveva già realizzato La Certosa di Parma di Bolognini, è stato cercato dai produttori francesi, così, in accordo con la Rai si è  rivolto a me. Io ero in partenza per la realizzazione di Terra Ribelle, perciò mi hanno aspettato e quando ho riletto il libro ho compreso che c’era la possibilità di trasporlo in una fiction televisiva, dandone un’interpretazione attuale e moderna.  La vicenda narrata resta fedele all’opera stendhaliana, ovviamente sintetizzata per la televisione. Gli sceneggiatori Louis Gardel, Frederic Mora, Francesco Arlanch hanno fatto un incredibile lavoro di sintesi, ma senza tralasciare le grandi passioni che emergono da quest’opera. E sono proprio gli amori e le passioni ciò su cui io ho puntato, in fedeltà a ciò che ha scritto Stendhal. Un autore che parla d’amore, con tutte le sue problematiche. Sentimenti non corrisposti, indirizzati alla persona sbagliata, una grande giostra di passioni che, come vedrete, alla fine troveranno un ordine. 

Spesso quando si guarda un film o una fiction tratta da una grande opera universalmente conosciuta il pubblico dice “era come lo immaginavo leggendo”… sarà lo stesso per la Certosa di Parma?

Penso che ognuno quando legge attinga a un personale immaginario. Il pubblico ritroverà le ambientazioni, le atmosfere, i costumi di Stendhal. E sono sicura che nel momento in cui i telespettatori vedranno i personaggi interpretati dagli attori che abbiamo scelto, penseranno a una sicura corrispondenza con ciò che immaginavano. Forse all’inizio i telespettatori che non la conoscono avranno una sorta di “dubbio”, ma poi sono certa che si faranno coinvolgere dai personaggi e dall’avvincente storia. 

Perché la scelta di Alessandra Mastronardi e Rodrigo Guirao Diaz? Sono attori amati soprattutto dai giovanissimi. Cinzia Th Torrini alla conquista del pubblico di giovani?

La scelta è avvenuta in una certa misura casualmente. Abbiamo fatto provini sia in Francia che in Italia perché era necessario l’accordo tra Rai e France 3 sul cast. Quando ho proposto Rodrigo, che già conoscevo perché è stato il mio protagonista di Terra Ribelle, ho visto in lui l’innocenza che volevo per Fabrizio, il protagonista de La Certosa di Parma. Egli stesso quando ha letto il libro di Stendhal ha detto di sentirsi molto vicino al personaggio di Fabrizio. Per quanto riguarda il ruolo di Clelia, inizialmente pensavamo di scegliere un’attrice sconosciuta, ma Alessandra mi era piaciuta molto nel ruolo di Micole in Le sorelle Fontana: così l’ho chiamata per un provino e mi ha veramente ammaliato per la sua luce nello sguardo e quel sorriso luminoso ed emozionante.

C’è qualcosa che l’ha sorpresa, umanamente e professionalmente, durante la lavorazione della fiction?

Il fatto di raccontare un’opera di uno scrittore di un altro tempo e universalmente conosciuto, mi ha creato un forte senso di responsabilità nei confronti della memoria dell’autore. Lavorare in questi maestosi castelli che lui ha descritto, in cui ha ambientato la sua storia ha fatto nascere in me la percezione che qualcosa di quella storia continua ancora oggi e che questi grandi letterati hanno lasciato un’eredita grandiosa. Spero che anche noi riusciremo a lasciare un prodotto bello. Continua alla pagina seguente.

Perché secondo lei Elisa di Rivombrosa è così entrato nel cuore del pubblico? Se ne parla ancora molto…

So che viene ancora visto Elisa di Rivombrosa… Anche in quel caso abbiamo raccontato una travolgente storia di passione in cui l’amore vince oltre ogni ostacolo. E’ un archetipo fortissimo, che coinvolge sempre molto. Per tornare un attimo a La Certosa di Parma, alla fine Fabrizio dice: “Senza amore siamo come carne morta.. senza amore siamo come vestiti vecchi”. Non deve trattarsi per forza dell’amore tra un uomo e una donna, ma come sentimento universale.

Secondo lei quali scenari si stanno delineando per la fiction italiana?

Ha ancora successo la fiction in costume perché in questi prodotti c’è grande ricerca di qualità e il pubblico desidera vedere lavori dove oltre a una storia raccontata trova anche la ricercatezza, la sincerità, l’onestà nelle ricostruzioni. La fiction fa forse numeri più bassi principalmente a causa della varia e molteplice offerta dalla pluralità dei canali televisivi. Credo inoltre che si tenda a procedere a “ondate”: piace il poliziesco, allora si fanno molte produzioni di questo genere, lo stesso vale per il “medical”… secondo me con la fiction si dovrebbero diversificare temi e generi in misura maggiore e forse anche cercare storie in cui soprattutto i giovani possano identificarsi.

Saprà che la Certosa di Parma andrà a scontrarsi con Grande Fratello 12 e Panariello…

Temo molto di più lo show di Panariello rispetto al Grande Fratello 12… Ma preferisco questi avversari rispetto a una fiction, perché scontrarsi con lo stesso genere sarebbe una perdita per entrambi, ci faremmo del male a vicenda. Così sarà tutto nelle mani dello spettatore, chiamato a scegliere tra programmi profondamente diversi: reality, show  e fiction… chissà!

 

(Camilla Schiantarelli)

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