PASSIONE SINISTRA/ Tra due coppie alla Gaber brilla solo Geppi Cucciari

- Claudia Cabrini

Tratto dal romanzo omonimo di Chiara Gamberale, il nuovo film di Marco Ponti rischia di pagare lo scotto di una sceneggiatura troppo prevedibile. La recensione di CLAUDIA CABRINI

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Una scena del film

Il titolo promette bene, ma, purtroppo, lo svolgimento non soddisfa. La nuova commedia cinematografica Passione sinistra rischia infatti di apparire e risultare scontata, banale e, probabilmente, dalla sceneggiatura piuttosto sfruttata. Tratto dal romanzo omonimo di Chiara Gamberale, il nuovo film di Marco Ponti racconta sì una passione sinistra, nel senso di strana, forse misteriosa, tra coppie che si incontrano. Ma, allo stesso tempo, una Passione sinistra che letteralmente indica un amore giocondo per quella che la politica italiana definisce tale: la sinistra.

Nina infatti, una bella Valentina Lodovini dalla frangetta sbarazzina, quasi sessantottina di altri tempi, cresciuta con pane e integralismo, si presenta come una giovane sicura di sé, idealista e fermamente convinta che lunione faccia la forza, che le cose, al mondo, le si possa aggiustare. Lotta, infatti, per avere un futuro migliore, così come un fidanzato, migliore, Bernardo (Vinicio Marchioni), un giovane spensierato, scrittore in cerca di una storia da raccontare, un poco filosofo e pienamente cosciente di come questaria da intellettuale gli doni un fascino particolare – fatale per le donne -, che mai si ritira dallamare spasmodicamente.

Il mio libro racconta di amore e tradimento sorride la scrittrice Chiara Gamberale. Marco è un bravo regista, e in questo film ci ha messo del suo. Una trama un po differente da quella raccontata nelle pagine del romanzo, quindi, che corre, tuttavia, il rischio di regalare surplus cognitivo allo spettatore, di regalargliene troppo, causando un poco di noia in chi sta guardando, perché, diciamocelo, non è mai bello prevedere, sin da subito, un finale che poi si rivela realtà.

Giocando sulle note della canzone Destra-Sinistra dellamatissimo cantautore Giorgio Gaber, infatti, si sviluppano, uno dopo laltro, tutti i prototipi e gli stereotipi che ci si aspetta parlando di schieramenti politici e sentimenti.

Non manca nemmeno la coppia di destra, infatti, rappresentata da un bellissimo lui, Alessandro Preziosi nei panni di un industriale erede di famiglia, tale Giulio, tanto snob quanto disinteressato di tutto ciò che non riguardi la sua persona, e una biondissima lei, Simonetta (Eva Riccobono), appassionata di shopping e… nientaltro, che perfettamente ricalca loramai famoso stereotipo della chiara-sexy-ignorante.
Decisa a vendere la casa al mare, Nina incontrerà un acquirente dagli occhi azzurri, proprio il finto Lapo Elkan Giulio, che la farà… infuriare prima e innamorare poi. Un classico insomma; gli opposti si attraggono. Un ribaltamento di caratteri, e un po di ironia, mixeranno nel modo più opportuno le due coppie che, anche qui, si scoppieranno prima di dar il via a uno scambio ben organizzato.

Positivissima invece la nota solare di Geppi Cucciari, che, identificatasi nel migliore dei modi nei panni della formosa Martina, sembra quasi non recitare, ma vivere di vita comune. Una parte che sicuramente le si addice, anche e soprattutto perché, ancora una volta, il suo talento è palpabile, all’interno di un film come Passione sinistra, che difficilmente si può definire da “cinque stelle”, nonostante un cast tecnico e artistico davvero interessante.

Il regista Marco Ponti, tornato alla regia dopo essersi dichiaratamente “assentato dalle scene per procreare”, ride, è tuttavia molto soddisfatto del progetto portato a termine. Un film che all’essere un intramontabile capolavoro comico-sentimentale, pubblico permettendo, ci potrebbe dunque arrivare, perché i presupposti ci sono tutti: bel cast, bella scenografia e bellissima colonna sonora. Unica, forse troppo grave, pecca è proprio la sceneggiatura, scontata, troppo prevedibile. Anche un po’ lenta. Ma “ai posteri l’ardua sentenza”. Chissà cosa ne penserà, quindi, il pubblico.

Non ci resta che sperare. Io, infatti, (tanto patriottica) tifo per il made in Italy, sempre e comunque.

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