GLI ANNI SPEZZATI/ Chi è Carlo Ghiglieno, lingegnere Fiat ucciso da Prima Linea nel 1979

La fiction Gli anni spezzati, con LIngegnere racconta la storia di Giorgio Venuti, che però non è mai esistito. Reale invece la figura di Carlo Ghiglieno ucciso a Torino da Prima Linea

27.01.2014 - La Redazione
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Il corpo di Carlo Ghiglieno vicino alla sua auto

La fiction di Rai Uno Gli anni spezzati, nel capitolo LIngegnere racconta la storia di Giorgio Venuti, un dirigente della Fiat. Si tratta tuttavia di un personaggio di fantasia, non realmente esistito, mentre sono reali i fatti che accompagnano la fiction nel suo snodarsi, come lomicidio di Carlo Ghiglieno, ingegnere e dirigente Fiat ucciso da un commando di Prima Linea. Nato a Torino il 27 giugno 1928, Carlo Ghiglieno si laurea in Ingegneria presso il Politecnico nel 1950, a soli 22 anni. Il primo incarico di un certo prestigio lo trova presso lOlivetti, di cui scala rapidamente i quadri dirigenziali, finché non è la Fiat ad assicurarsi la grande capacità organizzativa e le intuizioni a servizio delle pianificazioni dellingegnere. il 1974, nel pieno dellautunno caldo, della strategia della tensione, degli anni di piombo, delle agitazioni operaie e sindacali. LItalia è una polveriera sempre sul punto di esplodere e il fermento sociale ha raggiunto livelli che hanno rotto largine di sicurezza. Lingegnere Ghiglieno nella Fiat è un alto dirigente, si occupa della pianificazione delle auto e nella scala gerarchica del Lingotto occupa il sesto posto. Tuttavia non è conosciuto da molti, anzi pochissimi sono a conoscenza del suo ruolo e della sua influenza allinterno dellazienda automobilistica torinese.

Tra quei pochissimi cè il commando che il 21 settembre 1979 porrà fine alla sua vita. Quel giorno Carlo Ghiglieno, dopo un caffè con la moglie al bar del Residence Valentino, di fronte la sua abitazione, raggiunge la sua auto, una Ritmo parcheggiata in via Petrarca. Sta trafficando con le chiavi nella serratura dello sportello quando un commando composto da quattro uomini gli scarica sette colpi calibro 38 alle spalle, colpendolo alla schiena e alla testa. I terroristi si allontaneranno, poi, rapidamente da via Petrarca a bordo di una Fiat 132, ritrovata in un secondo momento poco lontano dal luogo dellattentato. Successivamente con due telefonate, allAnsa e alla Stampa, lomicidio di Ghiglieno viene rivendicato da Prima Linea – gruppo di fuoco Charlie e Carla, il gruppo nato in memoria dei due militanti, Barbara Azzaroni e Matteo Caggegi, rimasti uccisi in un conflitto a fuoco con la polizia, sempre a Torino, in via Veronese, sette mesi prima, nel febbraio 1979.

Qualche mese prima dellattentato allingegnere fu offerta la scorta, che Ghiglieno rifiutò adducendo la motivazione di essere una figura non di primo piano allinterno dellorganigramma Fiat, di svolgere una mansione tutto sommato anonima – si schernì – e che molto più giusto e sensato sarebbe stato assegnare una protezione a chi era molto più a rischio ed esposto di lui.

Al funerale dell’ingegnere c’erano tutti gli esponenti principali delle istituzioni dello Stato, in prima fila a fare quadrato con i familiari, a testimonianza di una volontà di resistere, di far fronte comune contro la violenza del terrorismo, e tuttavia un senso di impotenza era palpabile, si toccava con mano, e non solo in chiesa ma nelle coscienze di tutti gli italiani. L’omicidio di Carlo Ghiglieno costituisce la fase più acuta e drammatica della stagione terroristica vissuta dalla città di Torino. Del capoluogo piemontese, infatti, i terroristi ne fecero un vero e proprio territorio strategico, in quanto cerniera con l’Europa geograficamente, ma soprattutto luogo di scontro privilegiato tra l’economia – da intendersi come potere economico e finanziario – e il blocco sociale, dagli inizi del Novecento il più coriaceo d’Italia. Ed è proprio per questo che ai funerali c’erano tutti, dalla famiglia Agnelli a Cossiga, da Lama a Benvenuto e Carniti, e, ancora, gli esponenti del Comune, della Provincia e della Regione si mischiavano agli operai degli striscioni rossi e dei consigli di fabbrica.

In questo scenario la fiction di Rai Uno racconterà la storia di Giorgio Venuti, ingegnere Fiat, la cui figlia Valeria fa parte proprio di Prima Linea.

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