GLI ANNI SPEZZATI/ LIngegnere: cosè la marcia dei 40.000 quadri Fiat

- La Redazione

Nella fiction Gli anni spezzati, con LIngegnere si racconta la storia di Giorgio Venuti, che però non è mai esistito. Reale invece la marcia dei 40.000 quadri Fiat avvenuta nel 1980

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La marcia dei 40.000 quadri Fiat

La storia dellIngegnere Giorgio Venuti, personaggio inventato protagonista della fiction Gli anni spezzati, si conclude con un episodio storico importante e realmente avvenuto, la marcia dei 40 mila, altrimenti detta marcia dei 40.000 quadri Fiat, manifestazione svoltasi il 14 ottobre 1980 a Torino. I quarantamila lavoratori in questione scesero in piazza per manifestare il loro dissenso contro il picchettaggio – e le sue forme violente – che impediva loro laccesso in fabbrica per lavorare. Il picchettaggio era in vigore da più di un mese – 35 giorni, esattamente – e le successive analisi degli storici hanno visto in quella manifestazione il punto di non ritorno, una vera e propria svolta nel campo della contrattazione sindacale con il blocco industriale. Limponenza del corteo, infatti, costrinse il sindacato a capitolare, a tornare sui propri passi, a cambiare strategia e, alla fine, a chiudere una vertenza che, nei fatti e nella sostanza, premiava le esigenze e gli interessi del Lingotto. Il punto di non ritorno fissato da quel 14 ottobre consistette in una progressiva perdita di influenza e di appeal da parte del sindacato sui lavoratori, che caratterizzò tutti gli anni Ottanta, nella Fiat come in tutta lItalia.

La manifestazione chiaramente non nasce e prende corpo dal nulla, ma è stata preparata da una serie di eventi convulsi e a loro modo drammatici, che affondano le radici negli autunni caldi della seconda metà degli anni Settanta, caratterizzati da un esacerbato e violento scontro tra blocco economico e blocco sociale, sul quale si innestavano i ripetuti attentati terroristici – lultimo dei quali, il 21 settembre del 1979, poco più di un anno prima della manifestazione dei 40 mila, procurò la morte dellingegnere della Fiat Carlo Ghiglieno. Senza andare troppo indietro con gli avvenimenti, il primo input alla capitolazione degli eventi è dato dalla decisione dei vertici della casa automobilistica torinese di mettere in cassa integrazione 78 mila operai per 8 giorni lavorativi. La decisione veniva presa allindomani dellinsediamento alla guida di Confindustria di Vittorio Merloni. In seguito alle dimissioni di Umberto Agnelli in qualità di co-amministratore delegato Fiat, rimarrà il solo Cesare Romiti a occupare la carica di Amministratore delegato e a far valere la linea dura dellanti-sindacalismo assunta già dallanno precedente e culminata con il licenziamento di 61 operai, con laccusa di violenze e odor di terrorismo (accuse cadute in gran maggioranza, e concretizzatesi in sole 4 condanne). La cassa integrazione di 8 giorni per i 78 mila operai, 4 mesi dopo, il 5 settembre 1980, si converte in 18 mesi per 22 mila operai e 2 mila dipendenti.

Cominciano aspre trattative sindacali, in seguito alle quali i dirigenti del Lingotto annunciano 14469 licenziamenti. La cifra è drammatica, il consiglio di fabbrica si riunisce e proclama immediatamente lo sciopero: i cancelli di Mirafiori vengono sprangati e sorvegliati da picchetti operai, decisi a non far entrare nessuno, a costo di usare le maniere forti. L’apice della tensione viene raggiunta quando, in un comizio davanti i cancelli di Mirafiori, il Segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, solidarizza con gli operai, lasciando prefigurare un appoggio del PCI anche se la lotta dovesse prendere la forma di un’occupazione di fatto della fabbrica. Nel frattempo, il 27 settembre, cade il secondo Governo Cossiga e, dinanzi alla crisi apertasi, la Fiat decide la sospensione dei licenziamenti. Tuttavia, qualche giorno dopo mette in cassa integrazione i lavoratori in eccesso, circa 24 mila. Gli scioperi riprendono in modo ancora più violento ed esasperato.

Il 14 ottobre il “Coordinamento dei capi e quadri Fiat” si riunisce in assemblea presso il Teatro Nuovo di Torino, dal quale usciranno in silenzioso corteo per le strade della città, ingrossando sempre più le proprie fila a ogni rione attraversato. L’impatto è emotivamente devastante, al punto che, come si diceva, il sindacato ricapitolò e chiuse il compromesso con la Fiat tre giorni dopo, il 17 ottobre. Nonostante la vertenza non si rivelò un totale fallimento per il sindacato, che riuscì a ottenere la non trascurabile trasformazione dei licenziamenti in cassa integrazione a zero ore, essa consacrò definitivamente la linea di Cesare Romiti e la sua gestione della casa automobilistica.

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