LIFE/ Robert Pattinson in un film che fa “andare d’accordo” leggenda e realtà

Il film di Anton Corbijn, tratto da una storia vera, racconta l’incontro tra James Dean (Dane Dehaan) e il fotografo Dennis Stock (Robert Pattinson). La recensione di ERICA DAL MAS

08.10.2015 - Erica Dal Mas
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Una scena del film

Corre l’anno 1955 quando i versi di James Withcomb Riley riecheggiano nel film dal titolo Life (regia di Anton Corbijn), dando vita a un’inattesa amicizia tra un fotografo della Magnum di nome Dennis Stock (interpretato da Robert Pattinson) e un attore emergente destinato a diventare una leggenda: James Dean (interpretato da Dane Dehaan). Tratto da una storia vera, questo film mette in risalto il duro scontro tra la tradizione e una cultura popolare improvvisamente segnata da una violenta rivoluzione, passando dai divi della celluloide “in giacca e cravatta” agli idoli “in jeans”, in quanto primi esempi portatori di ribellione e originalità. 

Il duello tra due punti di vista diversi, il primo chiuso e stereotipato (Dennis Stock), il secondo libero, irrispettoso ma non scontato (James Dean), diventerà un sorprendente viaggio fotografico attraverso gli Stati Uniti d’America, da Los Angeles a New York, fino in Indiana. James Dean non si ferma mai per evitare i compromessi di un successo che avrebbe schiacciato la sua prorompente personalità eppure Dennis Stock insiste nel seguirlo, quando la rivista “Life” gli commissiona un servizio fotografico diverso da una comune agiografia fotografica, perché intravede nel suo atteggiamento e nel suo sguardo una bellezza amara, il disagio di un’arte che vuole distinguersi dal sistema, ma non viene riconosciuta come tale perché non segue le regole del divismo tradizionale, un complicato intreccio tra fama e pubblicità. 

La personalità che esprime meglio questo concetto nel film è la famosa attrice italiana Pier Angeli (interpretata da Alessandra Mastronardi), amante dell’attore, che intuisce l’importanza di un rapporto attivo con i fotografi a favore del suo personaggio. Un giorno Dean e Stock lasciano i ritmi frenetici di New York diretti nella fattoria dell’Indiana in cui Jimmy è cresciuto, per un salutare ritorno alle origini. 

Il titolo del film non ricorda soltanto la rivista per cui lavora Stock, ma le scelte di vita di entrambi: «Sogna come se dovessi vivere per sempre, vivi come se dovessi morire oggi», questo è il principio di vita di Dean, mentre Stock resta diviso tra un matrimonio fallito, le proprie necessità economiche e la prospettiva di forgiare un nuovo linguaggio fotografico improntato a cogliere lo spirito autentico dei propri soggetti. 

Tra i due quello più affermato è Dennis non Jimmy: quest’ultimo, dunque, vede l’altro come una trappola pubblicitaria da evitare, ma il loro contrasto verrà appianato dall’influenza della fotografia. In questo modo, il film può raccontare la vita di James Dean come componente catalizzante la prospettiva dettagliata di Dennis Stock, rendendo quest’ultima vera protagonista della storia, senza nulla togliere alla leggenda. 

La crescita interiore dei protagonisti del film si è ottenuta per mezzo di una ricercata fusione tra le foto di Stock, le immagini in movimento di Charlotte Bruus Christensen e quelle statiche di Corbijn, in un taglio documentaristico che immortala l’anima di James Dean immersa nella poesia di Riley e lontana dal mito cinematografico. 

Il film, quindi, è molto interessante e merita di essere visto perché è una perfetta combinazione tra narrazione e realtà: James Dean e Dennis Stock hanno costituito un vero e proprio ribaltamento di ruoli per i loro interpreti, in un’ardua bellezza che lo spettatore può cogliere soltanto penetrando con i propri occhi le loro molteplici sfaccettature.

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