IL RITORNO DI DON CAMILLO/ Su Rete 4 il film del 1953 diretto da Julien Duvivier. L’arrivo al paese di montagna, video scena

- La Redazione

Stasera, domenica 14 giugno 2015, Rete 4 trasmetterà il film Il ritorno di don Camillo, pellicola del 1953 per la regia di Julien Duvivier e con Fernandel e Gino Cervi. Vediamo la trama

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Stasera su Rete 4 andrà in onda il film “Il ritorno di Don Camillo”. Nella pellicola vedremo il sacerdote interpretato da Fernandel trasferirsi in un paese di montagna, dove è stato mandato a sostituire Don Luciano. L’arrivo del prete in paese però presenta un serie di difficoltà: alla stazione viene accolto da un uomo del posto che lo accompagna con una motocicletta su per i tornanti a una velocità tale da lasciare intontito il prete, poi Don Camillo deve affrontare un lungo cammino attraverso i sentieri di montagna e una volta arrivato in canonica si ritrova col sedere per terra appena prova a sedersi su una sedia. Clicca qui per vedere la scena.

In una scena tratta dal film “Il ritorno di Don Camillo”, in onda questa sera su Rete 4, vediamo il sacerdote fare visita a Peppone nella sua cosa. Inizialmente cordiali, i due si raccontano come vanno le cose, ora che Don Camillo è stato trasferito sui monti. Ben presto però il clima cambia, soprattutto quando il prete scopre che i figli di Peppone non vanno più a catechismo. Don Camillo svela quindi il vero motivo per cui era tornato in Paese, chiedere a Peppone di aiutarlo a trasportare un oggetto molto pesante fino al crocevia. Clicca qui per vedere la scena.

Stasera, domenica 14 giugno 2015, Rete 4 trasmetterà Il ritorno di don Camillo, pellicola del 1953 con la regia di Julien Duvivier. Il film, che è interpretato da Fernandel, Gino Cervi, Paolo Stoppa ed Edouard Delmont, ha una durata di 110 minuti ed è ispirato ad alcuni dei racconti che compongono la saga dedicata alle avventure di don Camillo e Peppone, scritta da Giovannino Guareschi. Ecco la trama. Dopo essere stato rimosso dal suo incarico di parroco di Brescello, don Camillo (Fernandel) viene destinato alla parrocchia di Montanara, un paesino di montagna poco popolato dai fedeli. Nel frattempo, Peppone (Gino Cervi) si trova a dover risolvere da solo alcune controversie sorte nel paese in cui è sindaco, senza nemmeno poter contare sull’appoggio del nuovo prete. Una di queste riguarda un latifondista, Cagnola (Thommy Bourdelle), contrario a concedere il permesso di costruire su una parte delle sue proprietà degli argini per il Po, in modo da scongiurare l’eventualità di alluvioni: l’uomo finisce per avere un litigio furibondo con Peppone, e in seguito entrambi decidono di fare ricorso a don Camillo, il quale riesce a convincere Cagnola a dare il suo permesso per la costruzione degli argini del Po sulle sue terre.

Colpito dal modo in cui il curato è riuscito a risolvere la situazione, Peppone prega il vescovo di far ritornare il prete a Brescello: il prelato lo accontenta, ma gli intima anche di non lamentarsi se, prima o poi, giungerà nuovamente a scontrarsi con don Camillo. I problemi tornano quando Cagnola si tira indietro e nega il suo permesso per l’edificazione degli argini, in quanto ritiene che non possano porre rimedio alle piene del fiume: dopo qualche tempo, tuttavia, il Po esonda. Intanto, Franceso Gallini detto “il Nero” (Alexandre Rignault), un compagno rimasto ferito nel corso del litigio tra Peppone e Cagnola, dopo essere stato curato dal medico del paese, il dottor Spiletti (Edouard Delmont), personalità di riferimento nel paese per la sua professionalità, riceve da quest’ultimo una strana proposta: quella di vendergli l’anima. Il Nero accetta dopo qualche esitazione ma si pente quasi subito della su scelta e si confida con don Camillo, il quale fa in mille pezzi il documento attestante la vendita dell’anima e si sbarazza delle banconote ricevute in cambio dal Nero.

Risolta questa situazione, don Camillo si trova poi a confrontarsi con il problema costituito da Marchetti (Paolo Stoppa), ex gerarca del Partito Fascista ritornato di nascosto a Brescello approfittando della ricorrenza del carnevale, in occasione della quale si traveste da indiano. Il travestimento non serve però ad ingannare Peppone, il quale non ha dimenticato che l’uomo era solito obbligarlo a bere l’olio di ricino quando era solo un bambino. Tale ricordo accomuna Peppone a don Camillo e così anche il prete non esita a usare dei modi poco ortodossi per avere la sua rivincita sull’uomo quando questi si rifugia all’interno della canonica della chiesa, anche se poi il Cristo lo punirà per i modi usati nel tentativo di cacciare via il fascista e lo obbligherà a bere il tanto odiato olio di ricino. Dopo essersi gettato alle spalle la questione Marchetti, don Camillo cerca di convincere il figlio di Peppone a tornare a scuola, e dopo essere riuscito a persuadere Peppone a portare il suo figliolo nella scuola del paese, il ragazzo avrà un alterco con il figlio di Cagnola, Mario (Enzo Staiola), ma riuscirà a superare indenne le gravi ferite grazie all’intercessione di don Camillo, che prega tantissimo per lui.

Ha luogo poi una sfida tra l’orologio della chiesa e quello della casa del popolo, che finisce nella confusione più totale in quanto don Camillo e Peppone mandano avanti le lancette dei rispettivi orologi per escludere l’eventualità che uno possa essere in ritardo rispetto all’altro, col risultato che nessuno degli abitanti di Brescello è in grado di sapere l’ora esatta. Ma per don Camillo la sfida più dura sarà quella dell’alluvione, che travolgerà vite e oggetti: il parroco si metterà a disposizione di tutti elargendo conforto ai suoi compaesani.

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