SFOOTING/ Oggi l’America vota il suo 45° presidente, ma l’8 novembre è un giorno importante fin dal 1519 quando…

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Oggi si svolgono le elezioni Usa 2016, che sembrano rappresentare un evento di portata storica. Tuttavia l’8 novembre sono già successe cose epocali, dicono I COMICASTRI

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Clinton e Trump (Foto: Lapresse)

Oggi, martedì 8 novembre 2016, gli americani sceglieranno il 45° presidente degli Stati Uniti. Da domani – come dicono i democratici – “saremo tutti più Hillary”? Oppure – ribattono i repubblicani – “l’America troverà il Trump…olino giusto da cui spiccare un poderoso balzo?”. Difficile dire chi la spunterà. Sta di fatto che senza questo evento mediatico e politico internazionale, l’8 novembre 2016 sarebbe passato alla storia senza lasciare traccia negli annali delle generazioni a venire.

Un vero peccato, perché l’8 novembre non merita di essere catalogato come un giorno qualsiasi. Come ci ricorda lo Zingarelli, un vocabolario abituato a mandare a memoria qualsiasi data (tant’è che Wikipedia lo ha più volte saccheggiato, rubandogli il mestiere), l’8 novembre assurge agli onori della storia già nel remoto 63 a.C., allorquando Cicerone pronunciò l’orazione In Catilinam, sventando l’omonima congiura. A quanti si ingarbugliano con date e avvenimenti storici, ricordiamo che Catilina era un patrizio e militare romano della nobile famiglia dei Sergii, che ancora oggi annovera personaggi importanti, anche in Italia: Sergio Mattarella, Sergio Marchionne, Sergio Castellitto, solo per citarne alcuni. I Sergii sono sempre stati una dinastia di soldati temerari e valorosi, a tal punto che le loro gesta sono arrivate a dare il nome a un importante grado di ordine militare: il Sergente.

Tuttavia non va dimenticato che l’8 novembre ha acquisito buona parte della sua notorietà proprio nelle Americhe, segnatamente nel 1519, quando Hernán Cortés entrò a Tenochtitlán, la capitale dell’impero azteco, con il re Montezuma ad accoglierlo con grandi onori. Narrano le cronache azteche del tempo: “Ic tuctemoaz ce, Cocortetz, tlahtacuilolli, xiquihzecuiloa, cocortetztli!”, tlatemoztli Motecuhtlizooma. “Ticucueltemoz tlantlan onotzaliztlizecui occe Quintin Tarantinozo! Ttlahtolcopatli ahnozocui Onuan. Zooma zooma zooma!”. Traduciamo per quei pochissimi che ignorano l’azteco: “Vogliamo darvi il nostro benvenuto, Cortés, in questa bella città che accoglie solo tipi cordial, gentil e cortes come voi!” esclamò Montezuma. “Ringrazio voi per la bella accoglienza – fu la solenne risposta -, degna di un film di Quintin Tarantino! (gli storici spiegano l’inconsueta affermazione con l’elevato tasso di sacrifici umani a cui gli aztechi erano allora adusi). Sappiate sin d’ora che tutto questo non sarà più tollerato: vi trascinerò davanti al tribunali internazionali e a cospetto dell’Onu. Filma, filma, filma tutto!” (il triplice “Zooma” finale, rivolto a uno dei suoi intendenti, non va inteso come il diminutivo di Montezuma, ma come imperativo del verbo “zoomare”). L’episodio ha segnato la storica rottura tra aztechi conquistati e spagnoli conquistatori.

Ma per non interrompere il nostro dotto (una volta tanto, permettetecelo!) excursus storico, ci corre l’obbligo di segnalare, proprio l’8 novembre 1793, l’apertura a Parigi del museo del Louvre: una cerimonia accolta da schiere festanti e gioviali, passata alla storia come “una Gioconda inaugurazione”. 

Pochi anni dopo, l’8 novembre del 1811, accade un fatto di enorme importanza, sicuramente per il nostro Paese, più precisamente per il Nord Italia, un memorabile evento per la Lombardia, un sommo tripudio per la provincia di Varese: quel giorno il Comune di Sacconago, di tradizioni e origini celtiche (ci vivevano infatti… celti tipacci!) si unì al Comune di Busto Arsizio. L’unione infiammò gli animi degli abitanti dei borghi circostanti, tanto che un manipolo di teste calde si staccò dal neonato Comune per dare origine ai nuovi paesi di Rescalda e Rescaldina. Non passò molto tempo che infuocate proteste divamparono contro i bellimbusti (così erano allora denominati gli abitanti di Busto Arsizio). A sedare la rivolta ci pensò il potente Comune di Legnano, che inviò una delegazione assai amena, ancora oggi, a distanza di più di due secoli, ricordata per l’ironia e il colorito linguaggio con il quale seppe indurre le controparti a firmare una tregua: i famosi Legnanesi. Il successo dell’iniziativa – un vero e proprio colpo di teatro dei Legnanesi – venne accolto dagli abitanti meno facinorosi di Rescalda e Rescaldina, riuniti nella contrada dei Termosifoni tiepidi, con calorose ovazioni.

Ovazioni, da parte dei propri sostenitori, che spera di ricevere, all’indomani del voto presidenziale, ciascuno dei due candidati alla Casa Bianca. Ma come trascorreranno questa giornata straordinaria per loro e per i destini dell’America? In modo del tutto ordinario, affaccendati nelle solite, abitudinarie faccende: Donald Trump rivolgendo battute sessiste alle sue segretarie e insultando gli immigrati; Hillary Clinton davanti al suo pc, inviando da account privati migliaia di email “classificate”, cioè segrete, della Segreteria di Stato Usa. Ordinarie vicende da 8 novembre!

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