IL LATO POSITIVO/ Il film su una speranza “imprevedibile”

Il film di David O. Russel del 2013 mostra come nella vita quotidiana può nascere una speranza imprevedibile, spiega ERICA DAL MAS nella sua recensione

19.07.2016 - Erica Dal Mas
Il_lato_positivoR439
Una scena del film

«Devi impegnarti al massimo: se fai così, se rimani positivo, vedrai spuntare il sole tra le nuvole»: con questo proposito il protagonista Pat Solatano Junior (Bradley Cooper) sembra a sua insaputa prevedere l’estate insolita di quest’anno: ma, mentre la pioggia scrosciante al giungere della sera si è trasformata improvvisamente in caldo torrido, ecco che la forza dirompente, contemporanea e originale del film intitolato Il lato positivo, candidato a otto premi Oscar, tratto dal bestseller di Matthew Quick e uscito nel 2013 (regia di David O. Russel), potrebbe diventare un inaspettato balsamo rigenerante da riproporre a ogni spettatore. 

Dopo otto mesi trascorsi in un ospedale psichiatrico a Baltimora, Pat vuole recuperare il tempo perduto e soprattutto il suo matrimonio con l’ex moglie Nikki (Brea Bee). Sua madre, Dolores Solatano (Jackie Weaver), si prende la responsabilità di riportarlo a casa contro il parere del tribunale. Intanto, Pat scopre che il padre, Pat Senior (Robert De Niro), ha perso il lavoro, fa l’allibratore per aprire un ristorante e non si fida del motivo del suo ritorno, ma è tutto sotto controllo. Pat vuole rimettersi in sesto per Nikki, ma ricordare il passato serve solo a far riemergere il dolore, non a sistemare quell’incidente che «gli ha cambiato la vita»: aver scoperto e picchiato un ex collega di lavoro, Dug Culpepper (Ted Barba), mentre stava con sua moglie nuda nella doccia di casa loro, dicendogli di andarsene. Da quel momento, per Pat, la canzone del suo fallito matrimonio diventa il fattore scatenante del suo problema: un non diagnosticato bipolarismo. 

Nonostante tutto, ritorna dal suo vecchio amico Ronnie (John Ortiz), il quale lo invita a cena a casa sua una domenica sera. In quell’occasione, Pat conosce Tiffany Maxwell (Jennifer Lawrence), sorella vedova della sofisticata moglie di Ronnie, Veronica (Julia Stiles). Allenandosi tutti i giorni insieme a questa ragazza e grazie anche al sostegno del suo migliore amico Danny (Chris Tucker), Pat impara a vedere la sua pazzia come fonte di una nuova e ragionata strategia: per mostrare a Nikki la parte migliore di sé e chiarirle in una lettera di essere cambiato accetta, pur avendo paura, di partecipare a una Martin Gala o doppia scommessa dove il padre di Pat rischia tutti i soldi del ristorante che è intenzionato ad aprire. Per vincerla contro Randy (Paul Herman), nella partita di football più importante del campionato, gli Eagles devono battere i Cow Boys e Pat Junior, ballando con Tiffany, deve ottenere almeno un cinque nella gara di ballo del Benjamin Franklin Hotel. 

Nella sera della competizione, mentre Pat è convinto che il suo destino stia per compiersi, la realtà con il freestyle di Tiffany gli offre un’occasione assolutamente da afferrare, «altrimenti lo perseguiterà per sempre, come una maledizione». 

Questo film, dunque, è dotato di una bellezza molto rara che merita di essere vista: dietro la magia da fiaba del ballo contemporaneo, jazz e da sala curato dalla coreografa Mandy Moore, l’importanza di uno sguardo positivo, al di fuori di un ottimismo immotivato, può far accettare la pazzia dentro se stessi, muovendosi sempre per superare paure e preconcetti. Tra situazioni drammatiche e inconsapevoli venature comiche, nella semplice vita di quartiere e grazie ai diversi protagonisti, può nascere una speranza imprevedibile, intuitiva e insolitamente… esplosiva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori