LUNA DI MIELE IN TRE/ L’anello di congiunzione tra commedia e cinepanettone

Il primo film diretto da Carlo Vanzina rappresenta un po’ un anello di congiunzione tra la classica commedia all’italiana e il cinepanettone

31.12.2018 - Bruno Zampetti
Una scena del film

Tra la classica commedia all’italiana e il cinepanettone, molto prima che questo “filone” cinematografico venga inaugurato, un buon anello di congiunzione è rappresentato da Luna di miele in tre, esordio alla regia di Carlo Vanzina, datato 1976. All’epoca il padre Steno era ancora in attività, tanto da uscire nello stesso anno con l’indimenticato Febbre da cavallo, alla cui sceneggiatura aveva lavorato anche Enrico Vanzina. Il quale a sua volta aveva anche scritto quella di Oh, Serafina!, film di Alberto Lattuada, con protagonista Renato Pozzetto, uscito anch’esso nel 1976. Combinazioni delle combinazioni, quindi, in Luna di miele in tre troviamo un lavoro dei fratelli Vanzina con protagonista Pozzetto.

Perché parlare di anello di congiunzione con i cinepanettoni? La trama ci aiuta a capirlo. Alfredo (Pozzetto) fa il cameriere in un hotel di lusso di Stresa frequentato principalmente da ricche signore, alle quali sembra piacere molto. Tuttavia l’uomo non è in cerca di una facile eredità, ma sogna di poter un giorno conoscere una delle stupende ragazze di Playmen con i cui poster ha tappezzato la sua stanza che condivide con il collega Adamo (un Massimo Boldi biondo ossigenato, look con cui Pozzetto era già comparso ne Il padrone e l’operaio di Steno). Quasi arresosi all’impossibilità di realizzare il suo sogno, Alfredo decide di cedere alla corte di Graziella (Stefania Casini), che però mette incinta. Ne segue un matrimonio riparatore. E proprio quando i due sono in partenza per il viaggio di nozze, il cameriere scopre di aver vinto un concorso che gli consente di passare cinque giorni d’amore in Jamaica con Christine, una delle patinate bellezze di Playmen.

Così, anziché andare in luna di miele a Sanremo, Alfredo porta la moglie sull’isola caraibica, con l’obiettivo tuttavia di riscuotere il premio vinto. Inutile dire che dovrà mettere in atto strategie e sotterfugi che avranno dei risvolti esilaranti. Ecco qui quindi il punto di contatto con tanti cinepanettoni: il viaggio, per di più in un luogo esotico, una bella donna e risate. Non siamo però di fronte a una commedia “corale”: non ci sono più protagonisti o più vicende che si intrecciano. Anzi, di fatto il film si regge tutto su Pozzetto (e nella pellicola compare anche il suo socio Cochi Ponzoni), tanto che sembra quasi esserci persino il suo zampino nella sceneggiatura. Cosa che non è da escludere non solo per il fatto che i fratelli Vanzina erano alle prime armi, ma anche perché a produrre il film è stata la Irrigazione cinematografica, società fondata da Achille Manzotti (che diventerà poi celebre produttore del ramo) e dallo stesso Pozzetto.

Non è stato quindi certo un cattivo esordio quello di Carlo Vanzina dietro la macchina da presa, ma di certo non si nota l’impronta che acquisterà qualche anno più tardi, quella di Sapore di mare, tanto per intenderci. Nelle prime pellicole del regista romano sembra essere più forte il segno lasciato dagli interpreti, esponenti tutti tra l’altro della comicità del nord (oltre a Pozzetto, Jerry Calà e i Gatti di Vicolo Miracoli, Diego Abatantuono). La gavetta, oltre che lavorando con papà e Monnicelli, Vanzina se l’è fatta anche con un po’ così. E visti i risultati successivi non è di certo andata sprecata.

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