SANREMO 2018/ I duetti svelano pregi e magagne dei possibili vincitori del Festival

- Emanuele Rauco

La quarta serata del Festival di Sanremo 2018 è stata dedicata ai duetti. Molto utili per capire pregi e difetti dei brani in gara prima della finale. EMANUELE RAUCO

Sanremo2018_moro_meta_lapresse
Sanremo 2018 - Ermal Meta e Fabrizio Moro (Foto: LaPresse)

La serata dei duetti è diventata ormai un classico del Sanremo moderno e anche Claudio Baglioni, che non ha mai avuto una gran voglia di rivoluzionare il Festival, ha fatto in modo che la penultima serata fosse quella “festa della musica” in grado di oscurare, almeno per una sera, il tributo a se stesso dei giorni precedenti (in questo caso, solo il duetto con Gianna Nannini, visto che con Piero Pelù l’omaggio è stato a Lucio Battisti).

Intanto si è avuta la prima premiazione: Ultimo – nome in questo caso più che mai ironico – ha vinto il premio tra i giovani, con una canzone tra rap e cantautorato contemporaneo tra le più appassionate del concorso che quest’anno, a differenza degli scorsi anni, ha battuto in qualità i big. Non tanto il premio della critica andato a Mirkoeilcane, con una canzone che affronta in chiave paradossale il tema dell’immigrazione come fosse un parlato à la Faletti, ma “Il congiuntivo” di Lorenzo Baglioni (solo omonimia) e “Il mago” di Mudimbi danno idea della ricerca di suoni più vicini alla discografia contemporanea, influenzati giocoforza dalla “poetica” dei talent per voci, composizioni, estetica.

Aperta da una versione rock di “Heidi”, per omaggiare scherzosamente Michelle Hunziker – la vera conduttrice del festival, a dare un tono anche troppo frizzante a un Baglioni un po’ ingessato, spalleggiate da un perfetto Pierfrancesco Favino spalla comica -, la serata ha visto cantare tutti e 20 i concorrenti affiancati da ospiti più o meno di lusso e con l’invito a riarrangiare il brano rispetto alla rigida orchestralità dei giorni precedenti (che rende, come sempre, i brani tutti uguali, spesso più enfatici del dovuto). A volte migliorando, a volte peggiorando, a volte ribadendo i valori in campo: sono pochi i brani che hanno deciso di cambiare qualcosa nei suoni, per esempio limitando l’uso dell’orchestra e portando la versione originale, o come Mario Biondi che ha usato Ana Carolina e Daniel Jobim per dare un tocco bossanova, cercando soluzioni sonore più scarne e dirette (con effetti spesso positivi, come Renzo Rubino che assieme a Serena Rossi dà al suo pezzo una chiave più intima, che ne svela l’essenza melodica).

Ma la maggior parte dei brani in gara ha puntato sull’interpretazione, sfruttando l’ospite per dare maggior risalto alla musica (i Decibel – il pezzo migliore per chi scrive, assieme a Ornella Vanoni – che assieme a Midge Ure danno più corpo ai suoni rock wave; Max Gazzé che sfrutta il jazz di Roberto Gatto e Rita Marcotulli per arricchire la strumentazione “arcaica” della sua leggenda da cantastorie; The Kolors a cui Tullio De Piscopo ed Enrico Nigiotti danno ancora più ritmo a un pezzo spiccatamente radiofonico; la ventata etnica che Daby Touré e gli Avion Travel danno al pezzo di Servillo e Avitabile) o più spesso per rimarcare i valori della voce: Paola Turci rafforza la voce roca di Noemi per un pezzo che mira alla vittoria; Alice che regala sfumature dolcemente ombrose alla ballata di Ron; Skin accentua il tono rock delle Vibrazioni e Masini il pathos del pezzo sorprendente di Red Canzian. Non tutti i duetti comunque appaiono interessanti o riusciti, per esempio Alessandro Preziosi non dà nulla al bel brano di Vanoni, Paolo Rossi rende ancora più macchiettistico il pezzo dello Stato Sociale (che pure avevano avuto la bella idea di farsi accompagnare dal Coro dell’Antoniano), i Neri per caso sembrano voler aiutare Elio e le storie tese ad arrivare ultimi, con un brano solo per iniziati alla loro carriera.

Se il resto della serata resta nella media lunghissima e non troppo trascinante delle scorse serate, la serata ha permesso ad autori, interpreti e ascoltatori/spettatori di approfondire il rapporto con le canzoni, di capirle meglio proprio grazie ai contributi esterni, che in più di un’occasione svelano magagne o pregi di canzoni che ai primi ascolti sembravano altro. Anche i sussulti della classifica – con Meta e Moro probabilmente favoriti, con il loro impegno civile orecchiabile, accattivante, all’acqua di rose e per tutti i gusti, come il sigillo di Cristicchi conferma – stanno lì a dimostrarlo, in attesa del gran finale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori