MEDIA & POLITICA/ La sconfitta della grande stampa alle elezioni

- Maestro Yoda

La legge elettorale non ha saputo far uscire un chiaro vincitore dalle urne il 4 marzo. Ma c’è sicuramente un grande sconfitto: il sistema della cosiddetta grande stampa. YODA

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Dal lontanissimo pianeta da cui vi osserva, il vostro vecchio Yoda ha l’impressione che voi italiani non vi rendiate ben conto di cos’è successo alle ultime elezioni politiche. E non pensa tanto all’ennesima sconfitta di Renzi, del suo cerchio magico, e di tutti quelli che in lui hanno voluto credere contro ogni evidenza.. E nemmeno del sorprendente sorpasso della Lega su Forza Italia: bastava osservare l’impegno sul territorio, battuto palmo a palmo da Salvini, per capire che a un vecchio, stanco (e anche straparlante) Berlusconi non sarebbe potuto bastare qualche comparsata televisiva per recuperare i vecchi consensi a Forza Italia. Pensa piuttosto all’abisso in cui una classe politica spregiudicata e quindi del tutto indegna ha gettato l’Italia votando una legge elettorale fatta apposta per creare il caos. L’ultima cosa di cui aveva bisogno un Paese reso debole da un drammatico debito pubblico e dalla cronica incapacità di porvi rimedio.  

A leggere diversi editorialisti, sembrava che l’obiettivo del caos fosse creare la strada obbligata per una grande coalizione alla tedesca. Ma, come recita un vecchio proverbio, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: questa aspirazione è stata vanificata dalla clamorosa vittoria del Movimento 5 stelle e dal crollo del Pd, per cui ora il Parlamento italiano si ritrova con tre soggetti incompatibili tra loro, rendendo difficilissimo il compito del Presidente della Repubblica. 

I grandi quotidiani si baloccano con i loro retroscenisti, cercando di far credere di conoscere le cose, in un disperato tentativo di mascherare la loro inutilità. Perché se è vero che stanno venendo meno molti punti di riferimento della cosiddetta Seconda Repubblica, c’è un intero sistema mediatico che sta crollando, in particolare quello della cosiddetta grande stampa. Non si capisce poi perché si continua a chiamarla così, visto che da molti anni c’è una costante fuga di lettori, con conseguente crisi pubblicitaria. Persino i siti dei grandi giornali, che dovevano offrire una via d’uscita agli editori verso i nuovi media,  sono in sofferenza. Non c’è solo una emorragia costante di lettori, c’è una palese crisi di autorevolezza. 

La riprova è costituita dal fatto che nonostante le intere paginate offerte quotidianamente durante la campagna elettorale a Renzi, Gentiloni, Minniti, Bonino, Grasso, gli elettori non se le sono filate e li hanno sonoramente bastonati. Che i giovani non leggano più i giornali è arcinoto, e forse anche i trenta-quarantenni cominciano ad accontentarsi di Google News o delle breaking news fornite dai provider telefonici. Ma dato che in Italia non esistono editori puri, ma solo portatori di interessi, si può capire in quale abisso stia precipitando un Paese in cui la stampa ha smesso da tempo di essere il cane da guardia della democrazia omaggiando i potenti di turno e gli investitori pubblicitari. Diventando alla fine ininfluente. 

Lo stallo parlamentare che per alcuni assomiglia all’occhio del ciclone al centro del quale si sta trovando il Bel Paese, indica anche la fine di un sistema di potere mediatico che non ha più nessuna presa sulla maggior parte di cittadini ed elettori. In un Paese in cui, secondo i più autorevoli sociologi, sono venute meno da tempo le grandi agenzie di senso, la palese insignificanza della grande stampa, nonostante i suoi costosi e spesso pettoruti editorialisti, è la metafora del crollo delle ultime mura di Bisanzio.

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