LA GENESI DI WONDER WOMAN/ Il film sulle origini di un mito con un equivoco sul cinema “per signore”

Nella stagione che ha consacrato il personaggio di Wonder Woman è uscito anche il film di Angela Robinson dedicato al suo creatore. EMANUELE RAUCO

16.08.2018 - Emanuele Rauco
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Una scena del film

L’estate per molti significa l’opposto del cinema, ma non necessariamente di un film. E allora dedichiamo un po’ di spazio ad alcuni titoli inediti o poco visti che si possono tranquillamente vedere sulle piattaforme on line. 

Nella stagione che ha consacrato il personaggio di Wonder Woman grazie al film di Patty Jenkins con Gal Gadot, arriva un film che racconta la nascita del personaggio: e la cosa interessante è che La genesi di Wonder Woman (più acuto il titolo originale, Professor Marston and the Wonder Women: notare il plurale della parola “woman”), disponibile su Now Tv, la piattaforma on demand di Sky, parla soprattutto di psicologia e sesso più che di surreali supereroine. 

Il film di Angela Robinson infatti racconta la storia vera di William Marston, psicologo, professore ad Harvard e inventore della macchina della verità, che attraverso il triangolo sentimentale e sessuale con la moglie e collega Elisabeth e la studentessa Olive concepisce un personaggio che possa incarnarle perfettamente entrambe. E ci crea un fumetto. 

Robinson, che torna alla regia cinematografica 12 anni dopo il suo precedente Herbie – Il super maggiolino, scrive un dramma biografico – sulla scia della serie tv “Masters of Sex” – in cui l’analisi della società americana attraverso il suo rapporto con la sessualità (omosessualità femminile, dominazione, la pratica del poliamore) diventa quasi da subito il viatico per costruire un dramma sentimentale sulle pulsioni erotiche e con una decisa femminista.

L’indagine sulle “perversioni” dei protagonisti è descritta inizialmente con interesse, con piglio intrigante e potendo contare su un trio di attori del tutto credibili (Luke Evans, Rebecca Hall e Bella Heathcote) stuzzica lo spettatore senza ammiccare, ma provando a rendere conto dei sotto-testi che il futuro personaggio di Diana Prince porta con sé, a partire dall’immagine di Wonder Woman e dall’immaginario da cui deriva, in cui il gioco di sottomissione e dominazione è costantemente riscritto e ribaltato (bella la sequenza del test su Olive con la macchina della verità). 

Però, per scelta produttiva o volontà autoriale, La genesi di Wonder Woman preferisce chiudersi nel suo comodo antro biografico e nel racconto sentimentale, riducendo le sue intenzioni al melodramma patinato (la sequenza erotica a tre sfonda il muro del kitsch), limitandosi alla bella storia, scambiando il cinema “per signore” (il finale patetico con violenze, malattie e perdoni) con il cinema femminista. 

Lo prova soprattutto una messinscena posata e curata come quella di un tv-movie, fatta di colori caldi e controluce, in cui la creazione delle emozioni attraverso il mezzo filmico sostituisce la creazione delle idee e rende superficiali i temi e il loro sviluppo. Non rendendo giustizia all’inventore di Wonder Woman, al suo percorso e ai suoi tormenti (il film si apre con una sorta di udienza in stile maccartista), ma cercando di normalizzarlo, di renderlo buono per tutti i gusti.

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