AMARSI UN PO’/ La “favoletta” sull’amore impossibile targata Vanzina

- Bruno Zampetti

Il film di Carlo Vanzina del 1984 ha dato il primo vero ruolo da protagonista a Claudio Amendola, riproponendo un affresco sociale caro al regista. BRUNO ZAMPETTI

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Una scena del film

Raoul Bova è ancora tra gli attori più amati dalle italiane e molte di loro ricordano il suo primo ruolo da protagonista nel film Piccolo grande amore. Nove anni prima di quel 1993, Carlo Vanzina aveva però già diretto un altro film intitolato come una canzone (“Amarsi un po’” di Lucio Battisti),  in cui raccontava un amore impossibile tra una principessa e un ragazzo di umili origini, dando tra l’altro il primo ruolo importante della sua carriera a Claudio Amendola.

Certo, il giovane figlio d’arte era già stato l’anno prima nel cast di Vacanze di Natale, ma Vanzina l’ha reso protagonista di una pellicola con Amarsi un po’, facendo ancora interpretare i suoi genitori da Mario Brega e Rossana Di Lorenzo. Marco Coccia è quindi un elettrauto che vive al Testaccio, che un giorno fa un incidente con un’auto guidata da Cristiana Cellini, ancora senza patente. La ragazza, non volendo far sapere nulla ai suoi genitori, riesce a convincere Marco a non denunciare l’incidente all’assicurazione ed evita di dirgli che è una principessa. Anzi, finge di abitare alla Prenestina. I due iniziano a frequentarsi, Cristiana spiega a Marco chi è veramente e la loro storia sembra andare a gonfie vele. La madre della principessa, una stupenda Virna Lisi, cercherà però di convincere il ragazzo che ci sono troppe differenze tra loro, ostacoli che un giovane amore non potrà superare.

La trama sembra procedere sul binario della scontatezza, nel finale traballa non poco, quasi si avesse fretta di arrivare a un lieto fine e il tema trattato non è certo una novità. Tuttavia, oltre agli scorci di Roma, vediamo riproposte, come in altri film dei fratelli Vanzina, le differenze sociali che emergevano in modo piuttosto evidente nella città eterna. Sentiamo anche parlare dei “torpigna”, termine già sentito in Vacanze di Natale che i Vanzina stessi hanno spiegato di non essersi inventati, ma di aver udito da una loro amica.

Dunque un film non certo imperdibile, ma che ripropone un “affresco” sociale (condito dalla bella musica degli 80’s) evidentemente caro ai fratelli Vanzina, visto che è comparso in diverse pellicole. E che ricorda quanti attori alle prime armi abbiano avuto un trampolino di lancio grazie alle loro commedie.

P.S.: Ancora una volta vediamo alcuni attori diventati protagonisti de “I ragazzi della 3a C”. Mentre non si parla di Gianni Agnelli, ma di sua moglie Marella.

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