Pupi Avati/ “Lino Banfi all’Unesco? Vanno bene tutti, tanto non si fa nulla”

- Paolo Vites

Pupi Avati e la nomina di Lino Banfi all’Unesco: “Vanno bene tutti, tanto non si fa nulla”. E poi racconta il suo passato e il suo futuro

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Pupi Avati (Infophoto)

Per Pupi Avati, il noto regista, come dice in una intervista pubblicata su Leggo, la nomina di Lino Banfi alla commissione dell’Unesco non lo stupisce più di tanto: “Anche io ne faccio parte, in un anno e mezzo non siamo mai stati convocati”. La scelta di Di Maio invece, dice essere stata influenzata “dalla voglia di andare incontro ai gusti della sua fascia popolare di riferimento, quella popolare, del reddito di cittadinanza”. Racconta poi che una volta stava per ingaggiare per un film Lino Banfi, per Regalo di Natale, lui all’iniziò accettò poi Cecchi Gori gli propose di fare Pompieri e allora rinunciò. Al suo posto scelse Diego Abatantuono: “Non se la passava bene, dopo l’insuccesso dei suoi ultimi film. Per la prima volta avrebbe dovuto rinunciare al suo slang da terruncello. Rimasero tutti interdetti nel vederlo recitare così bene in un ruolo drammatico. Mi disse che a quella chiamata deve la sua carriera”. Il suo film a cui si sente più legato è Storia di ragazzi e di ragazze, in cui voleva raccontare la storia del fidanzamento dei suoi genitori”. 

LA RAI NON MI VUOLE

Un altro attore che “battezzò” fu Christian De Sica con un film andato però male, Bordello del 1976: “Era un musical surreale, si passava dal parlato al cantato e al ballo con sfrontatezza. Fu un flop”. Negli ultimi anni di vita di Fellini era diventato il suo confidente, una persona di straordinaria intelligenza e ironia, racconta. Si sentiva emarginato dal cinema italiano, aggiunge: “La gente di lui ricordava solo La dolce vita o Amarcord, lui ci rimaneva male”. A proposito del cinema italiano di oggi dice che il declino è cominciato dopo la stagione dei grandi maestri, dopo il 1968. Oggi, dice, contano solo gli incassi, come in tv, la qualità si misura con lo share. Dal 2001 sta lavorando a un film su Dante, ma la Rai non ne vuole sapere. E’ la storia di Dante raccontata da Boccaccio dopo la morte del poeta. Adesso sta lavorando a un film gotico ambientato nelle valli del Comacchio negli anni 50, Il signor diavolo.



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